Antropologia spicciola su rotaie

Il tram è senza dubbio il luogo dove meglio si può notare la discendenza dell’uomo dalla scimmia.

Per la quantità di batteri e simili, l’habitat in questione è più prossimo alla giungla tropicale che ad un moderno mezzo di trasporto. Pavimento maculato, seggiolini marcati da chissà quale predatore, pareti su cui spesso crescono muschi e licheni danno vita ad un ambiente che fa da stimolo a tutti quegli istinti primordiali frenati dall’intelletto umano.

Le abitudini che ho riscontrato, come utente occasionale e quindi ancor più attento osservatore, sono le più disparate.
Bisogna tuttavia cominciare col fare un distinguo. I comportamenti variano a seconda che i primati si spostino in solitario o in gruppo. La divisione può apparire superflua ma ha per me una grossa valenza ai fini della descrizione.

Nel caso in cui il bipede viaggi da solo ha spesso atteggiamenti che possono ricollegarlo alla nevrosi, in assoluto le condotte si possono bollare in maniera molto più pratica come maniacali.
L’atto che più di sovente è intento ad eseguire è quello del grattarsi. Le pulsioni pruriginose sono teoricamente collegabili all’interazione tra i parassiti presenti sulla cute e l’alta qualità igienica dell’ambiente circostante. I punti di interesse allo sfregamente di unghie e dita dipendono anche dalla sessualità dell’individuo analizzato. Le femmine, aiutate anche dall’uso massiccio di calzature quali ciabatte e sandali, provano estremo piacere nello sfregare la pianta del piede, l’abitudine di annusare il risultato dell’operazione è un tocco di classe che solo le più alte di rango possono permettersi. I maschi sono molto più attenti alla cura del cuoio capelluto e alla possibilità che vi si annidino presenze indesiderate. Questa considerazione dipende dalla furia con cui spesso gli esemplari tendono a strofinare quelli che a volte sono ricci ribelli altre tosature quasi complete (è famosa l’idea tutta mashile che un capello molto corto nasconda calvizie e stempiature).
Altro atteggiamento degno di nota è l’attenzione forzata verso libri, giornali e carta stampata in generale. In questo caso i più attenti noteranno l’occhio spento, questo denota una concentrazione troppo simile allo shock post-ambulatoriale. Si sussueguono inoltre una serie di smorfie facciali quali il sorriso simulato, il dente digrignato, la bocca semiaperta (dovrebbe far intendere interesse e sgomento per la lettura, al più dimostra demenza senile e arteriosclerosi prematura) e molte altre deformazioni facciali che mi fanno ritenere sempre più forte la vicinanza dell’uomo al mondo animale.
Ipod, cellulari e tutta la teconologia atta alla distrazione di massa, in quanto figlia della superiore mente umana, dovrebbe indicare come completamente evoluti i suoi utilizzatori. La realtà è ben diversa. Gli atteggiamenti riscontrati sono ancor più sintomatici dell’arretratezza evolutiva del genere umano. In questo caso valgono gli esempi fatti per lettura e carta stampata ma con delle particolarità appartenenti esclusivamente a questo gruppo d’interesse. Lo straniamento espresso è indice di un sentimento d’inadeguatezza ai propri simili che mal sopportono degli esemplari visceralmente legati all’immateriale e al ludico, piuttosto che al concreto e al bisogno di soddisfare le necessità primarie (lavoro). I tic facciali, il movimento convulso degli arti ed un’insana necessità di movimento sono altre prove del sentimento succitato. Si sentono animali in gabbia; una gabbia le cui sbarre sono sospetto ed istinto di sopravvivenza.

I branchi sono di rado eterogenei. Il più delle volte a comporli sono animali molto simili fra loro e che si distinguono dagli altri per caratteristiche somatiche, fonetiche e abitudinali.
Il branco ha sempre in comune una certa tipologia di vestiario, questo serve a far riconoscere fra loro gli esemplari di una stessa specie o tribù. Una volta che due o più individui si riconoscono comincia una sorta di rituale di avvicinamento e scambio di espressioni fonetiche (maggiore è il loro volume, più forte è il legame al branco) e fisiche che accerta della loro appartenza comune. Sovente il gruppo scenderà alla medesima fermata (precisazione tanto inutile quanto esplicativa).
I gruppi si intrattengono in più modi. Fra questi la ricerca del contatto fisico è in assoluto il più importante; un metodo necessario a rinsaldare i legami fra i vari componenti. I maschi tendono a mimare il combattimento: colpi dissimulati in pacche sulle spalle, prove di forza accompagnate da risate di intensità proporzionale alle sollecitazioni, pittoreschi riti di vittoria e sottomissione alla fine di ogni scontro. Le femmine hanno invece cura di osservare e qualora necessario correggere (praticamente sempre) l’aspetto delle compagne; il fine è rapidamente spiegato dalla necessità di apparire appetibili agli individui maschi e quindi al virtuoso impegno di conservare la specie.
Nel caso in cui siano presenti due esemplari di sesso diverso legati da un interesse procreativo si va incontro ad atteggiamenti che sono il preludio dell’accoppiamento. In maniera molto esplicita e nel completo disinteressa della presenza altrui i due iniziano un rito fatto di effusioni e contatti molto insistenti. Solitamente lo spazio occupato dalle coppie è limitato data la vicinanza degli stessi.

Se volete approfondire l’argomento trattato consiglio la frequentazione dei tram, in particolare negli orari di punta.

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24 risposte a “Antropologia spicciola su rotaie

  1. In questi 5 anni da pendolare nella disastrata tratta Napoli-Roma ho imparato fondamentalmente una cosa: la rassegnazione. Non chiederti cosa stai facendo; non pensare a quello che avviene attorno a te; non prestare troppa attenzione alle altre persone; non lamentarti per i ritardi, la sporcizia, i rumori… vai semplicemente avanti.
     
    Guardate le facce dei pendolari: sono spente, quasi ebeti… la loro mente è annebbiata, i comportamenti ripetuti ancora e ancora. Giorno dopo giorno. Chi si agita, chiacchiera, si incazza generalmente non viaggia spesso… chi "pendola" cerca di conservare ogni minima energia. Sa che l\’esaurimento è ad un passo.
     
    Non fategliene una colpa: è l\’unico vero rimedio contro la pazzia. Rassegnazione e indifferenza.

  2. Non sono un pendolare (almeno non ancora) ma ho comunque una discreta conoscenza del viaggio in treno. L\’idea di viaggiare in un vagone per il bestiame è molto comune come è comune il volto distrutto e rassegnato dei pendolari. Non posso che darti ragione. E in questo caso la ragione non è dei fessi.

  3. anch\’io reduce da 5 anni di pendolarismo, e viaggi in filobus son nauseata, mi è capitato di assistere a scene ove l\’Associazione dell\’uomo con la scimmia diventa un insulto..per la scimmia ..beah

  4. Questo post m\’ha fatto ridere, per la sola ragione che ho immaginato te in un ipotetico tram o autobus o metro, a Roma (o in altre città) : aggiungeresti altri comportamenti a quelli elencati, tipo il vecchio che si avvicina e CASUALMENTE ti si strucia addosso. O la signora esaurita che se la prende con tutti e ti prende a parolacce. Ma credo che in fondo questo accada ovunque, non solo nelle grandi città. Ma forse, come variabile antropologica ci può stare.

  5. Bea, l\’importante è restare convinti di essere uomini, se poi si ogni tanto si mima la scimmia che ben venga…Mi devi spiegare perchè ti fa ridere immaginarmi in un tram, Marta! Io comunque potrei fare il gorilla. I due esempi che hai messo tu non gli ho elencati perchè molto più evoluti di quanto si pensi….

  6. Ma mica mi fa ridere l\’immagine di te in un tram! Mi sono espressa male effettivamente: Volevo semplicemente dire che mi ha fatto divertire il tuo post, nonostante la constatazione della nostra derivazione scimmiesca. E ho pensato che quando salgo sull\’autobus potrebbe esserci un josef che mi scruta e osserva ogni mio movimento…questo mi inibisce un pò ! :-))
    Cmq il ridere non era riferito a te in quanto te. Ma alla situazione che descrivi. Ciao

  7. Si Marta, avevo capito, stavo scherzando.Ora che mi ci hai fato pensare faccio un avviso.A voi tutti!!! Fate attenzione! In ogni bus, Metro, treno, funivia e funicolare potrebbe esserci JosefK. che vi osserva!

  8. Da oggi in poi mi armo prima di entrare in un tram/autobus che sia.
    Non si sa mai, una preda è sempre una preda, non c\’è differenza tra una scimmia e un maniaco di settant\’anni, l\’ importante è che faccia scena il trofeo attaccato sul muro del salotto.
     
    Comunque avevo anch\’ io una mezza idea di scrivere un interventino basato sull\’ esperienza accumulata in anni e anni di mezzi pubblici.
    Mi limiterò a rileggere questa splendida Antropologia e sorridere.

  9. Piero Angela ha già designato il suo erede, a meno che non si scopra che sei suo figlio, così potresti fare anche tu superquark.

  10. Per essere un utente occasionale, la tua analisi antropologica è davvero esauriente, dettagliata ed estremamente critica.
    Se diventassi un viaggiatore abituale, che tipo di primato saresti?
    solitario o di gruppo?

  11. e quindi quelli che sento sul tram sono versi animaleschi…e io che pensavo parlassero in tedesco
    (che sia la stessa cosa?)

  12. Ai tempi delle superiori amavo prendere l\’autobus, questa cellula di microsocietà mi ha sempre affascinato molto: vedere le reazioni della gente costretta in uno spazio ristretto con sconosciuti che invadono per forza di cose il suo spazio vitale. A volte avevo la tentazione di appoggiare una mano sulla spalla del mio vicino e fingere indifferenza, per vedere cosa succedeva, ma ero ancora un ragazzetto timido e implume e non ho mai trovato il coraggio.

  13. Checco, dovresti provare a farlo ora. Con la psicosi che c\’è in giro (purtroppo spesso poggiata su basi veritiere) causerasti urla e grida più o meno generalizzate.

  14. leggevo tempo fa un articolo secondo il quale l\’uso dell\’Ipod e del cellulare ha contribuito a creare una generazione di timidi cronici, incapaci di socializzare…detto questo, prima che la stessa cosa avvenga a me, scelgo di uscire. lascio tutto, mi dedicherò ad altre attività, magari all\’aria aperta. approfitterò del bel tempo per girare un po\’ e magari conoscere, dal vivo, nuova gente.Mi mancherà questo blog perché è forse quello umanamente più profondo, una sorta di finestra da antropologo.Che la tua capacità di osservare si conservi attraverso gli anni, questo è il mio augurio finale.con ammirazioneMicky

  15. Micky, mi mancherai, sono serio.Sono dell\’idea che non sono gli oggetti a renderci schiavi perchè tali, siamo noi a lasciarci schiavizzare perchè è molto più comodo far da vittime che da carnefici. Sarà un problema di feticismo, tanto per usare una parola che abbiamo condiviso più volte.Squarci, il muoversi a piedi è la soluzione migliore. Peccato che non si abbia sempre tutto a portata di mano.

  16. Se a quei tempi avevo paura di una cazziata, adesso mi aspetto di venire incaprettato con una fascetta di plastica che mi lega i polsi e le caviglie… Troppo rischioso…

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