Calura, fiamme e miraggi conseguenti

Il più bello è sicuramente quello visto appeso al cavalcavia sulla Nola-Villa Literno, all’altezza di Orta. Un lenzuolo scarabocchiato riciclato in manifesto, cartello o quello che è. Riciclato… buffo.
<<Pazzi per la puzza>>, dice. Tanto semplice eppure mi ha fulminato, mi è apparso geniale. Sarà che ho una fantasia povera, infantile e un pò troglodita.

La spazzatura è scomparsa, davvero. Me l’hanno urlato e me lo ripetono da tutti i fronti. Non sono persone però quelle che me lo dicono. Sono proclami, immagini o semplici parole scritte. Le piccole discariche temporaneamente permanenti sulla domiziana sono miraggi, vaneggiamenti di chi non è abituato ad alzarsi tanto presto e che mal sopporta il caldo fuori luogo della prima mattina.

Per fortuna che sui lati della strada non si trovano solo falsità ottiche. Ci sono gli incendi, e tanti. Danno una consolante sensazione invernale negandoti per qualche decina di metri la visibilità, ti ricordano la nebbia. Ricordano… Come se la nebbia fosse fenomeno comune, non vivo mica in Val Padana (si notino le maiuscole, non sono casuali). C’è anche qui, certo, ma è poco meno che rara, evento di qualche giornata che ha confuso il luogo in cui si trova.

Ripensandoci. Gli incendi quest’anno sono stati un pò deludenti, hanno disatteso le mie aspettative. E’ già passato qualche giorno dal rituale delle sterpaglie bruciate qui vicino casa mia. Non ho visto fiamme alzarsi e divorare la quercia (l’unica rimasta, poverina), nè ho sentito l’odore del fumo impregnare casa. Quanto mi manca il tappeto di cenere in cortile…
Non sono l’unico ad attendere palpitante fuoco e fiamme. C’è la montagna (sempre che così si possa chiamarla) ad aspettare, ci sono gli ulivi. L’alternanza di verde e grigio, quello della roccia viva, dopo un anno stanca. Il monocromatismo del nero da un colpo di spugna netto ed efficiente, rinnova.

Le lacrime di chi ha perso in poche ore decine di alberi, settantenni che quotidianamente o poco meno risalivano la via crucis che porta agli uliveti, sono il comune denominatore di ogni estate, di questa non ancora.
Uno spettacolo assolutamente da perdere.

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9 risposte a “Calura, fiamme e miraggi conseguenti

  1. Ma in fondo basta che l\’uomo medio sia felice, che gli frega se la frutta e la verdura crescono sopra gli imballaggi di Natale o che il nero è anche per la natura un colore di lutto.

  2. Nicola, anche la felicità ha una forma distorta. Ci si accontenta di alcune cose, magari intrisecamente povere, a scapito di altre che hanno una ricchezza ben più grande.

  3. mi dispiace tanto. banale, ma che dire? spettacolo triste e sconsolante. reale. lontano eppure cosi vicino. mi dispiace che sia cosi. e questa non è fiaba. no.

  4. Potresti andare in casa di qualcuno, a Napoli, e chiedere se c\’è ancora monnezza.
    Se tutto va bene, ti daranno un sacco nero e cortesemente ti inviteranno a buttarlo fuori.

  5. Domande retoriche di questi tempi è pericoloso farne. Potrei incappare nella felicità di chi non sguazza più tra la spazzatura.

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