L’assenza delle cose

In un momento di torpore cerebrale rileggevo alcuni post. Ho notato un particolare a cui non avevo fatto caso in precedenza e che credevo (e che fondamentalmente ancora credo) una degenerata abitudine dovuta ai miei limiti espressivi.
Abuso nelle negazioni.

Un’idea, un concetto o più semplicemente un avvenimento dovrebbero avere di per sè la facoltà di essere esternati in quanto tali. Non sempre è così, o per me non è mai semplice farlo. In verità in moltissimi casi è necessario ricorrere alla privazione di qualcosa per poterne palesare un’altra. Non è una questione di scambi, piuttosto appare essere un problema di vincoli.
Ho come l’impressione che assenza e presenza abbiano lo stesso valore, l’avvalersi dell’una o dell’altra è in egual misura importante per il fine che si presume ottenere o per l’astrazione venutasi a creare.

E’ indubbio che l’assenza ha spesso un ruolo notevole nel desiderio che ad un dato oggetto si va a dedicare. Lo si alza a mito. Volontariamente sottraendogli il suo senso più concreto e adeguato lo si aiuta ad ottenere una ricchezza della quale non è effettivamente in possesso e di cui si potrebbe ragionevolmente fare a meno. Non perchè si debbano sminuire i valori in campo, esclusivamente per dare di loro una

percezione coerente. Tuttavia a volte l’assenza mira volutamente a snaturare significati e funzioni dell’oggetto, una forma di strategia di marketing, non per forza applicata alla merce, che tende a modificare il comune rapportarci con il mancante.

Banalmente l’idea di qualcosa è strettamente legata al fatto che essa vi sia o meno. Non intendo dire

che si possa conoscere meglio qualcosa di presente, ipotesi non obbligatoriamente vera, mi riferisco al problema della sua influenza su chi ne è in possesso o ne è del tutto sprovvisto.

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20 risposte a “L’assenza delle cose

  1. le cose assenti perchè perse o smarrite o cancellate mi sembrano quasi sempre meglio di cio\’ che erano. la negazione superiore di cio\’ che era quando non era tale..ma in fondo è solo sublimazione del passato …
    uff ma perchè ogni volta che commento un tuo post sembra che mi son fumata qualcosa di strano e molto potente?!?!?!?

  2. Perchè le mie parole sono allucinogene………. -_- o perchè prima di scrivere qualcosa probabilmente mi drogo.Il tuo stesso discorso lo si potrebbe fare al futuro. Quello che ancora deve venire appare sempre meglio di ciò che sarà.

  3. Te lo dico come un complimeto: hai scritto un post sul bicchiere mezzo vuoto e le implicazioni socio culturali.
    Nel senso che usare il negativo o il positivo è come chiedere se il bicchiere è mezzo vuoto e mezzo pieno. Tanto alla fine beviamo tutti!
    Ma studi psicologia o qualcosa del genere? Scrivi in qualche giornale?

  4. Nicola, per quanto riguarda l\’uso di negativo o positivo sono più che daccordo. Mi trovo limitato, però, nell\’esprimere qualcosa attraverso una negazione, tutto qua.Comunque, non studio psicologia nè niente del genere, nemmeno scrivo su giornali.

  5. L\’abuso delle negazioni? Gli inglesi dicono "I\’m not more clever than him", ma usano poco "I\’m more stupid than him" o "I\’m less clever than him". Semplicemente non ci riescono.
    Forse perché i negativi sono più flessibili di significato… forse non sei solo stupido, ma anche italiano.

  6. Comunque, come molti, ho costruito parte delle mie identità sulle negazioni.
    Pensa: non sono Te, ma neanche Lui!

  7. A proposito dell\’assenza come elevazione del mito, proprio ieri sera discorrevo con un amico di J.Dean e di quanto avesse giovato, alla nomination postuma e alla fama che ancora l\’accompagna, la morte prematura. Succede – quotidianamente – con i personaggi scomparsi in circostanze violente, innalzati a stendardo delle passioni ed idee altrui.
    E\’ un fenomeno, come notavi giustamente, di marketing latu sensu; mi vengono in mente particolarmente Aldo Moro, al cui ricordo tutti si commuovono ma che pochi hanno "conosciuto" come giurista e politico, e Marco Biagi, la cui produzione scientifica si discosta alquanto dalla nota legge che porta il suo nome.
     
    L\’assenza ci riporta, in un certo senso, all\’infanzia: in quel periodo tutto è assenza – poichè non abbiamo esperienza del mondo – e tutto è meraviglia. Le due cose sono connesse. Parlare "per assenze" ci permette di rappresentare noi stessi nel mondo senza doverci necessariamente commisurare ad esso, di esprimere la nostra volontà e concretizzarla in una rappresentazione che nessuno (per il momento) può smentire.
     
    Forse, in un certo senso, l\’assenza ci avvicina al sogno creativo…

  8. Se tu fai fatica a strami dietro perchè scrivo molti post al giorno…Io faccio fatica perchè il mio torpore cerebrale non mi permette di addentrarmi nei torpori altrui! Beh, una cosa l\’ho capita (e forse la sapevo già…): le cose sconosciute sono quelle che attraggono di più…Hanno più influenza le cose ignote che quelle note, e tutto per la sfrenata voglia di sapere sempre tutto. Assenza e presenza per me non sono la stessa cosa. Che poi se una cosa sconosciuta diventa conosciuta, perde l\’attrazione…[provare per credere]

  9. Sarà un caso che anche in questo post hai usato la parola "NON" ben 9 volte?
    Ad ogni modo mi trovo perfettamente concorde con Pico.
     
    Ciò che è assente appare ideale, oggetto del desiderio. Sarà poi l\’esperienza reale a evidenziare limiti e difetti di ciò che prima NON era e che poi è

  10. Fantasticare. Il sublime fantasticare. La seguente disillusione. Era meglio rimanere a fantasticare.
    Oppure:
    Beh, se non ci fosse sarebbe….beh, se non fosse in tal modo ma in quest\’altro allora…. Era meglio rimanere a fantasticare.
     
    – Non so perchè (……) ma mi viene in mente questo –
     
    Tornando a razionalizzare, direi che per quanto mi riguarda,mi trovo a usare le negazioni, molte, quando in fondo non ho chiaro quello che voglio dire o quello che credo di pensare. O quando, per sicurezza, voglio che il mio interlocutore capisca inequivocabilmente quello che voglio dire.
    In ogni caso, io so quello che non voglio essere molto più di quello che vorrei essere e che sono.

  11. Sarà anche un problema di italianità, Edo, o di idiozia, ma basarmi sul non è per definire qualcosa mi suona affascinante.
    Autodefinirsi sulle negazioni è pericoloso, potrebbe portare a insani
    contorsionismi di identità, o magari è semplicemente paura di ricadere
    in certi canoni.

    E\’ probabile che la scomparsa, Pico, abbia una forza pari se non
    maggiore a quella dell\’assenza. L\’evocativo è oltremodo ammaliante.
    L\’assenza istigatrice di creazioni è un\’immagine sicuramente
    interessante.

    Flav, l\’attrattività dell\’assente è fuori luogo spasmodica. Di natura curiosi, non possiamo fare a meno di saperne ancora.
    Non è un caso, Fabio, sono vittima del non. L\’esperienza sicuramente renderà presenti una enorme quantità di assenti, sebbene le assenze che mai si paleseranno siano forse le più intriganti. E lasciali stare i congiuntivi, complicano la vita.Le negazioni nei discorsi sono geniali. Ti tirano via dall\’impaccio e riescono a far capire al tuo interlocutore quello che lui vuole meglio capire. Marta, sul non essere credo di capirti piuttosto bene.

  12. Prendo l\’alfa e l\’omega del tuo commento "autodefinirsi sulle negazioni è pericoloso, potrebbe portare a insani contorsionismi di identità; [le negazioni] riescono a far capire al tuo interlocutore quello che lui vuole meglio capire".
     
    Ogni determinazione è una negazione; in tanti ribaltiamo questo brocardo, finendo per attribuire alla negazione (degli altri) il valore di affermazione (di noi stessi). Come scrivesti già in un altro intervento, se non ricordo male, si fa presto a prendere le distanze andando controcorrente e negando di appartenere ad un gruppo. Più arduo è definirsi in un certo modo e, di conseguenza, negare l\’alterità quando non è compatibile.

  13. Il problema delle negazioni sta proprio nella lora facilità di cadere nel contradditorio, per questo mi piacerebbe definire le cose per quelle che sono. Di certo il non essere aiuta molto a definire l\’essere (sembra una buffonata questa affermazione e forse lo è).

  14. Un sacco di giovani tenta di far colpo sul mondo comprandosi questo e quello.
    Un sacco di giovani non sanno cosa vogliono veramente.
    Un sacco di giovani credono di volere il mondo intero.
     
    Se non sai quello che vuoi finisci con un mucchio di roba che non vuoi,
    ma ti sei costretto a comprare.
     
    "Noi siamo posseduti dalle cose, non sono le cose possedute da noi."  Fight Club  (la frase non è proprio così, ma vabbè…)

  15. Il feticcio è padrone, non potrebbe essere altrimenti.
     
    L\’assenza come spinta al desiderio di essere qualcos\’altro, non qualcun\’altro.

  16. Questo post fa parte della prestigiosa collana "scrivere tutto per non scrivere niente"?? :DPerò ci sono alcune frasi memorabili.

  17. dal momento che sono stato assente per una settimana potrei, con grande presunzione, considerare dedicato a me questo post.
    mancherò ancora qualche giorno,
    poi torno.
     

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