Lettera di esasperazione

 

Lavorare alle dipendenze delle Poste degli Stati Uniti può portare ad esiti simili a quelli che normalmente sono associati ad altri tipi di assuefazioni. I risultati sono stanchezza estrema, perdita del sonno, alienazione e altre patologie più o meno note che io non sono in grado di elencare data la mia conoscenza insufficiente in ambito medico e psichiatrico.

E tutto ciò è singolare. Il lavoro è convenzionalmente legato ad una stabilizzazione della vita, ad una sua regolamentazione. Lo si cerca appunto per riuscire a vivere adeguatamente, per vedere soddisfatte le proprie necessità e ottenere da esso soddisfazioni, quando si è fortunati, e sostentamento, caso ben più comune.

Invece si tratta solo di otto, dieci, dodici ore al giorno di azioni ripetitive e devianti, con qualche minuto per andare al bagno o bere un sorso d’acqua. O anche percorsi ad ostacoli, da fare col sole, e suoi quaranta gradi all’ombra, e con la neve, e le scarpe da buttare che il giro nemmeno è finito. Avere a che fare con persone dementi, pazzi, soggetti disadattati con deliri di onnipotenza. Riuscire a tirare avanti senza alcun obbiettivo e perdere i compagni, sempre che sia giusto chiamarli così, man mano che il lavoro diventa più insopportabile e pesante. Sempre meglio che lavorare in una fonderia, o al macello, si dice. Si spera.

Al ritorno a casa aspettano ettolitri di alcol, birra, whisky con acqua, vino. Gli amici che tanta voglia hanno di parlare. E le donne. La domenica, le corse ai cavalli che se va bene il lavoro si manda a fare in culo.

Una follia durata dodici anni.

“Post Office” di Charles Bukowski è più o meno questo. Mi correggo e mi scuso, è ovviamente di più.

 

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39 risposte a “Lettera di esasperazione

  1. La canzone dei folli. L\’unica cosa che ho letto di Bukowsky….mi prende un pò di resistenza ad aprirne un altro dei suoi libri….magari piu in là. Realistico fin troppo.

  2. si un delirio..io preferisco panino al prosciutto …pero\’ mi piace si …non ho capito perche\’ ma mi affascina questo suo sadomasochismo estremo …non e\’vero lo so perche\’….ma questa e\’un\’altra storia!:-)

  3. Bukowsky: un maschilista spudorato: il che potrebbe essere un suo pregio, in tempi di politically correct.Piuttosto: sicuro he non vuoi un tè contaminato con la Nuova Pandemia???

  4. Vabbene, Ariel, non ho alcuna intenzione di sapere del sadomasochismo…………………………………………………………………………Tu c\’hai l\’occhio lungo, Marta….. :pE voglio una recensione, Flavia.A conti fatti, Clelia, che sia maschilista o masochista. Cerco di dare a quello che leggo il peso che si merita, magari usando la mia testa.

  5. ma no,nulla, è che è una frase che sento dire spesso ultimamente. e in effetti è vero. si,si, lo so che lo scrivevi in maniera canzonatoria 🙂 :-p

  6. Sì Bukowski è molto di più…Mi ha fatto "compagnia" per tutto il mio periodo universitario ed è stato il mio fedelissimo "compagno seriale" quando fumavo Stuyvesant, ed ero inseparabile dalle mie Church\’s nere e i Ray Ban "caravan". Andavo a fare la spesa al centro commerciale e prima ancora di riempire il carrello passavo nell\’angoletto dei libri e frugavo nella zona "proibita", perchè sapevo che sotto quelle pile ordinate, nascosto da qualche parte avrei trovato qualcosa di suo e leggerlo era ancor più devastante di un trip, a modo suo mi faceva stare bene….

  7. E chi lo sa se faccio bene, Clelia. Io nutro seri dubbi sull\’utilità della mia testa.Ok, Marta, ti abbiamo perso…..E\’ una visione condivisibile la tua, Micky. Ma è proprio il termine politicamente corretto a non piacermi.E\’ un ottima compagnia, Sonja. Un autore che ho cominciato a leggere da poco e che da un punto di visto alternativo ed interessante. A volte condivisibile. E\’ il suo essere spietato, probabilmente, la cosa ad affascinare di più.Farai un buon acquisto, Mara.

  8. incredibile, oggi sono stato in libreria e non l\’ho trovato. c\’erano praticamente tutti tranne quello!ho dovuto ripiegare su altri due che spero siano belli almeno la metà!

  9. Un pò di sfortuna, Micky. Anche se nemmeno io l\’ho trovato in libreria, me l\’hanno prestato.Welsh non l\’ho mai letto, Mauro, e non so cosa intendi per analoghi. Comunque ho apprezzato Bukowski.Marta……… T-TBhe….. Fabio.

  10. E\’ troppo brutto cercare un libro e non trovarlo…specie quando l\’hai visto innumerevoli volte e hai pensato di acquistarlo più in là…Io sto cercando manoscritto trovato a Saragozza di Jan Potocki: si vendeva pure al supermercato, ma da quando lo voglio leggere, è sparito!

  11. Bo, Micky. Sono rimasto solo al film…Hai reso l\’idea, Mauro.Ancora più tragico, Clelia, quando cerchi un libro che è esarito da una decina d\’anni e non si decidono a ristamparlo.

  12. non so come sono capitata da te, ma ormai ci sono e mi piace.sto leggendo "strorie di ordinaria follia" e dalle prime righe ho capito che stavi scrivendo di lui.è meraviglioso come quest\’uomo sia capace di rubarti grasse risate o sorrisi amari nello sfogliare di poche pagine, come la vita letta insieme a lui sia pienamente la "bufala" che sembra.ma "nella vita a volte devi decidere se resistere o scappare. io ho deciso di resistere"

      • Io, tra l’altro, temevo qualcosa di negativo, un libro quasi deprimente.
        E invece mi sono trovato a ridere sonoramente e senza sforzarmi (che quelli che dicono “con questo libro ho pianto dal ridere, giuro su quel che vuoi” m’hanno sempre dato l’aria di cazzari)

        • Ma io non lo so se è una questione di ridere o piangere, il libro è bello in maniera viscerale. Che poi qualcosa di deprimente non deve essere per forza orribile.

          • Soggettivamente ci sono dei periodi in cui non riesco a leggere qualcosa di troppo negativo.
            Questo è uno di quei periodi. Con Post Office sono andato alla grande.
            Non reggerei una discussione (riguardo un libro) più approfondita di così, mi scappa il vomito ogni volta che ci provo.

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