Seduto ad aspettare

Tentare non guasta. Dicono i più.

Piantare un paletto nel terreno e vedere quanto tempo impiega a diventare albero, vediamo. Dopo un paio di mesi puoi perderci le speranze ma ormai ti sei seduto, il terreno ha preso la forma del tuo culo e hai comprato tante sigarette per l’attessa che ci puoi costruire castelli. Ad averci un pò di colla. Poi hai dimenticato l’accendino e ad ogni agnello che passa chiedi d’accendere. Rispondi alle domande di rito, cosa fai, osservi la rassegnazione riempirgli lo sguardo, mha…, e hai compagnia. Un altro che aspetta. Toccherà poi a quello che ti darà da bere, da mangiare e magari un cuscino su cui riposare. E non sono poi pochi quelli curiosi, tutto qua.

Le chiacchere sono interessanti, i primi tempi. Si ragiona sull’albero, verrà su da frutto?, su quanto potrà crescere e se le radici, che non sai mai se siano già nate, verrano robuste abbastanza per sopportare tutto quel peso. E sane, perchè dar da mangiare a un paletto che diverrà un baobab non è cosa da poco. Il terreno, sarà quello giusto per far nascere un tale mastodonte. Quando l’hai piantato, il paletto, non è che c’hai ragionato su poi così tanto. Lo spazio non manca, certo non hai ettari a tua disposizione ma, diavolo, è un albero non certo un palazzo. Tutt’attorno di vegetali ce ne stanno a bizzeffe, già belli e cresciuti: la flora pare sia a suo agio su questa terra nera come la pece, bisognerà pur avere un pò di fiducia.

Piove e spesso, ma un pò d’acqua gliela butti uguale, sai mai che non è abbastanza. In fin dei conti ti sei convinto che verra fuori qualcosa di grosso, tu come chi attende con te. Uno si alza e se ne va. Poi si prova con l’arare il suolo e, visto che non basta, si concima. L’odore è sgradevole ma c’è ancora chi resiste. Mica tutti. Sarà una questione di stagione, il sole è stato un pò forte quest’estate ma la prossima. E gli impegni si portano via qualcun altro.

Infine c’è quello che t’ha fatto accendere, il primo a passare. S’è stancato pure lui, mi sa. Tira fuori qualche scusa, non ce n’è bisogno ma è tanto tempo ormai. Quando si alza ci rimani male, non credi dovresti stare così, ma è tanto tempo ormai. L’albero è rimasto paletto. Inizi a capirlo.

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29 risposte a “Seduto ad aspettare

  1. Si potrebbe chiamare post-potting (per analogia con trainspotting). Suppongo sia una riflessione sugli investimenti sbagliati: cose (o persone) che non cambiano mai, nonostante le attese.

  2. Mi sono ritrovato impiantato un’idea nel cervello…
    come riesce il terreno stesso a sapere se il seme sta dando il suo frutto?

    E mi piacerebbe vedere chi sta usando il mio lobo frontale da seggio

  3. ” Il nome Baobab deriverebbe dal nome arabo “bu- hibab”, ( il frutto dai molteplici semi). Questo albero-scultura, uno dei più grandi della terra, è utile anche quando non vive più. Il suo tronco scavato è stato utilizzato come prigione, come chiesa e a volte semplicemente come abitazione per intere famiglie. Il legno del suo tronco è infatti molto morbido e poroso, perché ha la funzione di accumulare acqua, proprio come un serbatoio,il che gli permette di sopravvivere durante i lunghi periodi di siccità. La sua solitaria vita è lunghissima.

    Le sue foglie, i suoi frutti (unico frutto al mondo che giunto a maturazione è disidratato) e le sue radici nutrono e guariscono; il suo “spirito” protegge i villaggi e viene talmente rispettato dagli abitanti, che solo gli iniziati e i saggi hanno il permesso di arrampicarvisi sopra e non può essere abbattuto dall’uomo ma solo da eventi naturali. Questo monumento della natura si adorna per breve tempo di enormi e delicati fiori bianco-giallo e ha profonde e lunghissime radici che gli permettono di resistere anche alla furia dei cicloni. “

      • Io mi concentravo più su: ” Il legno del suo tronco è infatti molto morbido e poroso, perché ha la funzione di accumulare acqua, proprio come un serbatoio,il che gli permette di sopravvivere durante i lunghi periodi di siccità. La sua solitaria vita è lunghissima.e ha profonde e lunghissime radici che gli permettono di resistere anche alla furia dei cicloni. “ 🙂

  4. colpa del caldo! pianta il paletto in autunno, con le prime pioggie 😀
    ( che poi, a voler essere pedanti, si chiama talea, mica paletto! 😀 )

  5. Io sono tra “i più” che dicono “tentare non guasta”.
    E ho imparato, a mie spese, che i “paletti” me li pianto da me. Onde evitare possibili delusioni dovute all’abbandono di qualcuno, in corso d’opera.
    Niente aspettative. Parti da lì, *niente aspettative*.
    Però piantane sempre, usando tutta la cura di cui sei capace…

  6. C’era un albero, un albero di ulivo. Era stato espiantato e sistemato altrove. Mezzo secco e con poche foglie. Sradicato dalla sua casa. Ho avuto la costanza di dargli acqua ogni giorno. Ora inizia a ricoprirsi di foglie e stiracchia i rami come stiracchiamo le braccia dopo una lunga dormita. Credo che, come sempre, la pazienza sia fondamentale durante l’attesa!

  7. Mmm, ma come fa da un paletto a crescere un albero?? Non che io abbia il pollice verde, ma ti consiglio di provare per lo meno con un seme!!
    Già, è proprio vero: i politici starebbero meglio su di un palco a fare i comici. Nessuno escluso.
    Grazie per il bentornato!

  8. io prenderei il paletto e cambierei zona paese stato continente…mal che ti vada chi ti fara’compagnia potrebbe anche convincerti a bagnarlo (il paletto..) e a fare un innesto. di una pianta da frutto….o riparo, andrebbe bene lo stesso!!……cmq alzati afferra e cammina….

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