Matto da legare

So scema io? No.
Lo domanda fra sè e sè la ragazza che mi è seduta di fronte. Si dice tantissime altre cose. Lo fa con voce serena e risoluta, ribadendo le sue convinzioni più e più volte, forte di una grande autostima e di un leggero disappunto verso chi nemmeno la guarda.
Il treno è paragonabile a quello della speranza, il fatto che abbia trovato liberi i posti attorno a lei dev’essere un caso.Dall’altra parte un giovane è preda di convulsioni. Ha i capelli chiari, così come gli occhi, una barba curata ed è piuttosto alto. Quando sono entrato in carrozza stava aiutando delle ragazze a riporre le valigie sulla cappelliera. Dorme con le palpebre non del tutto chiuse, muove la testa a scatti e di continuo, eppure il sonno in cui risiede da l’impressione di essere molto profondo. L’uomo sulla cinquantina sedutogli di fronte ha appena evitato un calcio, gli chiede se va tutto bene.
Si, certo, nulla che non vada.

Alle mie spalle siede un ragazzo esile, tiene il borsone poggiato sulle ginocchia e indossa occhiali da sole sproporzionatamente grandi rispetto al volto che nascondono. L’ho osservato in stazione qualche metro più in là che attaccava bottone con chiunque gli capitasse a tiro. Parla del più e del meno con aria felice, contento di avere qualcuno con cui scambiare poche e semplici parole. Alla bella donna che gli siede affianco ha chiesto se cerca un ragazzo. Il largo sorriso con cui è stata accolta la domanda ha fatto da preludio ad una conversazione durata oltre la stazione a cui sono sceso.

Quando chiedo a me certe cose, mai in pubblico e mai ad alta voce, non rispondo con la stessa prontezza nè mi sento altrettanto sicuro. Di motivi per credermi idiota ne ho davvero tanti, e cercare di affermare il contrario mi rivela semplicemente che ho torto marcio.

A volte il senso di inadeguatezza mi logora. Realizzare la mia irrealizzazione, il non essere in pari, può risultare sconfortante. Non va tutto bene.

Le reticenze ed i tentennamenti nel dialogo sono un’infinità. Tutte le dighe, le paure e le deviazioni a cui sono costretto quando ho a che fare con le parole sono terribilmente frustranti. Porre continua attenzione a cosa dire e a come dirlo mi lascia inappagato.

Il matto da legare sono io.

Annunci

20 risposte a “Matto da legare

  1. Che testo impegnativo, Rocco.
    Mi metti in difficoltà, perchè riesci a scrivere di ciò che penso.
    Anzi pensavo, in passato, quando ancora credevo che gli altri fossero migliori di me, a parlare, a pensare, a muoversi, ad agire, ma soprattutto a far credere di essere capaci di tutto questo.
    E ne è passato di tempo.
    Poi ho cominciato a pensare di ribaltare il rapporto con gli altri, non io a temere il loro giudizio ma loro semmai a temere il mio.
    Adesso siamo pari, io sono così, non cerco di piacere a tutti, riconosco i pregi degli altri e accetto i loro difetti (non tutti però), magari non sempre è reciproco ma va bene così, l\’importante è rispettare sé stessi.
    Tu hai una ricchezza dentro, devi solo esporla meglio nella vetrina del tuo io e cominciare a spenderla.
     
      

  2. No, bibi, ovviamente no. E\’ nella natura umana. Peccato però, in fin dei conti si potrebbe vivere meglio.Sai Mauro, non credo di soffrire di particolari sensi di inferiorità, tutt\’altro. Quello che mi disturba in modo particolare è avere coscienza di me stesso senza metterlo in atto. Può essere deprimente.

  3. Sinceramente non mi sono mai posto un problema del genere..Sarà che non ho mai avuto problemi ad attaccare bottone con qualsiasi personaggio mi capitasse a tiro.Forse è solo una questione di timidezza, nulla che ti renda matto =)

  4. Un pazzo dal cancello del manicomio a un passante: "Vi fanno mai uscire, voialtri là dentro?"
    Voce di uno che grida nel deserto.

  5. Non è che sono timido Angelo, lo sono stato ma è passato tanto tempo. Mi ha colpito il modo semplice e diretto con cui quel ragazzo avvicinava le persone, le rendeva complici dei suoi pensieri senza porre filtri.Era il passante a gridare, vero Edo?

  6. Quanti personaggi che si incontrano in un treno…Più o meno bizzarri. In questo post parli del tuo sentirti inadeguato…Magari su quel treno non hai incontrato la persona giusta che ti facesse parlare senza filtri e che apprezzasse le cose che avevi da raccontare, perchè se tu non parli con nessuno tranne che con te stesso…Ovvio che ti senti idiota! Sono gli altri, e magari anche gli sconosciuti che tirano fuori il meglio di noi 🙂

  7. Credo dovresti chiederlo al complemento di termine. Forse non ti risponderà, ma puoi capire ugualmente.
     
    Il treno è un bel posto dove farsi di gente. Molti preferiscono non cominciare perché ci sono altri effetti, oltre alla felicità provvisoria;
    quelli che si fanno non sono ancora morti.

  8. Flaviè, magari è perchè sai che gli sconosciuti da te non si aspettano nulla, almeno finchè restano sconosciuti. Eppoi ti immagini io che mi metto a fare un comizio nella carrozza, altro che filtri….Lo chiedo al soggetto principale, Edo, mi da maggiori soddisfazioni.Il treno, soprattutto quello dei pendolari, ti da la possibilità di stare a contatto con chiunque contemporaneamente. Può risultare appagante per i tossici da contatto umano, devastante per tutti gli altri.

  9. Questo è il motivo per cui i tossici fanno spesso buon viaggio, meglio se tagli JosefK nella dose.
     
    Credo che i pazzi siano troppo originali per preoccuparsi di fornire cose così venali come la soddisfazione. In compenso, si permettono rivincite più o meno gradite.

  10. Rifletto e poi ti rispondo….
    A volte il senso di inadeguatezza mi logora. Realizzare la mia irrealizzazione, il non essere in pari, può risultare sconfortante. Non va tutto bene.Le reticenze ed i tentennamenti nel dialogo sono un\’infinità. Tutte le dighe, le paure e le deviazioni a cui sono costretto quando ho a che fare con le parole sono terribilmente frustranti. Porre continua attenzione a cosa dire e a come dirlo mi lascia inappagato.
    Rifletto e poi rispondo….
     

  11. Due negazioni fanno una affermazione. Almeno in algebra, che facendo parte della matematica non è un opinione. Avendo una scarsa opinione di te esci dall\’insieme matematico e rigoroso e ti addentri nella selva del mondo soggettivo. Dove l\’opinione che hai di te è l\’unica cosa che conta, tutte le altre tesi sono nulle. Anche con una camicia di forza.
    Ho gli stessi problemi anche io, ma ormai me ne frego dei risulstati. Anche a camicia di forza indossata.
     

  12. Beh, josef….quanto ti capisco! Dovremmo volere bene a noi stessi un pò di più, quel tanto che ci renda liberi dalle nostre insicurezze, liberi di essere noi stessi. Sempre. Anche se essere noi stessi volesse dire dover riconoscere di non essere cme vorremmo essere ,a volte, in alcune situazioni. Insieme a ciò, osare un pò di più nelle situazioi che crediamo poter affrontare e gestire. E non far sì che la nostra consapevolezza ci renda schiavi di noi stessi e dei nostri timori.
    Insomma, una faticaccia. Ma necessaria. Ciao

  13. Rifletti pure quanto vuoi Marta (he he).Nel mondo soggettivo si, Nicola. A conti fatti la camicia di forza ce la cuciamo addosso noi sotto i consigli altrui, l\’opinione che abbiamo di noi stessi è comunque dovuta a quella che gli altri hanno di noi.Comincio a sudare già da adesso, Marta. La fatica è proporzionata ai problemi che siamo noi stessi a crearci. Certo che ho una certa difficoltà a amarmi, soprattutto quando mi guardo allo specchio.   😉

  14. Non so, non so…
     
    Il ragazzo è un eccezione,
    un esempio raro da trovare in giro,
    sono quest’ eccezioni che mi fanno sentire vuoto dentro, non matto, ma, socialmente una merda…
     O meglio, associale.  

  15. Beh, dai, gia che ti ci guardi ,allo specchio, vuol dire che tanto male poi non sei (e non parlo dal punto di vista fisico, perke non ti ho mai visto). 😉

  16. Associale rende l\’idea Scaglia. Ha dato una sensazione strana pure a me.Mi guardo allo specchio solo per errore, Marta, ed ogni volta che succede fuggo via terrorizzato.

  17. Inadeguatezza. A volte mi è capitato di provare questa sensazione.
    Poi ho capito che non ero io il problema, ma la realtà che mi stava intorno.
    E così sia…amen.

  18. Effettivamente pensare che sia la società ad essere inadeguata è parecchio confortante. Se cominciassero a pensarla tutti così avremmo un posto migliore dove vivere?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...