Strani inizi e controverse motivazioni

Ho cominciato a leggere perché avevo l’influenza.

Nonostante il distacco dai banchi di scuola mi portasse estremo gaudio, la noia si impadronì alla svelta della mia persona e tutti i possibili palliativi erano terminati; in tv avevo ormai assistito alla storia romana completa
rivista in chiave Hollywood anni cinquanta, le avventure video ludiche erano state doppiate più e più volte, PKNA non sarebbe uscito prima del mercoledì successivo. Situazione di panico.

L’armadio che funge da libreria a cui mi accostai sapeva di ultima porta prima dell’uscio infernale (uscio… stranezze lessicali, come se si potesse uscirne una volta entrati). Cercai di far forza sulle mie desertiche nozioni scolastiche per riconoscere gli autori indicati sul dorso dei libri. Quello per cui provavo meno ribrezzo recitava “Il fu Mattia Pascal – Luigi Pirandello”, un’edizione vecchia di trent’anni, ingiallita e le cui pagine a malapena restavano incollate l’una all’altra. La febbre crollò in capo a due giorni, feci comunque in tempo a leggere “Uno, nessuno e centomila” e una raccolta di racconti.

Principio di una dipendenza.

 

A voler essere preciso la mia esperienza di lettore ebbe inizio un paio d’anni prima. Ero passato per la tristezza di David Copperfield, l’unico protagonista di un romanzo che speravo si suicidasse prima della fine del racconto.
Non ho ben capito se fosse un tipo sfortunato o se semplicemente portasse sfiga. Ci furono poi i romanzi cinofili, Il richiamo della foresta e Zanna Bianca. I verniani (che triste aggettivazione) Michele Strogoff e Ventimila leghe sotto i mari ebbero maggior fortuna, nei miei riguardi intendo. Non bastarono però a far attecchire in maniera cronica la scimmia. Ci era voluta l’influenza.

 

Leggevo per soggiornare in vite non mie. In questo modo di situazioni interessanti sono riuscito a viverne parecchie. Ho così passato svariati anni sui fronti delle guerre più diverse, da una parte e dall’altra, per ideali il più
delle volte, altre erano solo pretesti. Ho attraversato gli Stati Uniti da costa a costa senza mai pagare il biglietto, e i miei compagni ingollavano scotch e bourbon come fosse acqua. Ho assistito a stragi e omicidi, spesso era
la mia stessa mano a spegnere delle vite crudeli o innocenti. Sono entrato nelle grazie delle donne più belle, più intriganti; me ne sono innamorato e le ho fatte innamorare. Illusorie soddisfazioni.

Ho villeggiato in luoghi e tempi dove non sarei mai potuto
ritrovarmi. A prezzi irrisori.

Ho letto per darmi un tono.

Così ho conosciuto i beat e i loro eccessi conformisti. Continuo tuttora a vomitare i termini più alcolici e a dar sfoggio di conoscenze da tossicomane. Gli autori complessi e complessati divennero ottimi pretesti per della vuota retorica.
Kafka a colazione, Orwell per pranzo, Burroughs e Mishima tra cena e spuntino di mezzanotte.

Inutili doveri intellettuali.

 

Stanco di restare zitto in discussioni che non mi appartenevano aprivo testi solo per avere qualcosa da dire. Il mutismo andò col tempo diminuendo, tutt’ora ho il vizio di parlare anche di ciò che non conosco ma di cui posso
costruirmi un’idea poggiandomi sulle malferme basi che ho piantato in qualche campo non troppo distante, o che magari è agli antipodi. Ma anche questo è un problema di manie da protagonismo.

 

 

Già da un po’ leggo per il solo gusto di farlo. E’ un po’ svilente, dirà qualcuno, ma mi accontento. O forse no.

Dev’essere per tutto quanto ho appena detto.

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33 risposte a “Strani inizi e controverse motivazioni

  1. Infinite strade aprono i libri,
    qualcuna l\’abbiamo percorsa,
    qualcun\’altra la eviteremo,
    su qualcuna abbiamo accelerato per arrivare dritto alla fine,
    su qualcun\’altra abbiamo rallentato per goderci il paesaggio
    quello che non mi è riuscito è ripercorrere la stessa,
    forse sarebbe utile per guardarla in modo diverso e per coglierne aspetti che erano sfuggiti,
    ma niente da fare.
     

  2. Avevo otto anni ed era il giorno della mia prima comunione. Un amico di mio padre mi regaló un libro…"Un libro? ma che c@xxo di regalo é un libro" pensó allora quell´odioso bambino non dimenticando di sorridere e ringraziare.Avevo ricevuto anche la nintendo, che me ne facevo di un libro? Ma quando tutti i livelli erano stati superati e anche al povero super Mario era venuto a noia quel continuo salvare prinicipesse, ecco che il libro tornó di drammatica utilitá. Una bellissima edizione de "Il corsaro nero" bevuto tutto d´un fiato in pochissimi giorni. Da quel momento non ho mai piú smesso. Dapprima i classici (l´influenza di una eccezionale prof di letteratura non é da sottovalutare), poi una scelta via via piú autonoma e consapevole con grandi soddisfazioni e poche cantonate.

  3. ….parlare della propria droga e\’difficile…la si venera …si e\’gelosi amanti e custodi…non la si condivide…
    a quattro anni ho cominciato a leggere perche\’mi sentivo sola e la bibloteca di mio padre era un rifugio affollato di personaggi meravigliosi….salgari e\’stata la mia iniziazione…ed ai libri devo tutto..anche la mia salute mentale!;))…percio\’…che altro…
     

  4. Avresti dovuto guardare Supercar, così ti saresti drogato di velocità e non di libri. O McGyver, almeno risparmiavi sull\’idraulico ed il fabbro.
     
    Io non lo ricordo il primo libro. Ricordo però che a 5 anni lessi il primo fumetto: Paperino ed una storia parodiata dalla corazzata Potemkin.

  5. Io ho provato ripercorrerle queste benedette strade bibliche, Mauro, e a volte mi hanno estasiato, altre un pò meno. Tra la prima e la seconda volta erano "accadute" tante altre cose che me la facevano forse capire meglio.Ora che mi hai detto della filastrocca posso darmi arie da cantastorie?Io ho cominciato con L\’isola del Tesoro. E comunque è vero, Fabio, dopo un pò si acquista un certo fiuto e risulta difficile sbagliare con la scelta di un nuovo romanzo.Ma allora sei anche una bambina prodigio, Ariel!? Mmmm…….. la cosa fa riflettere. E poi perchè gelosi? Sarà che non sei sbruffona come lo sono io.E il punto lo sai qual\’è PICO!?!? Che io ci sono cresciuto con supercar e McGyver….. quanto sono cresciuto male.

  6. ….no Josefk e\’stato solo il bisogno a rendere straordinario l\’ovvio..l\’ho capito dopo..il resto e\’verooo!!;-DDD

  7. L\’importante è cominciare, Nicola, ma anche no.Quindi i prodigi esistono, Ariel! E io che a queste cose non credevo.

  8. perché bibliche?
    intendevo che alcuni libri ci aprono a mondi bellissimi,
    altri sono una delusione o li evitiamo per tempo.

  9. I libri sono l\’unica cosa a non avere scadenza.. li puoi tenere lì per anni e poi riscoprirli. e così anche lo stesso libro può essere un libro nuovo perchè crescendo riempi le pagine con le tue esperienze..

  10. David Copperfield?
    sei riuscito a finirlo?

    Io l\’ ho cominciato 8 volte: mai superato i 4 capitoli.

    Roald Dahl fu il mio primo amore, ad 7 anni.

  11. Josef, ma che bello questo post! 🙂
    Io non ricordo in questo momento con esattezza quale fu il primo libro che lessi. Peccato.So solo che fino ad un certo punto sono andata a periodi. Quelli di quando ero più piccola evito di dirli. Poi a liceo ebbi il periodo "Coelho", che adesso farei fatica a riaprirne un libro. Ma il liceo è stato il periodo delle grandi scoperte. E ricordo che mi piaceva darmi "un tono", perchè ancora non avevo capito la bellezza di essere io e il libro soli, e nessun\’altro. Lo capii quando lessi "La vacanza" di Dacia Maraini. E fu singolare,perchè era stato un libro che mi avevano dato da leggere a scuola, e solitamente, sbagliando, non leggevo mai con interesse quei libri,quasi per partito preso (infatti in questo modo mi sono persa libri come La metamorfosi, o Cuore di tenebra – chiedo loro scusa – ). Quando poi ho scoperto la poesia, allora mi si è aperto un mondo (che poi poesia non è solo quello che si legge in versi, anzi, molto spesso è ciò che sta tra le righe). Ho sempre desiderato leggere libri "di fama", ma poi ho sempre inconsapevolmente ricercato libri alquanto sconosciuti, tipo "L\’oca minore". Dal 1 anno di università ho (ri)scoperto la passione per i classici…
    Ad un certo punto è calato un velo. E mi rattrista. Perchè è tanto che non mi butto con passione in un libro, io e lui e basta. A mcinare con curiosità e coinvolgimento la storia, le parole, i personaggi. Mi manca molto. 
    Spero che torni.

  12. Ci sono riuscito al secondo tentativo, Scaglia. Me lo regalarono a Natale, fu un un triste Natale.Io, Marta, cerco di leggere quando sto bene, tranquillo e non ho pensieri per la testa. Poi però se leggo in periodi meno tranquilli scopro i libri come ottimi sedativi.Veramente, Cler, ci sono un paio di cose migliori della lettura…. ;-D (Ora passerò per il solito maschio a pensiero monotematico)

  13. Perchè cazzo avranno commentato qua sotto. Che nervoso. Io lo faccio solo per esprimere senso di disagio nella speranza cambi qualcosa, perdonami, altrimenti avrei evitato.

  14. All\’università avevo cominciato a leggere Nietzche, Rilke, Hesse ecc, poi mi sono come saturato e ho capito che più che rimpinguare una cultura letteraria preferisco lavorare di fantasia su fantasy e romanzi. Mi sto leggendo tutta l\’epopea di O\’Brian, storie di velieri, mari lontani, battaglie e tempeste e poi ho Pullman che mi aspetta sul comodino. Ogni tanto inframmezzo con qualche fumetto.Leggo per soggiornare in vite non mie: ho artigli in adamantio e una calzamaglia gialla, una giacca nera su camicia rossa, jeans e Clark,  sono un mezzo vampiro, un comandante di vascello bagnato di sangue e acqua di mare, un agente segreto che tenta di sconfiggere Napoleone e un reporter del National Geographic che vive dei profumi e dei suoni sgocciolanti dalle pagine lucide di una rivista. Poi, nei ritagli di tempo, cerco anche di vivere in maniera soddisfacente in questo romanzo che qualcuno chiama Realtà, e a volte è anche meglio della fantasia… 🙂

  15. Io arderei il papa…hai un po\’ di carbonella?Io leggo poco, dovrei leggere di più…i miei commenti ne trarrebbero giovamento. Credo.

  16. sia fatto santo dickens e poi…leggere per leggere è un\’ottima attività.
    non sempre studiare un libro equivale a coglierne l\’essenza.
    leggere per leggere, secondo me, rende molto più che leggere per conoscere.
    nel senso che dickens batte "elementi di psicologia" 10 a 0

  17. Il mio primo libro fu Il piccolo principe.. avevo 8 anni. Ancora lo conservo e ne sono gelosa.
     
    Certo si inzia dal piccolo principe e si finisce cn La nausea di Sartre… chissà cm mai poi..

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