Essere santi non basta

Ottenere dagli altri sentimenti quali amore, rispetto, considerazione risulta piuttosto complesso se ci poggiamo illusoriamente su quella parodia di idea che abbiamo di noi stessi, se riteniamo di meritare le attenzioni che queste emozioni portano sulla base del nostro essere.
In realtà l’essere da una definizione troppo sporca della persona perchè vincolato ad altri elementi, sconfina nell’apparire e nell’avere.

Credere di essere giudicati in base a quello che pensiamo è illusorio, è il nostro fare a definirci. Parlare di possibilità o ideali, narrare gesta mai compiute ma dall’avvenire sicuro (sarebbe a dire desiderato) non fa di una persona quello che è. Le sue azioni, i fatti concreti, ciò che ha portato a termine o che sta facendo perchè ciò avvenga la qualificano in un determinato modo.
 

La stessa Fama, orrenda foriera di notizie più o meno credibili, si basa sui fatti o sulla loro assenza. Rende gli uomini nudi del loro carattere e questi, tristemente, non possono far altro che tentare di coprire le loro vergogne con qualche brandello di ciò che hanno compiuto, con le loro imprese.

E’ per questo che decantiamo le nostre gesta con un talento dialettico che ci è sconosciuto, ritroviamo argomentazioni significative e inamovibili, che farebbero cadere qualunque accusa. E ci commuoviamo, raccontando le avversità a cui siamo andati incontro e la ferocia con cui i nostri nemici ci hanno attaccato.
Allo stesso modo trattiamo se reputiamo vile o, ancor peggio, sterile ciò che abbiamo compiuto. Drammatiziamo gli errori cercando rifugio nelle considerazioni altrui, negli altrui tentativi di confortare e di risollevare azioni che sono riconosciute abiette.
Diveniamo degli attori grandiosi quando a raccontarsi è la nostra storia.
 

Non va preteso nulla perchè siamo. Riceviamo solo ed esclusivamente in dipendenza del nostro fare. 

La fede non è mai incondizionata.

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19 risposte a “Essere santi non basta

  1. Il desiderio di essere ricordati, omaggiati, riconosciuti meritevoli e degni della pubblica attenzione è la condanna più atroce che ogni uomo è costretto a scontare per espiare la falsa modestia con la quale -chissà quante volte- abbiamo dichiarato di non tenere in nessun conto il parere degli altri.
    in quanto condanna è anche sofferenza…

  2. Il miglior articolo finora; probabilmente perché non ti sei lambiccato su ciò che hai detto, fatto, sentito in ovvietà (senz\’offesa, eh?).
    La produzione scritta è abbastanza immischiata.

  3. Il desiderio di riconoscimento, Fabio, lo abbiamo tutti, nessuno escluso. Ed è patetico il modo con cui tentiamo di soddisfarlo. Hai ragione, è una condanna.Ok capo (=Edo), ci provo per domani. Ma non so dov\’è la scrivania…Se consideri questo il miglior articolo, mi spaventa l\’idea che hai dei precedenti.

  4. C\’è da impazzire. Perchè siamo fatti cosi? E\’ una patologia comune. Ma in fondo quello che vogliamo è solo un pò d\’amore. Anche e soprattutto il cinico vuole amore.

  5. Non credo proprio, Seclet, è qualcosa che riguarda tutti. E\’ normale che ci sia chi lo mette in mostra in maniera più evidente e chi meno, ma riguarda tutti.L\’amore incondizionato è ciò che più di tutto desideriamo, Marta, ma non credo esista, o almeno è di una rarità che va oltre l\’immaginabile.

  6. Purtroppo sono abilità che solo alcuni hanno. Parlo di tutti gli argomenti in scaletta: scaturire sentimenti, fama (negativa o positiva), talento dialettico e fede. Sono i pugni e le sberle della società moderna, invece della clava  e della spada.

  7. "Credere di essere giudicati in base a quello che pensiamo è illusorio, è il nostro fare a definirci"
     
    Ho rischiato di perdere una persona cui tenevo moltissimo (che poi ho perso comunque, per altri motivi) a causa di questo. Non è sempre vero, specie quando quello che diciamo collima con i desideri dell\’altro. Ci stordiamo con l\’assoluzione reciproca ed andiamo avanti, una una specie di dialogo – di azioni – fra sordi.
     
    E alla fine, si esplode.

  8. Sembra strano, Nicola, ma le cose si sono complicate.Appunto, Pico, le parole se non supportate da fatti valgono poco, diventano ancora più vuote. Si tende alla realizzazione di un desiderio, non alla sua immaginazione.

  9. E\’ il nostro fare a definirci, ma credo che sia strettamente legato a ciò che siamo. Entrambe le cose non possono stare in piedi da sole, sono un po\’ come le radici (l\’essere) e il fusto con i rami (il fare) di un albero: senza una delle due parti morirebbe.L\’essere ha bisogno del fare per essere concreto, e il fare ha bisogno dell\’essere per avere un significato e protendersi.Si raccoglie ciò che si semina. A volte si miete ciò che altri hanno seminato, a volte altri mietono ciò che noi abbiamo seminato, ma a conti fatti si va sempre in pari.

  10. Che essere e fare siano vincolati fra loro è cristallino, non c\’è dubbio.E\’ la nostra definizione, quella che ci affibbiano, a dipendere unicamente dal fare. E non so se dire purtroppo o per fortuna.

  11. Eh, è un bel problema e non c\’è una soluzione che va sempre bene."…cosa fare o non fare non lo so,
    quando, dove e perché riguarda solo me,
    io so solo che tutto va come va, ma non va…" – CSI, Depressione Caspica

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