Scritti distratti

Scrivere (nel senso basilare del termine, escludendo il concetto di creazione che mi è avulso) mentre ascolto altro che non sia quello che ho in testa risulta un’impresa complessa. Che sia una storia, musica o voci diverse dalla mia l’effetto è comunque quello di distrarmi. La tastiera ammutolisce, il rumore ritmico dei tasti perde la sua cadenza regolare e va incontro a trame di suoni inconsistenti che vedono sempre lo stesso finale, il battere forsennato sul tasto DEL.

Nasce così l’umiliazione, nell’impossibilità di dedicare il proprio tempo a due o più atti contemporanei. Potrei trovare delle scuse, o almeno delle illusioni. Affermare che concentro tutte le mie capacità in una singola azione è poco credibile, oltre che offensivo. Soprattutto andando a soppesare i risultati a cui solitamente giungo. Focalizzare non è un’abitudine salvifica.

Rispetto perciò i miei limiti e mi comporto di conseguenza. Invece no. Ho l’abitudine di affrontare moltitudini di compiti in cui impegno diverse parti di me e i cui prodotti vengono a scadere dopo ben poco. Così cerco di reggere più conversazioni di cui non seguo il filo e che concludo in abominevoli “non so che dire”. O  mi costringo preventivamente ad arrendermi nel mantenere più contatti umani e mi rinchiudo nel mio posto felice, fuori da me e dalle voci circostanti.

E risulta allo stesso modo grottesca la necessità di solitudine mentre leggo. E’ la sola presenza estranea alla mia, per quanto silenziosa ed insignificante, ad allontanarmi. La distrazione più scarna fa abbandonare ogni proposito di immersione letteraria.

La situazione è aggravata da un particolare significativo. Realizzare l’inadeguatezza nello svolgimento di due compiti mi porta ad abbandonarli per poterne poi intraprendere un terzo. Quest’ultimo andrà a colmare il mio bisogno di combattere l’inedia, che non riesco sempre a tenere a bada, ma non avrà alcun risultato sulla materia grigia. Non ci sarebbe nulla di male se non fosse che la terza via è divenuta una via obbligata.

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24 risposte a “Scritti distratti

  1. ..mi riconosco in pieno e me ne dolgo….a me conforta ricordar la frase.."il meglio e\’nemico del bene"…tu ricordala!:)

  2. questo scritto è la rappresentazione di quello che hai scritto:hai aperto almeno tre temi diversi-Potrei quindi fare come di solito uso, accennare due banalità per compiacere il mio interlocutore, così che si senta gratificato e continui, ma è un trattamento che non rivolgo alle persone degne di stima come l\’autore di questo blog.E ritrovarsi in alcune piccole manie come il silenzo richiesto dalla lettura o l\’entusiasmo di affrontare più cose contemporaneamente che però non si riuscirà a realizzarle aumenta l\’empatia nei suoi confronti.

  3. E\’ sottile la differenza tra frustare e frustrare, PICO, e sta unicamente nelle lettere.Fai bene a dolertene, ARIEL. Come ho detto a qualcun altro, non posso considerarmi un esempio da seguire.MAURO, sono onorato.CLER, dov\’è il problema!? Non c\’è da scusarsi.

  4. Non sta unicamente nelle lettere la differenza tra frustare e frustrare: tu mentre ti frustri , ti frusti (nel senso che ti dai le legnate addosso, avendocela con te stesso), e poi dopo che ti frusti ti rifrustri. E\’ un circolo vizioso, amico mio. Secondo me è normale voler avere silenzio per leggere, ognuno ha una sua concentrazione. Ed è normale, o megli, umano, che per fare una cosa fatta bene bisogna concentrarsi su quella, e non farne 4 insieme. Ti capisco su questo. E\’ che vogliamo sempre la perfezione, e la cerchiamo sul fare o non fare. Se ci mettessimo in silenzio senza fare nulla, senza dover pensare o voler pensare. Lascia che nel silenzio la testa e il cuore vadano da sè. E ascoltali. So bene che tutto ciò nn è affatto semplice.

  5. Mha….MARTA. Sarà allora che ho descritto la normalità illudendomi fosse una mia peculiarità. :-(E sui circoli viziosi evito commenti, rischio di caderci dentro.

  6. ehi, mica volevo "smontarti"..credo solo sia piu comune di quanto credi. Ognuno poi a modo suo, personale. Forse sta la la peculiarità. 🙂

  7. Un pò come pensare ad "A" poi pensare che si stà pensando ad "A" e quindi pensare a "B" e scoprire che si stà pensando a "B" quindi a "C" quindi penso che stò pensando di star pensando ad "A".Alla fine "A" cede a "B" che cede a "C".Non a caso non ho usato virgole.In pratica alla fine succede un gran casino.(Perchè scrivo ste boiate?)

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