Vaniloquio istituzionale

Vivo in un Paese ossessionato. Preso dal desiderio folle della prevaricazione e della vittoria. Che necessità di un nemico per esprimere la sua volontà, ma soprattutto, il suo dissenso. Tanto abituato al doppiogiochismo, ai misteri del potere, alle segrete stanze da vedere anche nel vicino di casa un folle. Che poi, ad essere chiari, non è detto che matto non sia.

E’ una questione di punti di vista, sempre. La fatica che richiederebbe raggiungere un posto più in alto, un luogo da dove poter osservare le cose più nitidamente, sembra un prezzo troppo alto rispetto ad un corrispettivo di conoscenza additato di saccenza. Perché a non voler vestire i colori di una parte si finisce con l’essere nemico di tutti. Anche i più bravi, i migliori relatori, quelli che portano argomentazioni inattaccabili vengono sbranati dai neri e dai rossi così da riempirsi la bocca di belle parole.

Connotazione politica è una locuzione ripugnante. Lo sono anche le scelte cieche, di cui non si ha chiarezza e di cui, come dovrebbe essere, non si comprende il tornaconto. La massa è un agglomerato di interessati inconsapevoli.

Le vittorie vanno urlate, anche quelle per cui non si è combattuto. E l’esultanza è figlia di un’oppressione che non sempre è reale. E allora a dargli in testa, all’oppressore. Perché se siamo stanchi di uno stato delle cose basterebbe dirlo, farlo sapere in giro. Basterebbe chiedere e pretendere risposta. Cosa farai per me? Avrebbe senso se non fossimo abituati a delegare, verbo che viene troppo facilmente confuso con regalare.

Siamo una repubblica basata sugli strizzapalle. E’ palese che a comandare sia una minoranza che tiene al guinzaglio una muta di cani da riporto. Le minacce sono pane quotidiano, si confondono con gli accordi e le richieste. E’ un’abitudine vecchia di 150 anni, difficile da cancellare. Bisognerebbe scarnificare.

Rimpiango chi richiama il passato, lo dimentica e poi lo brandisce come arma.

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24 risposte a “Vaniloquio istituzionale

  1. siamo un paese dove lo sport nazionale è il calcio, quello che è asfissiato non dalla sportività delle parti, ma dalla tifoseria malata e truccata dei contendenti. così in politica, così nei fatti sociali. è un’abitudine, una struttura mentale. non credo che si possa estirpare questa mentalità, troppo diffusa e distorta.
    ciao rocco, quanto tempo era che non ti leggevo? una vita! 😀

    • Ciao Mizaar, effettivamente sono latitante dalla blogosfera da parecchio.
      Hai nominato il calcio, e hai fatto benissimo. Effettivamente siamo una banda di tifosi ciechi, senza capire di cosa si sta parlando, se nessuno ce lo dice perchè a nessuno lo chiediamo, rimaniamo un gregge di pecore in balia dei cani.

  2. Rocco!!! Pensa che è passato cosi tanto tempo da quando non scrivi qui sopra, che la disillusione pressochè completa ormai attraversa il mio piccolo cervello. Per cui di fronte al tuo post io condivido praticamente tutto. Tuttavia (la vocina speranzosa che chiede un pò di quella sensazione passata)….penso che qualche pecora che va altrove in questo meschino paese c’è. E anche se verrà quasi sicuramente schiacciata, repressa, bypassata completamente, credo che valga cmq la pena provarci.
    Ciaooo! 🙂

  3. vero,il problema siamo noi abitanti del luogo che diamo valore a cio’che non ne ha di fatto ma a parole…ohhh quante inutili false parole…il guaio e’che molti sono anche convinti di crederci di esserci di contribuire di fare !!!
    la tua banana era una nota di colore mancante.

  4. Tanta nostalgia. Tornare a leggerti è stato emozionante.

    In mente ho avuto una vignetta:
    http://www.ilpost.it/makkox/2011/06/19/dove-dobbiamo-andare/

    E in tutto questo miscuglio d’italianità debilitante, io, il coraggio di andare un anno in Australia, non l’ho ancora trovato.
    Problemi di lingua?
    Potrebbe essere.
    Fifa?
    Anche.
    Situazione economica incerta?
    A volte conta.

    Ciò che mi trattiene realmente è il cibo.

    [Non è un paese fantastico quello in cui ci si può nascondere abilmente dietro una frase del genere?]

  5. Se fossi un opinionista direi: “Che palle!”. A qualunque fatto sia rivolto il commento.
    Sarà un po’ troppo radicale, ma data la fuffa al cubo che ci ritroviamo qualche radice può far solo bene.

    • Mai letto un commento più sensato.
      “Che palle!” esprime tutto e al meglio. E poi non darei del radicale alla locuzione, piuttosto direi che è sensata.

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