“Liberi” di crederlo

Vorrei tanto credere di essere libero… frutto di me stesso…

Troppo spesso ci illudiamo di avere la possibilità di scegliere, di seguire la via che più ci aggrada, forti delle “nostre” idee o di pure aspirazioni.

Non siamo altro che dei Deviati, progenie di una coscienza collettiva, vie di sfogo di una società desiderosa di esibire degli esercizi di stile, moltitudine di facce dello stesso dado.

Fermatevi ad osservare i Ribelli… anch’essi, nonostante il significato del termine, non sono altro che prodotti di una catena di montaggio, si trascinano dietro luoghi comuni e omologazioni che li rendono forse ancora più incatenati data la forza e la convinzione con cui seguono la loro coscienza comune.

Vivere in un mondo dove gli stimoli, la possibilità di informazione e di conoscenza sono immense ci rende più esposti e, quindi, vulnerabili all’uniformità. L’UniFormità è gestibile, è facile da studiare e da sfruttare… Quando il “gusto è unico” si vende di più…

Molto del nostro tempo è impegnato nella costruzione di un’identità, cresciamo emulando istintivamente ciò che ci circonda così da formare il nostro carattere, le persone che siamo e che saremo.
Tuttavia, tante cose non tornano… Non siamo i soli depositari di un’idea, le nostre convinzioni non smuovono la terra, ne tantomeno la fanno vibrare, è praticamente impossibile meravigliare… Viviamo in un mondo di facce già viste e parole già sentite…

Cresciamo all’ombra di figure che via via rimpiazziamo…. tutto sta nel capire quanto ci discosteremo da forme che abbiamo ogni giorno davanti ai nostri occhi.

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7 risposte a ““Liberi” di crederlo

  1. Ah! E poi dicono che il pessimista sono io!Mi sa che la devi smettere con queste stronzate:ci penso già io.
    Cmq bando agli skerzi,ti do ragione.Ognuno di noi non è altro che un collage:di idee,opinioni,aspirazioni.Ci formiamo in base a ciò che ci sta intorno,che vediamo,che sentiamo.Ognuno di noi,consciamente o meno,"si monta":prendiamo un pezzettino dalla personalità di quel tizio che ci sta simpatico,prendiamo spunto dall\’opinione di quell\’altro,che sembra tanto autorevole…e voilà.Non invetiamo niente di nuovo,tutto ciò che diciamo,facciamo,pensiamo è stato già detto,fatto,pensato da qualcun\’altro.
    La strada per la salvezza da questa banalità esiste ma è,in genere,lunghissima.Per percorrerla e arrivare in fondo bisogna per forza "collagiarsi",come tutti,con l\’obbiettivo però di crescere,smetterla di essere dei collages,per arrivare a qualcosa di nuovo.
     

  2. Carissimo, non preoccuparti… non voglio certo gareggiare in tristezza e pessimismo col tuo blog……Comunque sia, io non volevo essere pessimista, solo realistan cercare di rendere l\’idea di quanto io sia non uno ma tanti.

  3. Non credo d\’essere una persona ottimista, per nulla! Ma sento di dirti che rassegnarsi all\’idea che tutto sulla faccia della terra sia stato già fatto e detto sia semplicemente un modo troppo comodo di rassegnarsi ad essere degli inetti… una specie di giustificazione ai nostri eventuali fallimenti.Ovviamente è solo una mia opinione.Valentina.

  4. Il fatto che siamo molto più simili alle persone che ci circondano di quanto solitamente crediamo non ci preclude la possibilità di avere una carriera brillante, di annaspare nelle nostre incapacità o semplicemente di affrontare gli eventi dignitosamente… Nonostante tutto possiamo permetterci di essere inetti, geniali e quant\’altro…Ancora… l\’idea, la creazione di una forma di pensiero, per quanto possa essere NuoVa è sempre frutto di un ragionamento, ha sempre delle origini, delle radici da cui nasce, si ciba e cresce. Lo stravolgimento che essa porta ha dentro di sè le eco di decine di altri bing bang…non è stato tutto già detto o fatto, ma a tuttociòcheèstatodettoOfatto possiamo far risalire quanto diciamo o facciamo

  5. Se è pur vero che viviamo in un mondo dove tutto è gia stato detto e fatto,tanto che è difficile trovare originalità,autenticità e vera rivoluzione,dico anche che questa è la condizione essenziale dell\’uomo nella storia e ancor piu dell\’uomo di oggi vittima della globalizzazione.L\’essere di ognuno è,prima di tutto,in quanto essere con gli altri e cio puo comportare lo smarrimento della identità.E questo mi capita spesso.Ma chiedendomi poi se è possibile,utilizzando al massimo il potenziale creativo,raggiungere la novità….rispondo di si,che non posso rassegnarmi ad essere un pezzo della stessa catena di montaggio.Ognuno di noi è come un mosaico,ok,fatto di milioni di tessere corrispondenti a idee,opinioni e perchè no attegiamenti presi di qua e di la,da questo personaggio o quella persona,ma ognuno poi deve riplasmare ogni cosa secondo il suo modo d\’essere e magari far si che il suo mosaico sia una combinazione di accostamenti originale.Lo so,lo so è molto difficile,ma io lotto ogni giorno per non cadere nell\’uniformità o almeno in quella più estesa e brutta.Sarà un illusione ma preferisco vivere cosi….

  6. we rocco grazie del commento…era un\’affermazione a presa per culo quella dove hai scritto "c\’hai messo un pò a decidere di cambiare vita…."?

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