Il giorno dopo

Il giorno dopo il tempo è buono, mite. Come chi debba scusarsi di una mancanza e cerca di sorprenderti con un regalo. Inutile. Ci vorrà del tempo, e tanto, perché si faccia pace.

Si fa la conta. Si usano i numeri e la loro forma astratta per render noto qualcosa di concreto ma che è troppo complesso da esprimere. Che siano parole o immagini, è necessario ben più che del talento per poter trasmettere certe cose. Forse esperienza. Ma non è augurabile, in alcun caso.

Ci sono occhi, a centinaia. Più delle braccia vien da pensare, ma è solo malizia. Si aggirano come lupi famelici sui resti di un immenso campo di battaglia. Indagano ed interrogano, alla fine giudicano. Ogni volta si commuovono.

Il giorno dopo si fanno proclami. E rassicurazioni. Promesse di migliaia di metri cubi di cemento. Armato, questa volta, di buon volontà e regole; non più di carta e filigrana, e sabbia erosa di coste pur belle.

A tal fine si chiamano all’adunata i valenti cavalieri di casate seppellite sotto tonnellate d’interessi e garantisti avvisi.

 

E la presenza. Perché star vicino è importante ma togliersi dalle palle è utile.

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16 risposte a “Il giorno dopo

  1. Chissà se anche tutte queste promesse sono di cemento armato o se sono di sabbia erosa come tutte le altre…Adesso è solo il giorno dopo, anche se il tempo e la gente ci dice che tutte le promesse alla fine sono sempre di sabbia erosa di coste belle…Dici bene, togliersi dalle palle è utile,ma si è ben pensato di portare altre presenze inopportune in un momento così delicato e di riscotruzione…Mi vien da fischiettare: Italia si\’ Italia no Italia bum, la strage impunita. Puoi dir di si\’ puoi dir di no, ma questa e\’ la vita.

  2. Quelli che conosco io indagano, e si forse a volte si commuovono ma non hanno le palle per chiedere… I soliti vigliacchi e falsi…

  3. Il problema è appunto questo, Flavia, "ma questa è la vita". Dalle nostre parti è tutto scusabile, tutto va perchè è così che deve andare… bha.Solitamente, Michele, chiedono solo per avere.

  4. seguo con le dita le ferite della terra e mi chiedo quanto sangue lacrime umori e sudore ha prosciugato….quanti progetti ha spezzato ….quante grida ha assorbito…corpi soffocato….la accarezzo come una belva ora dormiente di cui ho terrore….restare e sfidare questo quieto terrore o fuggire……e poi l\’impotenza la rabbia il rimorso di chi resta…li\’seduto a guardare …. e\’…mostruoso..

  5. Appunto, Gaetano. Se non conosci, raccontare diventa impresa impossibile. Se conosci, parecchio complessa.Già, Ariel, ma è anche incomprensibile. Ed è questo quello che mette davvero terrore.

  6. la complessità è, appunto, complessa da dipanare. Ma basta raccontare, chissà se si agirà davvero, a dispetto dei mille propositi, progetti, prospetti sbandierati finora. Stiamo a vedere…

  7. "E la presenza. Perché star vicino è importante ma togliersi dalle palle è utile."non credo che aggiungere qualcosa spieghi meglio di quest\’ultima frase. L\’indignazione? no, stavolta è davvero difficile trovare le parole per definirla. Quindi non la definisco. la tengo per me. silenziosa, furibonda.

  8. Probabile, Pico.Basterebbe raccontare, Ficatigna, appunto. Ma si è così limitati nel farlo.Ho scoperto che anche l\’assenza di dignita può essere condonata, Edo.Non so neanche più se l\’indignazione abbia senso, Marta. Di sicuro non basta, come non basta la rabbia.

  9. sono talmente tanto d\’accordo con l\’ultima, ovvero TOGLIERSI DALLE PALLE è UTILE, che mi piacerebbe imparare. perchè a me sembra sempre d\’essere di troppo.

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