Oltraggio alla burocrazia

Quella del signor José è la storia di una ricerca, ma non solo. E’ il tentativo di sfuggire da una ripetitività che annichilisce, alienante. 

Una ricerca che è anche frutto della follia di chi non ha nient’altro se non il proprio lavoro, incatenato alla figura di subalterno in una sorta di scala sociale ristretta, limitata alla Conservatoria Generale dell’Anagrafe.
Il luogo in cui lavora ha una forza centrale nel racconto. La sua imponenza, la sacralità dell’edificio che conserva i nomi di chi vive e chi non più, da un tono epico alla piccolezza del protagonista e alla stupidità di un’indagine nata dal caso e dall’inedia.

Ritrovarsi per mano i documenti con su iscritto il nome di una donna è un atto abitudinario per uno scritturale ausiliario, quello che va oltre la comprensione è che proprio questo nome, palesatosi tra le mani mentre si cercava tutt’altro, inneschi la pazzia e il desiderio di trovare tale persona.
La motivazione non è definita. E’ intuibile, ma inspiegabile.
La lotta titanica che il signor José deve affrontare contro la propria coscienza è esemplare di quanto la gerarchizzazione dei compiti e delle dignità sia profonda nell’animo del protagonista. Si permette di falsificare atti, di rubare, di mentire con una continuità sconcertante, soprattutto ad un conservatore capo con l’aura del semidio. Dilania consciamente la propria natura.
Il signor Jose vive nella colpa di chi non persegue l’anonimato e di chi esce dai ranghi.

Questo è anche il racconto del possibile, di quanto potrebbe accadere. E’ un’analisi continua delle conseguenze dell’azione. Una sorta di ode all’insicurezza.

Fa sorridere che un romanzo intitolato Tutti i nomi non usi appunto nomi propri se non quello del protagonista, e che anche ad esso sia riservato un nome qualunque, comune, finalizzato ad esaltare l’ordinarietà (meglio sarebbe dire mediocrità, nella sua accezione più negativa) della persona.
Saramago rende eroe l’inetto e lo redime dalla sua stessa vacuità.

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14 risposte a “Oltraggio alla burocrazia

  1. Un pò come Svevo.
    Magari mi sbaglio, ma mi rintronano nella testa i romanzi e gli scritti di Dostoevskij leggendo quest\’intervento. Perchè?

  2. curioso. lo metto in lista d\’attesa (al momento è particolarmente lunga)
    poi dovrei trovare il modo di procurarmelo. non semplice.

  3. Qualcuno in preda alla follia perché non ha nient\’altro se non il proprio lavoro, io lo conosco e non mi piace affatto, anche perché non si tratta di una geniale follia ma di una squallida esistenza.

  4. Vedo che se ti impegni, Fabio, riesci in tutto con una certa facilità…… bravo!Infatti la follia del signor Josè non è geniale, Mauro, tutt\’altro. Al più è ammantata di tristissima malinconia per tutto quello che la sua vita non è stata.

  5. Da brividi questo romanzo. Tutto questo parlare di nomi, mi ha fatto pensare ad un mio vecchio pensiero, cioè mi chiedevo quanto il nome in realtà c\’ entri con la persona che lo porta. Naturalmente questo non è un vero problema XD.

  6. Non so se sia un problema vero o meno, sta di fatto che il nome può anche non centrare un granchè con la persona che veste ma di sicuro lo identifica oltre quello che è.

  7. un\’essere sopraffatto dal lavoro…molto piu\’ comune di quel che sembra…purtroppo.
    saramago è un genio

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