La città vuota

Non abito in città, anzi. Il mio paese è piccolo, spesso penso che lo sia troppo. Ma questa è una questione diversa.
E’ per tale motivo che non ho ben chiaro quello che accade in città ad agosto. Si svuotano, sento dire. Sembra, effettivamente, che vivere in una metropoli nel mese più caldo sia una sorta di sfida contro il sensato.

Andrò avanti prendendo spunto da brevi esperienze in prima persona e facendo presuntuose supposizioni.

La totale assenza di negozi aperti dovrebbe costringere i coraggiosi indigeni a procacciarsi il cibo con tecniche ormai sopite da migliaia di anni. In particolare mi riferisco alla caccia di piccoli mammiferi (ratti e, per chi vive nei pressi di canali, nutrie) e piccioni o, in alternativa, la raccolta di frutti spontanei (anche se non so che genere di frutta possa dare un albero sulla prenestina o a spaccanapoli).

Per poter uscire di casa in questo periodo bisogna essere preventivamente attrezzati: cappelli delle forme e dei colori più diversi, occhiali da sole che annualmente cambiano di dimensioni e somigliano sempre più a maschere da saldatori, crema abbronzante (bisogna sfruttare ogni occasione), spray anti-zanzare, eccetera… Sotto il sole che rende l’asfalto una palude di catrame si rischia di scambiare i propri simili per variopinti uccelli tropicali e tentarne la cattura. La scarsità di cibo precedentemente descritta parrebbe un buon motivo.

Volendo addentrarsi nella giugla d’asfalto (sebbene questa definizione mi sia sempre apparsa forzata e pretestuosa, nella trattazione in corso la trovo quantomai calzante) bisogna tener presente che i rari incontri con altri individui saranno ancor più bizzarri di quelli, già di per sè sufficientemente astrusi, che si hanno in differenti periodi dell’anno.
Solitamente i soggetti si presentano irritabili e limitati. Irritabili perchè una semplice richiesta richiama in loro un forte astio nei confronti del postulante in quanto un atto (che sia verbale, fisico o mentale) consta di una fatica accentuata in maniera inverosimile da caldo e umidità. L’uso dell’aggettivo limitato è legato anch’esso alle condizioni metereologico-ambientali, le persone (sempre che tale sostantivo abbia senso in simili condizioni) hanno una difficoltà a relazionarsi sorprendente e preoccupante. La semplice trasformazione del pensiero in linguaggio può risultare oltremodo articolata e qualora fosse presente l’emissione di suoni non è detto che questi siano appropriati all’espressione verbale in forma canonica.

E’ in casi come questo che l’uomo, posto davanti alla necessità di sopravvivere in un ambiente ostile, risveglia una quantità inaspettata di risorse, sebbene ciò possa paventare il sopraggiungere di una regressione mentale stratificata.

 

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21 risposte a “La città vuota

  1. ho sempre preferito andar in vacanza a luglio.Mi piace assaporare la citta\’ deserta, e poi non è piu\’ come quand\’ero piccola …quando non trovavi aperto neppure un baretto per il \’cuore di panna\’.Qui ci sono almeno 5 supermarket aperti pure di domenica..(purtroppo..com\’era bello il negozie sotto casa§)e poi la citta\’ ad agosto è pervasa da un\’aria nostalgica che adoro , forse proprio perchè mi piace affermare che \’odio l\’estate\’ ne amo l\’aspetto piu\’ malinconico.
    questione di gusti..
    buona serata

  2. Proprio stamattina sono stato in una città…. e devo dire che l\’assenza delle persone le donava molto. Così come la presenza sconvolgente di parcheggi.Chissà se il problema della città è sè stessa o la popolazione, mi domando.

  3. "Solitudine" non è la parola esatta, ma è la prima che viene in mente.
     
    "Benessere" non è la parola esatta, ma è la prima che viene in mente.

  4. In queste occasioni ho la sensazione di essere su una isola deserta con una donna e un albero di cocco, mi inquieta la certezza che la donna preferisca l\’albero di cocco a me.

  5. Benessere e solitudine legati ad una città non sono parole che stonano, Scaglia, tutto sta nel legarle alle persone giuste.Nicola, ci provi coi tipi sbagliati! Buttati prima tu sulla noce di cocco.

  6. Mah.. è poi vero?Cioè.. io abito in un paese, Scandiano, che è quasi una città piccola.. deve fare il passetto insomma per diventare tale.. in compenso non riesco a vedere una differenza tra un periodo e l\’altro.. la gente in giro è sempre quasi sempre quella quantitativamente.Secondo me è il deserto cittadino è un po\’ una di quelle cose di cui i telegiornali estivi a corto di notizie di rilievo si sono inventati per poterne parlare, noi con gli anni ci abbiamo fatto l\’abitudie e vediamo questo miraggio.

  7. Angelo, dalle mie parti succede il contrario: la gente aumenta d\’estate (e durante i periodi festivi).Sul fatto poi che sia in parte un\’esagerazione giornalistica sono abbastanza daccordo.Ma io non vivo in città!

  8. Angelo, ma siamo (quasi) vicini di casa! Io sono di Casinalbo!Secondo me il problema è il traffico che c\’è nelle città durante l\’anno, in questo periodo invece è bellissimo passeggiare per il centro e non vedere che qualche passante che ha deciso di sfidare il caldo.Mi ritrovo nel concetto di "risveglia una quantità inata di risorse", d\’state le giornate sono più lunghe, si ha più tempo e in qualche modo bisogna riempirlo…Buona estate a tutti!

  9. Checco, sono andato un pò a tentoni. La mia analisi è forse troppo frutto di leggende. Comunque l\’esprienza di attraversare la strada senza rischiare di essere buttati sotto ogni millimetro è piuttosto tranquillizzante.

  10. La foto mi sembra una scena di Io sono Leggenda…ma non ne sono sicura.
     
    Ps: Speriamo che mi sorprenda in positivo XD!

  11. Io non abiterei in città nè in inverno, nè in estate. Sarà che sono sempre vissuta in semicampagna. Le città d\’estate….Roma in estate l\’adoro di notte, di giorno NO.
    Mi piacerebbe passare un pò di tempo d\’estate in quelle cittadine dove anche d\’inverno tutti vanno in bici…mi viene in mente Firenza o Perugia…non so…lì non mi metterebbe angoscia l\’estate, come a Roma. Angoscia, si. Caldo, umidità…macchine in ogni caso, di meno,si, ma presenti cmq. Invece mi piace l\’immagine di un paese-città in cui non esistono macchine, e giri a piedi in tranquillità, oppure in bicicletta, nei centri storici come nelle stradide più esterne. Vabbè, una fiaba.

  12. Anche io ho sentito parlare del"miracolo" delle città che si svuotano in agosto. Vivendo in un paese, non posso vedere con i miei occhi. Posso solo notare che il traffico e la gente è aumentata. Perchè ritornano tutti gli emigranti. Anche quelli che sono stati "menza furora" (mezzo pomeriggio) lontani dal suolo natale e che hanno magicamente dimenticato tutto (dalla lingua alle tradizioni…). E quindi bestemmiando tra il triplicato traffico in sella al mio scarabello sento l\’asfalto che brucia sotto i miei piedi in sosta all\’unico semaforo del paese, in sosta ad un incrocio in cui chi ha la precedenza non ti fà passare nemmeno se insceni un finto malore…
    I negozi son tutti aperti, e molti non fanno più nemmeno "orario unico" che prima faceva molto estate…Le zanzare invadono solo alcune case, la mia è tranquilla…Nemmeno le formiche in cucina quest\’anno..Vivendo a mesagne a me viene un pensiero: e la chiamano estate…Ma è come l\’inverno! Con l\’unica differenza che fà caldo…

  13. Flaviè, ti capisco in pieno. Praticamente succede qua la stessa cosa, c\’è il ritorno degli emigranti che hanno una gran voglia di mostrarti il loro nuovo accento nordico….

  14. Ci sono delle sere che dopo essere uscito con i miei amici rincaso a piedi perchè avevo voglia di fare due passi (il nostro punto di ritrovo è a 2km da casa mia) e a notte fonda le strade sono deserte. Allora mi metto a camminare sulla riga di mezzeria affidandomi al santo protettore dei pazzi suicidi 😉 Un po\’ come quando in inverno nevica e nessuno si azzarda ad uscire: è il momento più bello per vivere la strada.

  15. Anche quella che descrivi tu è ricerca di atmosfera. Chissà a poi a cosa serve veramente. E\’ la ricerca di solitudine, a volte, ma può anche significare il bisogno di avvicinarsi il più possibile ad una persona, di fondersi ad essa. Ancora la persona con cui si vuole condividere sè stessi non è unica ma un gruppo di amici.Siamo dannatamente poetici, pur non volendo. La cosa mi da quasi ai nervi.

  16. Mi ricorda la disavventura di due cittadini francesi: ritrovatisi in due soltanto in città, dovettero percorrere 58 km per andare al paese più vicino per fare acquisti.
    Sono stati più fortunati.
     
    Per caso hai qualche istantanea di quei pittoreschi uccelli di cui parli?
    Ne ho veduti altrove, ma sono più dismessi.

  17. Nel caso dei due signori francesi, avrei rubato impunemente.Se ti riferisci ai piccioni piccioncini su cui avemmo da parlare in altra sede ti faccio notare che quelli di cui parlo io sono ben più feroci.

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