Quotidianità complessa

Ogni serata estiva vede il signor Palomar occupato in un problema di scelta. Si siederà nella sua poltrona a sorbire un pò di televisione o sposterà il suo sedile verso il balcone a fissare affascinato il vetro della finestra? Il più delle volte è la finestra che attrae la sua attenzione, o meglio, il geco. Il rettile prende come suo territorio di caccia l’infisso e lo lascia solo il mattino dopo, facendo strage tra gli insetti notturni attratti dalla luce che si diffonde dall’interno della casa. 

Palomar è scritto così. E’ composto da piccolezze, da situazioni di tutti i giorni, da quanto ci passa innanzi e il più delle volte lascia indifferenti. Palomar è un pensatore, è uno che si morde la lingua tre volte prima di parlare. Affronta gli avvenimenti e le esperienze con uno spirito critico patologico. La sua è una personalità insolità (quale libro parla di personalità comuni?!) alle prese con una vita normale.
La descrizione va oltre il suo ruolo identificativo e diventa uno strumento atto al riconoscimento interiore delle cose, delle persone e di sè stessi. Tratteggiare il circondario ne rileva caretteristiche cromatiche e morfologiche ma, soprattuto, tende ad individuare i suoi significati, i suoi legami con la propria persona e con le altre. A questo punto non si può definire un caso il fatto che libro e protagonista abbiano il nome di un
famoso osservatorio astronomico californiano.
Calvino non ha scritto un romanzo semplice, anche perchè di romanzo non si tratta. Sono per lo più una serie di avvenimenti, di dialoghi circoscritti all’Io del primo attore o perorazioni sull’universo e la sua immensità. Non esiste una trama da seguire; questo parrebbe complicare le cose, invece andando avanti con la lettura ci si accorge che la trama sarebbe stata inutile o addirittura un peso superfluo, avrebbe obbligato l’eroe (suo malgrado) ad assecondare il corso degli eventi.

Palomar mette a fuoco ciò che gli si para davanti e quanto attraversa la sua mente. Non da mai nulla per scontato. Non esistono banalità. Credo sia stato questo suo atteggiamento ad interessarmi tanto, a farmi considerare il protagonista un uomo che meritasse il mio rispetto e, cosa ben più importante, personalità capace di accompagnare i miei ricordi.

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7 risposte a “Quotidianità complessa

  1. Il flusso di Palomar…
    In un capitolo; mi ricordo che indugiava se guardare o non il seno di una donna, sdraiata al sole in spiaggia.
    Una dimensione tutta interna: certo che doveva! E senza farsi vedere.

  2. Zeno, e la sua coscienza…quello è l\’io che va enunciato a gran voce…al contrario di Palomar non conosco nulla, ma la vita è lunga e c\’è sempre modo di colmare le proprie lacune.
     
    attento a questo tuo modo di commentare, sei tanto vago quanto sincero, c\’è chi potrebbe intendere nelle tue parole la vena dell\’ironia. in buona fede credo che non vi sia tale intenzione nelle tue parole.
     
    per rispondere al tuo commento: ci sono tante persone che si sentono vittime della società, e nel loro vittimismo apostrofano le loro dolci azioni, come essenza della loro natura…ma l\’uomanità è cieca per un occhio…al contrario, con un pò di altezzosa vergogna, ritengo il mio post uno sfogo di ciò che non sono in grado di dire per colpa della mia debolezza a chi dovrebbe sentire le mie crude parole…
     
    grazie del tuo commento, ne attendo altri

  3. avevo intuito quell\’ironia, ma non sono persona capace di sparare accuse, neanche nell\’ovvietà delle prove…ulteriore debolezza o forse dote…
    tranquillo comunque, non me la sono presa, se me la fossi presa avrei dato ragione alle tue parole e sarei entrato dalla parte del torto 🙂
    fanno piacere i tuoi commenti…sono una bella sfida…

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