Al mercato della carne

Che il corpo sia la nostra prima merce è un dato ovvio e di fatto. Secondo quanto crediamo in esso lo mettiamo più o meno in mostra evidenziando la curva perfetta e nascondendo lo scempio. Rimaniamo tanto tempo a curarlo da sfiorare l’autoerotismo, se non ce ne occupiamo è più per disillusione e arrendevolezza che per indifferenza verso l’occhio altrui. Ne parliamo in continuazione, facciamo riferimenti continui ad esso, che sia nostro o meno, lo viviamo oltre ogni ragionevolezza.

Eppure toccarlo è peccato, rende cechi o lascia le guancie arrossate da palmi fulminanti. Di guardarlo, sempre che non lo sia toccato troppo, neanche se ne parla; si diventa invadenti e scostumati. Assaggiarlo o volgarmente leccarlo è inaudito. Annusare è da maniaci. Ascoltare significa quasi sempre ridere di banalità. I sensi, che nascono per metterlo a contatto col mondo, sono rigorosamente vietati dal comune pudore.

L’uso che ne facciamo è spesso delinquenziale, sfruttandolo senza ritegno alcuno e nelle occasioni più disparate. Le scale di valori su cui facciamo affidamento nel giudicare tali atti osceni sono però delle più instabili.

La studentessa che delega a cosce e decolleté la preparazione di un esame è etichettata con rapidità stupefacente, molto più lenta è la valutazione sull’organo giudicante che ritengo ben più grave in quanto succube di rigurgiti ormonali che hanno occluso ogni foro di ventilazione cerebrale. Una totale assenza di dignità bipartisan non può che prevedere il concorso di colpa per reati di tal genere.

La vendita diretta rende molto meno (o costa molto meno, dipende dalla prospettiva) seppur di regola inserita in un albo professionale perseguito dalla normativa vigente.

L’utilizzo speculativo non è prerogativa personale e proprietaria. Collettivi corporativi sono abituati ad indirizzare messaggi e a far nascere desideri tramite rappresentazioni e rivisitazioni di fasci muscolari impeccabili e pelli immacolate su cartelloni, quarte di copertina o video diffusioni. Un sovradosaggio che tende ad idealizzare ciò che più c’è di materiale.

Il cervello in tutto ciò non è che un mezzo, un veicolo di impulsi, un tramite atto a soddisfare necessità corporali. Il centro del pensiero è altrove e si sposta continuamente tra tronco, arti e ventre.

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19 risposte a “Al mercato della carne

  1. Credo d\’averlo sempre temuto, Josef.Alcuni comportamenti sociali erano, altrimenti, inspiegabili e ingiustificabili.

  2. vengo dall\’hamman pratico il nudismo non ho il comune senso del pudore tratto bene il mio corpo perche\’mi serve ma preferisco coltivare il cervello e le piante..in questo mondo l\’involucro e\’tutto.

  3. Non c\’è mai stato, Micky.Ora che te ne sei reso conto anche tu, Scaglia, (si noti l\’atteggiamento saccente) vivrai molto meglio.Giusto, Ariel, l\’involucro è tutto. Però è anche riduttivo chiamarlo involucro. Non mi riferivo solo ed esclusivamente all\’aspetto.

  4. era provocatorio…:-))…credo che in una societa\’che predica fino all\’isteria quanto conti l\’interiorita\’…sia ancoratroppo vitale in ciascun ambito la forma….non c\’e\’scampo ….io posso essere intelligente arguta brava eo professionale gentile paziente ma per prima cosa un uomo si ricorda che sono bionda una donna che avevo un tailleur…cosi\’va il mondo…eccezioni poche e preziose…il mercato della carne gode del suo trionfo…meglio essere consapevoli..

  5. Mi trovo pefettamente d\’accordo con entrambi i commenti di Ariel!!!Le eccezioni sono un miraggio, e l\’occhio vuole sempre la sua parte al mercato della carne!

  6. Effettivamente, Ariel, la consapevolezza aiuta ma non salva del tutto. Credo che ci sia sempre qualcosa che mi sfugge.Ed è per questo, Flavia, che la mattina appena svegli mettiamo sul bancone i nostri tagli migliori.Carnaio consolatorio, Edo.

  7. la carne può rovinare anche le cose più preziose. il mercato della carne…il mercato dei sensi, il mercato della dignità. non si può svendere tutto. sempre. si compra e vende la carne, si affitta il sentimento, si svende il proprio essere

  8. come avviene spesso, l\’abbondanza della merce (troppa carne esposta, troppi kg di materiale in offerta) fa calare subito il prezzo…carne troppo grassa, la mia, e abbondante! l\’abbondanza va bene solo per le parti pregiate…

  9. A conti fatti, Marta, lo sviluppo sociale si è semplicemente limitato a mascherare e trasformare questa compravendita. Forse un tempo c\’era maggiore ingenuità anche in una pratica come questa.Ed infatti, Micky, ci sono persone che riecono addirittura ad apprezzare chi non ostenta sempre e comunque. Ci sono tempi e modi, penso io, per "vendersi".

  10. Mi rendo conto di essere uscita gia da troppo tempo dal "bancone", sono un "morsciu de carne dûa" non vado bene nemmeno x il brodo…

  11. Ma il pensiero, FAbio, è soggetto al corpo ed al soddisfacimento dei suoi bisogni. E\’perquesto che si orienta, compra, manipola.Solo che ne dico molte a vanvera, Mauro.Sarà, Sonja, ma ho esperienza con la carne. E si trovasempre un modo per cucinarla a dovere.

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