Alti e bassi

Per darsi un tono basta poco; più che altro bisogna volerlo.

 

Basterebbe far notare la passione per i libri, in generale. In particolare, limitarsi a leggere Shopenauer e Kant potrebbe portare buoni frutti, così come adorare Dan Brown e Coelho. Da notare che anche lasciar intendere che si hanno capacità di scrittura che vanno oltre il classico soggetopredicatocomplemento può risultare appagante ai fini di un elevazione intelletual-personale. In casi come questo aiuta moltissimo dichiarare la propria incompatibilità con la televisione e sparare numeri a caso riferiti ai giorni
trascorsi dall’ultima volta che si ha avuto l’occasione di guardarla.
Da rimarcare il fatto che è stato necessario spegnerla dopo pochi minuti per conservare la propria integrità morale.

Ascolto Glen Miller e Duke Ellington, Solo rock anni 70, Mozart, di rado Chopin, Le serate al Metropolis di Little Lou Vega, Gabriella Ferri esclusivamente dal vivo, I neomelodici napoletani ma mai i parastatali. Sono tutti esempi ugualmente validi seppure parallelamente diversi, l’importante è farlo notare.
Che sia nell’ipod, con l’auto che salta a causa dei bassi, seduti a bere in uno squallore di bar o stesi sul letto con espressione sognante; basta che qualcuno vi veda, e di conseguenza senta, mentre lo fate.

Guardo solo film d’autore, della corrente neorealista serbocroata in lingua originale senza sottotitoli. Non ci capisco niente, ma è più interessante. E’fondamentale anche l’occasione in cui vengono gustate tipologie di film così
ricercate. Sorbirle nelle notti ghezziane di Fuori orario, approfittando della tessera del cineforum organizzato dal docente di filosofia di fiducia, o nella maratona casalinga di 12 ore (possibile che sia la durata di un unico film) a
cui si sono trascinati gli amici abituati ai cinepanettoni, è sicuramente più appagante che non leggerne trama e critica sull’iemmedibbi.

L’uso stesso di un linguaggio forbito (aggettivo già di per sé poco modesto) è un’ulteriore superamento del livello medio a cui si è abituati.
Per quanto oneroso possa risultare l’utilizzo di parole come contrito ed escatologico in un discorso sulla bontà del caffè di macinazione italica, lasciare intendere al proprio interlocutore che si conoscono e, probabilmente, capiscono parole di tale complessità lessicale può portare a sguardi di intensa ammirazione, o presunti tali.

Nei giorni festivi indossare abiti adeguati, rifornire il
portafogli di contante e recarsi nei luoghi di ritrovo più frequentati (bar, ovviamente) è lo sport preferito di chi vuole darsi un tono. L’obbiettivo principale di questo esempio di personalità forti è rifornire il maggior numero
di amici, conoscenti e ignoti (incauti) avventori dei più diffusi liquidi di consumo alimentare quali caffè, crodino, campari e, solo nei casi peggiori, prosecco di scadente qualità. E’ attraverso l’altrui sentimento di debito che
si cercano tonalità altrimenti nascoste.

 

Darsi un tono è uno strumento fondamentale per ottenere il
riconoscimento che l’individuo disperatamente cerca. Il fatto che far intendere di avere abbia lo stesso valore di possedere realmente è un paradosso tanto usuale da non poter essere più considerato tale.

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29 risposte a “Alti e bassi

  1. Ci ragiono… Che fare intendere sia diverso da possedere mi sembra giusto, lo prendo come principio dimostrato. Che tutto sia separabile secondo questo principio non mi sembra possibile, troppe eccezzioni che confermano la regola come chi ascolta solo musica rock anni \’70 e adora i film con la Fenech che di culturale hanno solo il cul. Anche se dato per dimostrato sembra un\’ulteriore modo per distinguersi, perchè lo puoi applicare alle combinazioni di gusti che ti vanno a genio escludendo il resto. Come porre una linea di demarcazione tra l\’essere e apparire che si può spostare a piacimento. Ma questa è solo un\’impressione e la ragione non trova spazio, per cui direi che più che un principio è un dogma.

  2. …aihme\’…la tua "costatazione/dimostrazione"non fa una piega..per fortuna alcune persone se ne fregano dell\’altrui considerazione eo riconoscimento inteso come appartenenza a qualche categoria gruppo …vuoi di elevato status sociale culturale politico religioso ecc…ecc..o non appartenenza in quanto Unici nel loro genere!!(cosi\’si son convinti!!…)…la non necessaria dimostrazione spontanea di possedere…essere ….o similifa di te…un essere umano!:)

  3. E io penso che ci si possa dare un tono anche adorando i film della Fenech.Ed è fondamentalmente vero, essere è lo stesso che apparire.

  4. E’ attraverso l’altrui sentimento di debito che si cercano tonalità altrimenti nascoste…uhmmm……..si\’… noi facciamo leva sull\’insicurezza dell\’altro per far spazio alla nostra elevandola a qualita\’…(cosa ho detto??..)ok buona…^_^..

  5. Potresti aver detto bene, ARIEL… Ma ora che me lo fai notare…. cosa ho detto io?!A volte, NICOLA, posso anche essere spietato.Può darsi, AZZURRA. Ma a volte può riuscire terribilmente naturale.

  6. Io guardo Amici e il Grande Fratello, ascolto i commercialissimi Negramaro. Nei giorni di festa uso lo stesso la tuta e gioco a carte a casa mia.Non tutte le persone si danno un tono.Il mondo è bello perchè è vario 😀

  7. L\’unica maratona che abbia mai fatto è dei sei film di Star Wars.Ci sono etichette per tutto: intellettualoidi, comunistoidi, fascistoidi, contestoidi, androidi…e un pò di sano fumo non fa mai male. A patto di avere l\’arrosto.Anche perchè con la retorica e le parole si può stupire per un tempo limitato e solo persone col carattere di un caval donato. Basterebbe la Santacroce per confermare in pieno l\’analisi di Josef.

  8. concordo con Ariel.siamo tanto insicuri, consapevolmente e non. a volte si è cosi insicuri e attenti al giudizio altrui che anche quando è assolutamente vero ciò che si dice (ad esempio, ascolto solo musica anni \’70, per dirne una) si ha paura di apparire all\’altro in un determinato modo…..si ha paura di essere se stessi, perke potrebbe far intendere chissà cosa…ovvero il nostro modo di essere. se ci accettassimo non ci troveremmo con tutte ste strategie. è una disintossicazione bella e buona. l\’essere semplicemente se stessi, senza giustificare o nascondere la nostra identità, i nostri gusti, i nostri modi di pensare o il nostro non pensare, le nostre debolezze o presunte tali….ci nascondiamo dietro a ciò che descrivi, josef, per cosa poi? per cosa? noi siamo i primi giudici di noi stessi (ahimè, quanto è vero!) ,e secondo me chi si atteggia è il primo a sentirsi inadempiente. lo dico perke per me è cosi. anche il fatto di essere impegnati a "smascherare" gli altri, è in un certo senso un velo che ci mettiamo davanti agli occhi, per non vederli veramente. oltre al giudizio cosa resta? sarebbe bello esser sempre capaci di andare oltre. e t prego, nn darmi della buonista 😉

  9. Riesce naturale dopo anni di pratica. Non si abbassa mai la guardia quando ci si sente deboli.. E sì, Marta, chi si atteggia, chi cerca di mostrarsi meglio di com\’è realmente è il primo ad essere insicuro. E la cosa buffa è che sono queste le persone che andrebbero scoperte piano piano, un petalo alla volta!

  10. Usa i tuoi discepoli a questo fine, FABIO. Ti daranno grandi soddisfazioni.Dai, FLAVIA, che anche il tuo è un tono…. ;-D E non è di certo basso.I caval donati abbondano anche tra gli insospettabili, PICO. E spesso conviene esserlo.La necessità di accordarci a tonalità più alte non è sempre un istinto protezionistico. E\’ un\’arte naturale.Beato te, MATTEO. Qui la fa da padrone il viola….

  11. …..bisogna stare attenti…il confine tra cio\’che sei oggettivamente e cio\’che vorresti o vuoi far intendere e\’labile….la confusione indebolisce e non e\’conveniente…;))

  12. come scrivi tu, chiunque si può dare un tono, anche leggendo Dan Brown,invece, sono solo goffi tentativi,il tono è come il carisma, se non ce l\’hai, non te lo puoi costruire.solo gli allocchi ci cascano, ma su quelli che gusto c\’è?

  13. Una bilanciata identità, corroborata socialmente, necessita del plauso. Quale modo migliore per ottenere approvazione se non utilizzando qualcosa già approvato?P.S. Commento immagine: dimmi che maglione porti e ti dirò che cerchietto sei. 😉

  14. mi viene in mente "quell\’uomo in frac" di paolo conte…quell\’intellettuale eleganze che forse è solo poca umiltà o solitudine.comunque non ho mai conosciuto chi si sia dato un tono leggendo melissa p o dan brown. e spero di non conoscerli.

  15. …quando dico che mi piango ogni qualvolta l\’ape maya trova la mamma …invece di compatirmi mi guardano come esempio di sensibilita\’??!…mi sorge un dubbio….siamo sicuri dell\’effetto che induciamo negl\’altri??…che casino…

  16. MAURO, il punto è che chi cerca di darsi un tono, e viene scoperto, ha fallito. Poi magari vira sugli allocchi e si accontenta.Non ce n\’è, EDO. E\’ il modo più semplice.Sei stata fortunata, CLER. Ma non so se sono poi tanto diversi da chi se lo da leggendo Goethe o Proust.L\’effetto indotto non è sempre controllabile, ARIEL. E in effetti chi si da un tono non può certo sperare di ottenere sempre e solo ammirazione o invidia, capiterà anche del compatimento. E comunque, odio l\’ape maya.

  17. Frasi brevi ma significative:E poi qualche termine in latino non fa mai male (crasi di sine nobilitate, oggigiorno= figo).… io sto finendo “La critica della ragion paura” di Kant… non è niente male, saltando le parti filosofiche… Sì, l\’ho copiata da un Dylan Dog.Alcune volte darsi un tono è sconveniente.

  18. No, ARIEL. Odio senza motivo.Il latino, SCAGLIA, è un ottimo metodo. Ma buttar giu qualche parola straniera ogni tanto può essere vantaggioso.

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