Viaggio d’appendice

Tremila chilometri in una settimana sono una media discreta,
almeno per me. Quattro tapponi e numerose cronometro,scalate appenniniche e rettilinei infiniti, curvoni a strapiombo su una trinità di mari. E il decennio dell’auto che ancora mi impreca contro pur risparmiandomi soste indesiderate.
Devo ammettere di volerle bene, alla macchina. Amori irrazionali.

Le partenze intelligenti non mi riguardano. Sono nate perché io non possa in alcun modo seguirle. Di contrasto ho l’obbligo di vedere attaccato sul calendario il
fatidico bollino nero, opera d’ingegno e di necessità, una volta comprovata l’inadeguatezza del sistema mobilità nazionale. E di fatto trascorrere nove ore su cinquecento chilometri della strada che più di tutte ha fama di incompiutezza è una riprova di quanto appena detto. Una fila interminabile, un serpentone si usa dire, perché, proprio come il rettile, muove  alternativamente un tratto del suo corpo facendo leva sull’altro che resta inevitabilmente immobile.

Ed il veleno dalle zanne che si insinua lungo le sue spire si tramuta in improbabili litigi alla cassa del primo autogrill. Come se un caffè preso un minuto prima possa far recuperare le ore smarrite. C’è comunque la coda per il bagno delle donne a convertire il secondo guadagnato in mezzora di sosta forzata tra esalazioni di brodo primordiale.

Peccato per l’assenza di parole crociate, solo il Bartezzaghi avrebbe potuto impegnare egregiamente menti dedite a coniare insulti ad ogni modello di suv che attentava all’incolumità di mezzo motorizzato ed occupanti.
L’invidia del pene che i proprietari di tali camion sopperiscono con la trazione integrale e l’elevato tonnellaggio soffoca la parte cognitiva del cervello lasciando in libera uscita ricordi di clave e caverne, mammut  e tigri dai denti a sciabola con tutte le paure da preda che ne conseguono. Quindi, corrono.

Nonostante ciò la guida mi regala un certo piacere e, assieme ad una compagnia delle più gradevoli, ho affrontato gli spostamenti senza conseguenze nefaste. In fin dei conti sono tornato, e tutto intero.

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14 risposte a “Viaggio d’appendice

  1. assieme ad una compagnia delle più gradevoli………… ….. …. …..e comuqnue a prescindere dalla fila ai bagni, quando scappa scappa……. besito guidatore instancabile oltre che veramente capace!!!! 🙂

  2. Uhò! Sei tornato!Tanto per dire qualcosa:tra un\’ora ho la mia prima lezione (teorica) di scuolaguidaaaahhhh![Applausi dalla folla euforica]

  3. Credevo fosse un\’errore del winodws live space questa tua "appendice". Che dirti di più se non "bentornatooooooo!" 😉

  4. lo sai già quanto piacere mi faccia rileggerti e incontrarti di nuovo tra queste pagine,però un dubbio aleggia, tremila km in una settimana ti hanno tenuto lontano da noi oltre che da tutto il resto, e le settimane precedenti?ma soprattutto resta un interrogativo sospeso su questo post:ma dove sei andato in questa settimana?

  5. Offresi autista per lunghi viaggi. Comprovate capacità di guida e resistenza a lunghe traversate. Bell\’aspetto ed interlocutore amabile.Chiamare lo 0000/0000000E bello, Marta, vedere che hai pensato così bene della fine che ho fatto…I complimenti, Maria, non valgono se li fai tu. ;DMi sono venuti i calli alle mani, Scaglia. Per gli applausi.E\’ solo un errore mio Flavia. Graieeeeeeeeeeeeee!Le altre settimane mi hanno tenuto lontano: mente spenta, computer scassato, internet scassato, caldo atroce. Per le destinazioni, Mauro, dico che ho toccato tacco e punta dello stivale…Rieccomi, Edo, per la tua felicità.L\’amore in generale è razionale, può esserlo anche per le macchine. Di solito chi compra tedesco lo fa per amore razionale.

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