Cultura da podio

Vengo colto ogni volta da un moto di stizza. Il senso di superiorità di chi bolla come superfluo, inutile o non degno un prodotto della capacità umana differente dai canoni in lui inariditi, forse perchè forte della propria cultura o della propria passione, non si limita ad infastidirmi, mi rende furioso.

Il lavoro di ricerca di un biotecnologo emigrato in Germania, l’insegnamento del mito della caverna ad una classe di adoloscenti, la striscia quotidiana con cui un vignettista fa sorridere o pensare, l’articolo di denuncia del giornalista sconosciuto sono tutte espressioni di un lavoro, sbocchi di un percorso. Scienza, filosofia, intrattenimento ed informazione sono solo esempi; ma la dignita che ognuno di noi assegna loro è molto variabile.

Si tende a dare alla cultura un senso utilitaristico, nell’accezione più vasta del termine, e non vi trovo nulla di sbagliato. Sono i perchè si debba credere che una ha più importanza dell’altra a smuovermi.
Spesso e volentieri chi cresce di studi umanistici ha un occhio di disappunto verso le culture tecniche e tecnologiche: allontanano l’uomo dall’uomo è l’accusa. La prima contraddizione è del linguaggio: umanistico, come se materia quali lettere e filosofia fossero le uniche a riguardare l’uomo. Fisica e chimica non ci riguardano? Sono pur sempre nostre astrazioni.
D’altro canto il pragmatismo di alcuni tecnici, il loro relativizzare tutto al concreto come unica utilità dimostra una chiusura sconfortante. Il soddisfacimento dei bisogni primari non può ritenersi l’unica priorità. Non siamo fatti di sola carne, per quanto poco vi sia oltre essa.
Ancora più ributtante è la considerazione dell’arte e della moltitudine delle sue espressioni. All’interno stesso dell’ambito artistico vi si trovano conflittualità fini a sè stesse, sufficienza di approccio da parte di un cultore verso forme a lui non congeniali. Il cinema, la letteratura, la musica, la pittura o il fumetto sono tutte espressioni di stati d’animo, emotività comuni, teatri di idee, campi di battaglia per armigeri sotto il medesimo vessillo.

L’impoverimento di chi si preclude di considerare (non ho detto ammirare) le molteplici possibilità che hanno gli uomini ha la forma dell’isolamento.
Un forma che immobilizza.

Annunci

25 risposte a “Cultura da podio

  1. a tal proposito, un poeta ed un astronomo che guardano un cielo stellato cercano la stessa risposta, per mezzo della stessa domanda, formulata con linguaggi diversi.

  2. Etichette. Preconcetti. Snobismi. Ci affanniamo cosi tanto per avere delle certezze inutili, che ci pregiudichiamo molti aspetti catalogati in un determinato modo. Tutti quelli che ho conosciuo di fisica e matematica mi sono sempre risultati un pò strambi. Sciocchezze.
    Tutti quelli di lettere e filosofia hanno la testa tra le nuvole. Sciocchezze. Tutti quelli "scietifici" e "tecnici" sono pragmatici, nn come quei perditempo dei filosofi…..sciocchezze.
    Sono d\’accordo con te, Josef.
    Ps.: mito della caverna forever!
    🙂

  3. Forse l\’impoverimento c\’è già in partenza, ho notato che scegliere una disciplina può essere un fatto di convenienza intellettuale. La facoltà di economia è piena di gente convinta di fare business dalla mattina alla sera, oppure ci sono persone che non capiscono gli sbocchi di facoltà come agraria o filosofia perché non immaginano le professioni future e quindi i guadagni e i ricavi da stendere sul 730.

  4. Appunto, Matteo, gli interessi comuni, il linguaggio diverso.

    Il mio preferito è il mito dell\’androgino, Marta. Hai mostrato un bella lista di convizioni affrettate e di preconcetti, hai colto il segno…

    Sul problema della scelta della facoltà ci sarebbe da parlare per ore, Nicola.
    Mi piace quando parli di convenienza intellettuale, rende davvero bene
    l\’idea. C\’è chi sceglie una facoltà perchè ha bisogno di sentirsi
    ammantato da una certa aura di intellettualismo, chi lo fa perchè
    aspira a forti guadagni. Nessuno sceglie Matematica, chi vorrebbe fare
    il profssore? Che tristezza.Certo, Fabio. Io sarei un uomo migliore se parlassi per citazioni e aforismi. Che persona sarei se le parole che usassi fossero mie?!

  5. Non penso che l\’astronomo e il poeta guardino il cielo allo stesso modo: il primo cerca una risposta, il secondo la trova.
     
    Tanto per ribadire il discorso, giustissimo, della artificiosa divisione fra scienza ed umanesimo, lo stesso mito della caverna da te citato può essere inteso in modo matematico (e chissà se Platone non intendesse precisamente quello). Le forme geometriche del mondo sensibile non sono mai perfette; tuttavia hanno fra di loro qualcosa in comune di perfetto, ovvero quella che noi chiamiamo forma. E forma in greco si diceva appunto eidos, idea. E\’ questa forma astratta, questa idea, ad essere perfetta e a formare oggetto di conoscenza e speculazione.
    Quello su cui scienza e umanesimo non concordano, a mio parere, è la metafisica che discende da questa (se vogliamo) banale osservazione di Platone. Quella forma, quella idea, gli umanisti (in larga parte) dicono provenga da un mondo sovrasensibile – non necessariamente divino – mentre gli scienziati pensano sia semplicemente un modo per organizzare il caos.
    Questa divisione impera ancora oggi, nonostante il dibattito americano ormai tutto spostato sul naturalismo e la presenza nel nostro Bel Paese di uno straordinario tentativo di sintesi fra pensiero umanista e scientista nella produzione di Nicola Abbagnano.
    Se la scienza ci insegna a guardare il mondo, la filosofia dovrebbe farci semplicemente riflettere su di esso, non dovrebbe creare un mondo parallelo.
     
    Per quel che riguarda l\’arte, dopo la messa in discussione dell\’estetismo ideale crociano che distingueva fra arte e non-arte, ognuno fa un pò quel che cavolo gli pare. Io penso che anche le divisioni all\’interno delle arti, con le loro isteriche contrapposizioni, abbiano il merito di spezzettare l\’arte e renderla comprensibile anche al popolino.
     
    L\’utilitarismo (e ancor più il pragmatismo) è forse il tipo di umanesimo che più si avvicina alla scienza: se funziona è "giusto", altrimenti è "sbagliato". Questo tipo di pensiero lascia però aperti quasi tutti gli interrogativi morali – e verrebbe da chiedersi se davvero esistono o non sono un misto di buonsenso e bigottismo – che però possono trovare il loro laico fondamento nell\’imperativo categorico di Kant.
     
    Forse il tipo di filosofia "più giusta" è quella che fa riflettere sulle domande della scienza, colloca sistemicamente le sue risposte fin dove è possibile, e lascia all\’individuo la libertà di porsi la propria morale.

  6. Questo perchè tra l\’ ambito umanistico e quello scientifico c\’è sempre stata una specie di lotta, quasi a voler dimostrare che uno è migliore dell\’ altro. La verità è che sono la stessa cosa, la cultura è un tutt\’uno, almeno io così la penso.

  7. Pico, il tuo commento è stato esauriente ed interessante. Il fatto è io non ho tentato di parlare di cosa fosse più o meno giusto, delle capacità che le varie parti hanno dei lori metodi o così via discorrendo. A me spiace la supponenza che in vedo da da un lato verso l\’altro (qulunque lato guardi), questa tende a svilire l\’approccio dell\’uomo a sè stesso ed al mondo.Scaglia………………………………………………. ?!Già, una lotta tanto aspra quanto inutile, Carmen.

  8. Si J, capisco. Forse nell\’intervento mi sono lasciato trascinare (come al solito :D) dal flusso dei pensieri.
    Proprio nel mito della caverna si rintraccia una "sincresi" fra scienza e umanesimo.
    In effetti ha senso fino ad un certo punto scindere la scienza naturalistica e quella umana, dal momento che la prima è – con ogni probabilità – condizionata dalla seconda (come dici giustamente).
    La contrapposizione emerge quando l\’uomo cerca di spiegare la natura SOLO mediante se stesso, creando impalcature metafisiche che, se da un lato donano la rassicurante certezza di un "edificio unico", dall\’altro tralasciano quasi del tutto le implicazioni pratiche. E\’ sul rapporto fra uomo e natura che nascono i conflitti: l\’astronomo spiega la luce della stella con l\’elio, il deuterio ed il trizio, il poeta con gli occhi dell\’amata – rigorosamente immaginaria.
     
    Al di là di questa dicotomia di fondo, per me, le degenerazioni conflittuali sono proprie delle menti più focose, che scelgono la squadra di militanza e combattono l\’avversario fino all\’ultimo. E\’ un pò il modo di definirsi mediante negazione.
    In Italia lo scontro è forse ancora più aspro (e retrogrado) per la presenza di una certa Istituzione che ancora si ostina a celebrare la razionalità intrinseca del mondo come espressione di un logos alla greca, che è stato ampiamente demolito e criticato dalla filosofia degli ultimi millenni (pensa solo ai numeri irrazionali).
     
    La supponenza, per chiudere, penso sia inevitabile e continuerà ad essere inevitabile finchè entrambe si porranno come unica visione del mondo. Ad onore dello scientismo però, va detto che oltre ad essere per definizione contro qualsiasi dogma (e quindi intrinsecamente immune da qualsiasi pandettismo), nasce come movimento "reazionario" ai totalitarismi intellettuali degli umanisti e alla loro storica inapplicabilità.
     
    Meglio che mi fermi 😀

  9. @pico: si potrebbe riassumere il tutto con "convenienza intellettuale" o "supremazia intellettuale.
    La scienza è un dogma: emana in continuazoni leggi e postulati. Difficilmente uno scienziato andrà contro i suoi dogmi, ti ricordo che per anni i migliori luminari hanno fatto fatica ad accettare che la terra fosse rotonda e che in south park kartman riesce ad arrivare nel futuro dove si lotta per l\’unica scienza agnostica giusta. Se lo ha visto kartman io ci credo, senza ombra di dubbio.

  10. Il mito della caverna non lo preferisco. Meglio l\’arte, che come dice Josefk, non è un discorso a casuale. Nella "Scuola di Atene"  di Raffaello, il buon Aristotele richiama a terra il bravo Platone mentre l\’altro punta il dito per aria. Non è fantastico?
    Queste due eccellenti personaggi e i loro meravigliosi compagni d\’affresco mi sembrano desiderabili sopratutto in questa pittura, ove è più evidente il contributo dato al pensiero logico che le loro misere e grette personcine (uno non rideva mai; un altro si masturbava in pubblico). E\’ un\’ampia apertura alla conoscenza, e ciò mi piace molto.
    La supponenza sulla qualità, quantità, parcellizzazione e classificazione del sapere è un vicolo cieco. Del resto, il verbo transitivo \’inventare\’ deriva dalla parola latina invenire significante trovare. Più è ampio il campo, più si può scavare; non necessariamente verso un fondo retorico.
     
    P.S. Spero che la dialettica successiva al commento, se ci sarà, non argomenti di Raffaello e approvazione papale.

  11. Pico, la conflittualità la vedo generata da menti che non considerò focose. Anzi. Mi sembrano piuttosto arroccate in bastioni indifendibili, indifendibili per propria scelta. In Italia poi queste posizioni sono ancora ben meglio difese a causa di uno sviluppo culturale lento o rallentato.Non se sia solo lo scentismo a contrapporsi a totalitarismo politici e ideologici. Ho notato una certa reazionarità e militanza anche in ambito poetico/letterale/artistico.Per la scienza, Nicola, il cambiamento, le rivoluzioni, sono sempre un colpo fortissimo.Edo, la mia povera dialettica non ha alcuna forza per fare insinuazioni su intonacatori e blasfemie. Inventare effettivamente si può applicare a qualsiasi campo, non dev\’essere un caso, magari il linguaggio qualche volta cerca di redimersi. Che si ritrovi un\’ispirazione o una soluzione si è comunque usato il modesimo organo.Non sapevo che Spallone si masturbasse in pubblico. Un tipo interessante.

  12. No, c\’è un equivoco: era Diogene il cane. Costui lamentava del fatto che non fosse possibile masturbarsi lo stomaco in caso di langurino. Sì, decisamente interessante.
    Mi rende felice la notizia che la tua dialettica sia incapace di insinuazioni, poiché serve a tutt\’altro scopo. Comunque non voglio attribuirti il significato spropositato dato alla parola, perché la colpa di ciò è da ricercare nelle alte sfere.

  13. Doversi condensare in poche righe non è facile, almeno per me. 🙂
     
    La conflittualità esiste a prescindere dalle menti focose, per il semplice motivo che si pongono entrambe come spiegazioni del mondo, questo è certo. Tuttavia le menti focose e le penne audaci (pensiamo, tanto per dirne due, ad Odifreddi per lo scientismo e Messori per il confessionalismo) finiscono per porre l\’accento più sulle reciproche stoccate che sui contenuti delle due correnti.
    La filosofia deve ammettere la scienza come base, se non assolutamente valida, almeno "più probabilmente" valida per la compresione del mondo. Se non compie questo passo, rischia di essere travolta dallo scientismo (questa volta in senso spregiativo) e dal relativismo caotico ed incontrollato. La spia del pragmatismo di Pierce dovrebbe secondo me già far riflettere.
     
    @Nicola: è un luogo comune quello della scienza come dogma. L\’errore è già stato commesso con il positivismo, e gli empiristi hanno già fatto piena ammenda. E\’ vero che molti luminari rifiutarono le scoperte galileane, ma erano luminari dell\’ipse dixit, luminari "umanisti" che confutavano l\’evidenza del cannocchiale con l\’autorità di libracci ultramillenari.
    La corrente scientista si pone come unica in grado di "osservare" il mondo. Punto. Tutte le forme di etica, di moralità, di metafisica che ciascuno scienziato sente di trarre dalla sua osservazione del mondo, restano un suo punto di vista. Newton fu un grandissimo scienziato, ma non per questo dobbiamo credere alle sue teorie sulla fine del mondo scritte in veste di massone.

  14. La cosa mi conforta, Edo. Vedere Spallone che si sevizia in solitario mi avrebbe reso parecchio triste. Sul problema dialettico intercorso non mi pronuncio, resto compiaciuto della tua felicità.Pico, non mi aspettavo un così acceso ed argomentato dibattito (non me l\’aspetto mai). Ho però notato una cosa. Sei dell\’idea che tra filosofia e scienza sia la prima a dover accettare la seconda, che sia la prima ad aver un senso di superiorità più forte.

  15. Ho anch\’io la mia squadra del cuore 😀
     
    Scherzi a parte, più che una questione di tifo credo sia una questione sostanzialmente oggettiva (poi magari mi sbaglio). TUTTE le filosofie (e le rispettive metafisiche) sono criticabili sotto quasi ogni punto di vista e nessuna ha mai aiutato a vivere davvero meglio. La scienza, più o meno, ha migliorato la condizione materiale dell\’uomo allungandogli spropositatamente l\’esistenza, frenato la spietata selezione naturale dei migliori, aumentato la capacità di comprensione del mondo, donato una straordinaria capacità di comunicazione ed interazione – se siamo qui a scrivere lo dobbiamo alla scienza e le sue applicazioni, non certo al romanticismo o l\’idealismo.
    Certo non tutto ciò che la scienza crea è necessariamente "giusto" soltanto perchè funziona (pensiamo alla bomba atomica o ai terrificanti esperimenti dei lager nazisti); ed è qui che entra la filosofia, che dovrebbe insegnare il perchè dopo che la scienza ha colto il come.
     
    Fino a che si continuerà a parlare di assoluti, ignorando completamente la meccanica quantistica, il teorema di Godel e tutto il pensiero scientifico del \’900, la filosofia resterà un (bel) gingillo per (grandi) menti senza troppi guai pratici.

  16. 1-Ogni scarrafone è bello ‘a mamma soia.
    2-Chi non stima altri che sé, è felice quanto un re.
    3-Chi vuole sul serio qualcosa trova una strada, gli altri una scusa.
    4-Che cos\’è l\’arte se non un modo di vedere?
    5-Viviamo tutti sotto il medesimo cielo, ma non tutti abbiamo lo stesso orizzonte.
     

  17. Io pongo la questione su un altro piano, il confronto e gli screzi esistono solo quando si ha una fede cieca. COme in tutte le cose, che poi uno si deva sentire inferiore ad un altro è come domandarsi chi "porta i pantaloni". Per esempio a casa mia è mia madre.

  18. Nicola, usando la parola "confronti" sei stato sin troppo gentile…Credo la tua situazione "pantaloni" sia comune a quella di tanti altri.

  19. O ci si omologa o si affoga nel mare.
    Sto preparando vari attentati culturalmente avanzati contro una scuola che si basa sui festini alle varie discoteche bolognesi e ragazzi strabici a causa di ciuffi di svariati cm sull\’ occhio destro.
    Non so se avrò il coraggio…
    e se avrò il coraggio
    non so se tutti mi capiranno.
    Specialmente i professori.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...