Marcio dentro

Sto cadendo a pezzi. Letteralmente.

A venir via, prima di ogni altra cosa, le unghie. Il che, vi assicuro, non comporta la sola incapacità di aprire lattine. L’impatto visivo non è dei migliori, si può tranquillamente dire che fa schifo, e la pelle sottilissima che è stata messa in evidenza si sta consumando rapidamente, lasciando traspirare in maniera forzata e innaturale la carne che una volta era nascosta al di sotto. Successivamente è toccato ai capelli. Non in maniera uniforme, più a ciocche spesse, strappate alla radice a mo di scalpo. La testa ricorda uno scolapasta capovolto e questo da una sensazione davvero sgradevole, di malato e sporco. Ho poi timore per le cartilagini di naso e orecchie. Hanno perso gran parte della loro elasticità, e progressivamente il timore che un urto possa farle a pezzi si sta tramutando in una squallida certezza. Solo gli dei sanno cos’altro cadrà in futuro, e vi assicuro che le mie supposizioni non sono per niente rassicuranti.

Le giunture sono andate. Non lasciatevi fuorviare dalla rappresentazione che danno dei miei simili i prodotti mediatici dell’ultimo periodo. Ginocchia e gomiti paiono essere scomparsi, al loro posto cerniere cigolanti saldate dalla ruggine. Di chiudere la mano in pugno nemmeno se ne parla. Tentate una qualunque di quanto siete abituati a fare lasciando il palmo steso e le dita erette; vi risulterà impossibile il solo recarvi in bagno.  Non ruoto il collo per il terrore che mi possa cadere la testa da un lato. Non sarei il primo a vagare col capo penzoloni, a dir poco umiliante. Correre e saltare sono sbalorditivi ricordi di ciò che potevo, seppure mai con risultati entusiasmanti. Il solo camminare mi sconforta. Di una lentezza mortale.

In questo disfacimento, non tutti i sensi sono scomparsi. Non provo più dolore, e i recettori di caldo e freddo paiono essere andati in pensione, il senso di equilibrio si è fortemente ridimensionato e quello di cadere è passato da rischio ad abitudine. Ciò nonostante continuo a vedere e sentire come d’abitudine, forse solo l’olfatto ha aumentato la sua funzionalità. Sono decine i nuovi odori che si affollano alle narici ma non riesco mai a discernerne la gradevolezza, sia che mi trovi in un roseto che nelle prossimità di un carogna vecchia di giorni. Praticamente scomparse, invece, le necessità. Sete, sonno e bisogni fisiologici. Volate vie. Solo in questo periodo mi sono reso conto di quanto possa essere lunga una giornata, e credo di che avrei potuto sviluppare una forte empatia per chi soffre d’insonnia se non fosse per la totale assenza di stanchezza.

Sono fortunato. Del momento dell’attacco non ricordo nullo. Dei minuti, o forse delle ore, che hanno preceduto la mia infezione non ho alcun ricordo. Dichiaro la mia buona sorte con cognizione di causa. Sarebbe terribile tenere a mente il terrore che vedo negli occhi dei miei pasti. Le urla disperate che accompagnano i tentativi di divincolarsi, di sfuggire alla stretta delle mascelle. La nausea che si trasforma in conati di vomito, data dalla paura o dal fetore. Non l’ho ancora capito. Non voglio sembrare spietato, crudele o quant’altro. Non posso farci nulla, la fame è diventata una pulsione incontrollabile.

Mi spiace ma ne ho bisogno. Ho bisogno di voi.

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14 risposte a “Marcio dentro

  1. Mai stato tanto vividamente dentro la testa di uno zombie.

    E rispetto quelli che si trascinano sulle giunture ormai marce e i muscoli sfilacciati, ho sempre più temuto la razza “corritrice”: zombi che corrono come dannati, dettati dalla fame e dall’euforia nel superarti e placarti all’ultimo momento, se sulla soglia di casa tanto meglio.
    In pieno stile “28 settimane dopo”, ecco

    • E’ perchè nessuno si è mai preoccupato del loro punto di vista, poverini…

      E comunque sti zombie fast&furios mi fanno incazzare, li vedo davvero poco credivili. 28 settimane dopo non l’ho visto, ma 28 giorni mi è piaciuto parecchio.

      • Io purtroppo ho visto solo 28 settimane dopo (anche se sequel di 28 giorni): te lo consiglio, regia molto buona di uno sconosciuto quanto dotato Juan Carlos Fresnadillo e trama che scorre bene. Qui, per di più, gli zombie non hanno il tempo di disfarsi fisicamente: un morsicotto, il virus si propaga e via!, che si corre verso una nuova vittima!
        Una scena del film fa sentire tutta l’angoscia che si può avere nell’essere inseguiti da questi tipetti corridori.

        • Proverò a metterlo nella lista infinita di film, libri, fumetti, album da vedere, leggere, ascoltare, comprare che ho scritta sul muro dietro casa….

  2. toh il caso …io li incontro tutti i giorni… sono bravi a travestirsi ma basta chiudere gl’occhi ed ascoltare la sequenza orribile dei loro luoghi comuni battute stereotipate bugie consuete per sentire l’odore di marcio che li avvolge come un sudario … vorrebbero sbranarmi perche’ non ho bisogno di loro…mi chiedo solo fino a quando resistero’…no nessun film dell’orrore mi basta il quotidiano..

      • vero ma mi sono organizzata contro il contagio ..lavoro a casa ho un cane e non vado alle riunioni …(sono veri lavaggi del cervello…) se ti postassi il materiale che ci propinano avresti un mancamento….la mia mamma mi aveva avvertito vabbe’…cmq il cinismo e’genetico …non possiamo dare la colpa di tutto al sistema!!!! 😀

  3. Eh, l’allergia è una brutta bestia… 😀
    Non sarebbe male però spegnere a comando i sensi che danno fastidio, gli zombi a volte hanno anche qualche vantaggio.

  4. oh oh, da tempo non entravo in empatia con qualcuno…che io lo abbia fatto, ora, con uno zombie credi sia grave?

    • Non credo sia nulla di terribile, a conti fatti nessuno pensa ai loro sentimenti, le loro necessità e i loro desideri… Stanno sempre a dargli addosso, è ingiusto!

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