Diario di bordo

Il viaggio di andata è stato asettico, probabilmente il fatto che fosse ferragosto ha influito pesantemente. Il ritorno sarà diverso ma non ho basi su cui poggiare questa supposizione.Parto alle quattro del pomeriggio. Fa caldo… fa niente. Le macchie di sale sul parabrezza, immuni ai tergicristalli, mi rammentano da cosa mi sto allontanando.

La strada verso Lecce presenta il panorama solito e sempre nuovo a cui sono avvezzo. Ulivi, ulivi e saltuarie piante di fichi d’india necessarie a spezzare una monotonia particolarmente armoniosa.
Potrei evitare di attraversare Lecce, aggirarla con la tangenziale mi risparmierebbe qualche semaforo, ma non ne posso fare a meno. Non passo vicino a particolari monumenti o percorro strade monumentali. E’ più facile. Voglio semplicemente vederla, mi fa bene.

Sino a Brindisi niente di nuovo, tuttavia mi salta all’occhio un cartello bianco in corrispondenza di uno svincolo. Aeroporto e Paradiso nello stesso rettangolo di metallo. Non è confortante, per niente.

Giunto all’altezza di Torre Guaceto mi fa piacere notare che l’incendio dello scorso anno è stato completamente ingurgitato dalla macchia mediterranea. Il cannetto ha ripreso il suo posto. E’ ritornata ad essere una zona paludosa, il fatto che mi sembri molto più salubre di tanti altri luoghi che visito abitualmente è un particolare superfluo.

Torre Canne invece si riconosce dalle dune di sabbia e oleandri, non si riesce a comprendere chi poggi su l’altro tanto sono confusi fra loro, tanto si compenetrano e dipendono vicendevolmente.
La coppia abbracciata sulla duna più alta con lo sfondo del mare è un’immagine che non definirei romantica, mi da più la sensazione di essere una cartolina. Ma la macchina fotografica non è con me, nè mi sembrerebbe il caso di usarla mentre guido in superstrada.

I trulli sulla terra riarsa alla mia destra fanno immaginare in che zona mi ritrovo. Diversi da quelli che si è abituati a vedere quando si parla di Alberobello. Sono neri, sporchi, logori. Danno un senso di povero piuttosto che di turistico.

Finalmente (falso avverbio) Bari; tra qualche chilometro l’autostrada. Lo sguardo posa più del dovuto sullo stadio San Nicola. Non sembra cosa di questo mondo.

Lo svincolo autostradale per Andria è invitante. Non sono in vacanza, Castel del Monte dovrà aspettare prima di rivedermi. Spero questo ricongiungimento avvenga presto.

La spia è rossa. Bisogna che mi fermi, l’auto non è l’unica ad avere necessità di ristoro. Il caffè in compenso è pietoso. L’importante è che dia maggior senso alla prossima sigaretta.

Abbandono l’Adriatica. Quel rettilineo non finiva mai e fare sorpassi solo per vedere il volante ruotare non mi sembrava più una scusa accettabile. Comincia così la pianura di grano. Che questa definizione sia piuttosta rozza ne sono cosciente, la ritengo comunque significativa. Il grano è stato mietuto ed i campi mostrano enormi striature nere dovute al fuoco che ha pulito i resti del raccolto.
Si viaggia in un’ambiente surreale, sproporzionato all’idea dimensionale che mi sono fatto del nostro Paese.

Si cominciano a vedere gli Appenini. I confini di Puglia e Campania stanno per scontrarsi e guardo appollaiati sulle colline uno stormo di centrali eoliche. Dopo svariati anni che isoradio mi informava della presenza perenne e continua di vento forte tra Candela e Canosa si sono decisi a costruire qualcosa che sfrutti questa notizia. Discreto spettacolo.
Intanto il confine è passato. L’aria è diversa, ma solo quella che respiro io, ovviamente.

L’appenninica non si smentisce mai. Il fatto che l’asfalto abbia una pendenza opposta a quella delle curve non mi innervosisce più, forza dell’abitudine. Intanto gli autotreni continuano a sorpassarsi a vicenda. Ed io a sperare che la normale alla curva abbia pietà di loro (e di me).

A Nola mi accorgo del Vulcano Buono, altro edificio dello stesso autore del San Nicola. Comincio a pensare che non sia uomo di questo mondo.

Il casello di Capua è passato già da un pezzo. Sono le nove e mezza ed io sono a casa.
Non c’è nessuno e la cosa ridicolmente mi sorprende, come se non lo sapessi.

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33 risposte a “Diario di bordo

  1. chissa\’ che effetto fa avere il sale sul parabrezza?!?!?!? qui da me l\’unica cosa che d\’estate puo\’ impedire la "visuale"sono le zanzare spiaccicate….figo vero?
    cmq la puglia è bellissssimaaaa

  2. Non è tanto l\’accostamento "Aeroporto-Paradiso" ad essere poco confortante.
    E\’ il Paradiso stesso! Se ci passi puoi esser scippato (nei casi più fortunati….) 😛
    Comunque, a proposito di cartelli…Non ne hai visto uno che indicava Mesagne?? 😀
    E non hai pensato alla tua spaceamica??
    Molto bella la descrizione che hai fornito…Specie quella del paesaggio con le pale eoliche! Poche parole che lasciano spazio all\’immaginazione di chi quella strada la fà spesso…E poi l\’odore della Puglia, è introvabile! 🙂
    Ironica ma realmente reale, la descrizione di Torre Canne…Dove di questi periodi capita che mentre prendi il sole ti giri e trovi un sedere peloso accanto, o peggio ancora un piede calloso!
    Sono pochi quelli del Ferragosto alternativo, e mi fà piacere scoprire che non sono l\’unica!
    A presto 😀
     

  3. Il Salento con la terra rossa e gli ulivi verde argento è il ricordo più vivo che ho della Puglia,
    tutti gli altri li hai risvegliati con questo percorso on the road ,
    bentornato

  4. Questo ritorno, Marta, è stato una necessità. Peccato.Vedo che la Capa ha colpito pure te Pico.Squarci, è stato un viaggio piuttosto tranquillo, di osservazione.Nicola, non mi starai prendendo in giro?Le zanzare spiaccicate sono comun denominatore di parecchie zone, Bea. Per la cronaca il sale ancora non se ne è andato.Sul Paradiso avevo sentito pure io certe voci, Flav. Mesagne l\’ho visto (il cartello) ed è allora che ho accellerato, accelerato. Accelerato…. poi basta.Del Salento vorrei tanto parlare, Mauro, ma ci sono troppe cose dire e mi spaventa un pò parlarne. Come una specie di timore reverenziale.

  5. No, onestamente. Scrivi pulito e lineare, per questo pensavo studiassi lettere o qualcosa in campo umanistico/letterario.

  6. mi ricorda una vecchia pubblicità della fiat con chissà quale attore americano che in un italiano più che biascicato ci consigliava:
    -quando guidi non pensare solo alla tua destivazione, goditi il viaggio-
    bhe…adesso vacanze finite, bruttissima storia!
    ciao, josefk e non farti stressare dal rientro.

  7. Sabato andrò in Puglia per la prima volta. Ma non in Salento. Molti me ne parlano e me ne hanno parlato. Gli amici di mia sorella hanno un gruppo e sono bravissimi, chissà se li conosci (La Banda Wagliò). Mi piacerebbe girare un pò quei luoghi. Secondo me quando riuscirai a parlare del Salento come vuoi tu, sarà un gran piacere leggerti! (ops…complimento!) 😉

  8. Marta, la Puglia è davvero una ragione particolare, dove si incontra un\’enormita di storia e cultura, dove la natura da il meglio di sè. Il Salento è qualcosa di unico (forse sono partigiano), difficilmente comparabile.Divertiti.

  9. Una gita, altro frammento di un mosaico da biografia.
    Nel caso mettessi assieme le tue memorie ti consiglierei questo titolo: "Anche i viaggi dell\’anima li percorri sul bitume".

  10. Partenza ritardata di un giorno. Destinazioni: Vieste e Bovino. Eppure in Salento ci andrò…non so quando, ma ci voglio andare. Cià!

  11. Peccato davvero. Anche io per ragioni varie non ci sono andata, non era cosa.. l\’anno prossimo 🙂
    Scorri piacevolmente, sai?
     
    (quando ho letto il tuo nick sono rimasta perplessa. Poi ho capito da dove venisse. Un sogno di kafka vero? 🙂 )

  12. La notte della taranta a Melpignano dev\’essere un\’esperienza molto piacevole, almeno credo.E\’ proprio un sogno di Kafka.

  13. "Voglio semplicemente vederla, mi fa stare bene": un altro fan delle strade alternative, bene, mi fa molto piacere!Hai un modo di descrivere le immagini che un po\’ mi spiazza ma è molto piacevole, ho riletto più volte questa pagina di diario perchè ogni volta mi sembrava di vedere un posto nuovo, o anche solo un colore nuovo, che alla lettura precedente mi era sfuggito. NON era colpa della pinta, giuro! 🙂

  14. Faccio parecchi chilometri e non ho quasi mai la fortuna di attreversare paesaggi idilliaci… Quando posso, quindi, ne approfitto.

  15. Ciao Josef,
    Son passata nella tua casina dopo aver letto l\’ultimo post di Mauro e mi sono letteralmente incantata a leggere questo tuo intervento, xk essendo diventata da alcuni anni a questa parte una fan incontrastata di Puglia e Salento in particolare, "osservare" attraverso il tuo racconto alcune istantanee che mi sono rimaste impresse nella mente (sono anch\’io una viaggiatrice che quando può evita il percorso più breve, xk c\’é tanto ancora da vedere e rivedere), x poi soffermarmi a riflettere sulla tua considerazione a proposito di Lecce, beh…mi ha letteralmente allagato gli occhi di una nostalgia che fa bene al cuore.
    Volevo ringraziarti x essere riuscito nella semplicità di un post a farmi viaggiare lontano lontano e dove (spero) presto tornerò x sognare ancora.
    Un grande sorriso.

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