Falsità di un mito

I pavimenti del dedalo sono ricoperti d’ossa che non manco di far frantumare sotto i calzari. Scheletri di piccoli animali, per lo più ratti e gabbiani. Immagino sia il cibo che gli permette di vivere in attesa che i sette anni si chiudano, che arrivi carne di ben altro sapore. Controllo ossessivamente alle mie spalle che il filo legato all’elsa non si spezzi, dono quanto mai appropriato al fine di affievolire l’ansia. Ma questo non lo sa nessuno, che sono terrorizzato intendo.

L’hanno rinchiuso in un’opera grandiosa per vergogna e timore.

Figlio di follia contro natura che non ha senso in alcun tempo meno che in quello che vivo. Madre da rinchiudere, è stata invece compresa e accudita per aver ceduto ad una bianca tauromachia di malsano sapore. Atto di scempio se non fosse volere divino. Abominio alla nascita, lasciato in vita perché dono di un dio. Non perché avesse diritto di respirare, come un uomo qualsiasi. Come un animale, almeno.

Mi hanno stancato; i timori, le riverenze e le crudeltà in nome di dei che hanno debolezze e passioni ben più basse degli uomini.

L’ho ritrovato a fissarmi, come una bambino che incontra qualcosa di nuovo e vuole impararne i contorni. Fermo immobile, la testa orribile e sproporzionata rispetto ad un corpo comunque imponente. Mi sono avvicinato per concludere un’attesa omicida. Il bronzo dello scudo non è stato intaccato, la lancia gettata a terra appena compresa l’inutilità. Ho riposto l’elmo stesso, così che potesse vedere una faccia non camuffata, proprio come io guardavo lui in quel momento, nella sua realtà.

La lama ha incontrato una forte resistenza. La pelle dura e spessa, e ispida. Ha sicuramente scheggiato lo sterno nel mio tentativo di trapassare il cuore, con tutto la forza che avevo in corpo, sperando che la sua morte fosse la più rapida possibile. Sono state le fibre muscolari ad opporsi, le ossa, le cartilagini. Non lui. Ne ho provato pietà.

Il mio ritorno ha causato altra morte ma vengo salutato da eroe, ugualmente. E come tale verrò ricordato. Pochi sapranno che ho semplicemente indossato il cappuccio del boia.

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31 risposte a “Falsità di un mito

  1. Teseo è stato il primo giustizialista della storia. Ha messo fine ad un trattamento speciale per il figlio di un potente.

  2. Bel racconto, indubbiamente…Ma siccome c\’ho capito poco, l\’ultima tua frase mi ispira un commento alquanto demente, ma perlomeno sincero: E tutto questo per dire che al ritorno del viaggio postlauream sei stato il boia per una lucertola a cui hai tranciato la coda col trolley?

  3. il mito del minotauro mi ha sempre affascinato..nel girovagare nella sezione grco-romana lo ritrovavo in effigi di creta armi e legni ..ho sempre provato pena per Lui e disgusto per Teseo…il primo una vittima di trame altrui e del suo aspetto diverso…il secondo un uomo che non esito\’a farsi aiutare da una donna per trionfare facendo promesse che tradi\’. ..non appena ne ebbe la possibilita\’ ,abbandonandola …un vigliacco in definitiva ..che distrusse cosi\’anche la vita di suo padre Egeo…il mio pensiero ad Icaro illustre prigioniero del labirintoche volle sfidare gli dei guadagnandosi eterna liberta\’..:-))

  4. Scaglia, scrivo male e penso peggio.Il trattamento era speciale, Pico, almeno quanto il soggetto in questione.Viaggio post-lauream, Flavia?!?! Magari….. T_TIcaro, Ariel, risulta invece antipatico a me. La sua eterna libertà è stata frutto di un atto di superbia verso la fisica piuttosto che verso gli dei… 🙂

  5. quando era in vita l\’hanno deriso e sbeffeggiato, da morto hanno riscoperto la sua grande umanità.sembra la storia di un cantante,un ibridoMinoReitauro

  6. Senza troppa presuzione (perché è una cosa che ho imparato oggi), volevo raccontare del modo di dire "essere la nave di Teseo". Significa essere un corpo completamente cambiato, ma con la stessa identità di quello precedente. Pare che derivi dal riutilizzo della nave di Teseo per le celebrazioni ateneiesi e, poiché la barca era molto vecchia, era continuamente ritoppata e riparata. Cosicché la nave mutò completamente. Però questo detto non è molto conosciuto.

  7. L\’accostamente è calzante, Mauro. Sempre di miti si parla.Anch\’io, Marta.Proprio quello che tento di fare io, Edo. Con presunzione, perchè non ho imparato neanche oggi.

  8. Bello!molto molto piaciuto,veramente!Parliamo anche del detto "piantare in asso" allora?molto più noto,deriva letteralmente da piantare in Nasso,ovvero l\’isola su cui Teseo abbandonò Arianna a dispetto delle sue promesse…

  9. Ufficialmente dovrei affrontare il mondo dell\’avionica, Mauro, ralmente non lo so.Giulia, sti modi di dire mi fanno venire l\’orticaria. Anche se i motivi per cui nascono sono spesso interessanti.

  10. Anche a me vengono i brividi…ma non sono io a definirli tali. Un calciatore ad esempio dalla gente media non è considerato un mito (ti passo nel senso lato del termine)?

  11. Un calciatore è un saltimbanco coi forzieri di un principe e le qualità gonfiate smisuratamente dalla fama, Bitta. Ma forse ho solo detto una cazzata.Ma quale media e media, Ariel!!!! E\’ più credibile un oggetto come mito.

  12. No, non lo sapevo. Io un passo in quella direzione l\’ho fatto, ora vorrei fare il secondo. E poi magari entrare anch\’io nel tuo campo.

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