Rogo emozionale

Il libro è un veicolo infettivo, un portatore sano di emotività che smussa i contorni di un sistema uomo altrimenti efficiente e facilmente controllabile. Un capro espiatorio, in sostanza.

Gli oggetti, se elevati a simboli, divengono bersagli ancor più grandi. Per cui, darli alle fiamme, risulta di una efficacia decuplicata. A bruciare non è esclusivamente materia, ma l’anima di chi l’ha prodotta. Collassano i significati che essa denota e vengono emarginati come lebbrosi coloro che ne hanno memoria. Nei libri va piantata la colpa, che possa crescere e proliferare tra chi ne possiede, e la paura, che invece germoglia rigogliosa nella testa di quanti non ne vogliono avere a che fare.

E’ col tempo, relativamente breve, che la svalutazione dei contenuti che i libri raccontano prende possesso della realtà. Cancellando il ricordo e la sua trasmissione, si possono realizzare le costruzioni mentali più convenienti. La realizzazione di uno strumento informativo e formativo è poco più che un esercizio di stile, dato che risiede nel banale, il controllo è sempre un fenomeno esercitato dal semplice. E che prenda la forma di pareti televisive o riassunti storici poco importa.

Fahrenheit 451 è storia di un dispotismo emozionale, che cancella le emozioni e l’emotività degli esseri umani così che possano venire allevati nel migliore dei modi. Come capre.

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8 risposte a “Rogo emozionale

    • E’ una questione di punti i vista, credo.
      A conti fatti, se sei uno spietato totalitarista, un gerarca senza scrupoli, non è poi così male.
      Ad essere seri, però, ho trovato più angoscianti altre descrizioni.

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