Dopo le 12

Si può intuire qualcosa sin dal mattino. Le facce goffamente sorridenti di chi l’oscurità non ce l’ha segnata sul volto, ma più dentro, sotto la pelle. Che traspare come assenza di luce. Il loro comportamento non è realmente cambiato, ancora, solo la sensazione che trasmettono, che li accompagna instancabile. Si aggirano come nulla fosse, occupano i posti cui sono assegnati, provvedono alle loro mansioni con il solito rigore, ma frementi, ansiosi. Sono uomini, donne e bambini carichi di una tensione accumulatasi nei giorni e pronta a venir fuori con le conseguenze sgradevoli che è facile supporre.

Il delirio inizia allo scoccare delle dodici anti meridiane (ciò che s’innesca alla mezzanotte è una questione da romanzi del terrore, discoteche affollate o pornografia collegiale che esula il resoconto che tento di fare). Si è oramai superato il traguardo convenzionale che indica la mezzeria della giornata e ciò vale come tacito consenso. Le cinghie che imprigionano le pulsioni si allentano, le risate diventano sempre più frequenti e fragorose, godute, pure i muscoli riprendono un’elasticità di cui sembravano aver perso memoria e i movimenti seguono un’esplosività rinnovata.

Il volume aumenta repentinamente. I toni delle voci guadagnano diversi decibel conseguenza di un senso del pudore castrato. Le chiacchiere si diversificano, perdono di monotonia e raccontano di un passato opprimente e di un futuro prossimo e liberatorio. Contribuiscono alla chiassosa euforia  le sonorità di contorno: rumore di passi accelerati, tonfi di cui si ignora la provenienza  e le conseguenti urla a rimarcarne comicità o dramma (a seconda dell’evenienza). Solo esempi. A tutto ciò si aggiunge il sottofondo di un rumore bianco. Questi è somma a sua volta di tutti questi nuovi spettri di frequenza che scuotono l’aria e la rendono perfetta cassa di risonanza degli animi eccitati.

A soffrirne sono anche le strade. Gli automobilisti ricorrono a tecniche di guida solitamente sfoderate in situazioni emergenziali per raggiungere prima destinazioni dove non hanno nessuno che li aspetta. O quantomeno non li attende in anticipo. Sfidano i pedoni a tenzoni singolari su campi di gara regolamentari (gli attraversamenti pedonali) o meno (ponti, incroci, moli e piste d’atterraggio). Si lanciano all’inseguimento di conducenti macchiatisi di impudenti sorpassi come anziane signore vittime di uno scippo tramutatesi in gazzelle. Abbandonano centimetri di gomma al verde dei semafori o in curve inaspettatamente strette, tracciati cittadini a cui il Circus dovrebbe porre la giusta attenzione.

I luoghi di lavoro si riempiono di indolenti sognatori senza che gli uffici, le officine, i laboratori accolgano nuovi dipendenti. Scuole e università rallentano i loro ritmi pedagogici, le funzioni cognitive annichiliscono dinanzi alle aspettative su cui la giovinezza specula. Le catene che legano a banchi e sedie girevoli sembrano serrate con meno rigore e i secondini fanno tintinnare mazzi di chiavi per esorcizzare quell’attesa a cui non sono certo immuni.

Ed è solo venerdì.

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36 risposte a “Dopo le 12

  1. Buon week end anche a te, Rocco.

    Anche se la lettura del tuo post mi fa venire in mente un’espressione (cito per tua grande gioia) che ho letto stamattina che mi ha paradossalmente (e spaventosamente direi) entusiasmato: ” Reflusso esofageo esistenziale “. Tre parole messe insieme, tu guarda quanto possono esprimere,almeno per me.

    • A me viene in mente “vomitare l’anima”, mi sa che è simile alle tue tre parole. Ah, non è una citazione, solo un modo di dire, ma non so chi lo dice. Cioè io lo dico, a volte.
      Ripensando alle situazioni a cui associo quest’espressione forse non c’azzecca proprio niente con la tua citazione (ma po si può sapere cosa ti leggi?!).

      P.s.
      Ricambio gli auguri di un buon weekend! 🙂

  2. arrivo sul tuo blog e il primo post che leggo è in categoria “antropologia spicciola” …ho un conto aperto con il prof di scienze sociali a scuola e leggere solo la parola antropologia dopo 5 ore di lezione serali mi urta notevolmente, ma tu scrivi bene e quindi farò finta di non aver letto:)

    • Se può esserti di conforto non ho la più misera conoscenza della citata antropologioa, anzi credo nemmeno di saperne il significato. Mi sa che è ancora questo vizio di usare parole altisonanti (?) per attirare l’attenzione. 🙂

      • io per attirare l’attenzione in genere strillo ma l’effetto che ottengo è che nessuno mi prende sul serio 😦 mi consigli di urare parole altisonanti e non suoni alti?:)

          • Devo dire che dipende dal contesto e dall’obbiettivo. Le parole altisonanti aiutano nel farsi prendere sul serio, ma vanno usate cautamente. Se becchi qualcuno che capisce il trucco si viene messi alla berlina e allora sarebbe stato meglio urlare con tutto il fiato che riposa nei polmoni.

            • …mi chiedo se invertendo e modificando leggermente la tua frase non sia la stessa cosa…” Le parole urlate aiutano nel farsi prendere sul serio, ma vanno usate cautamente. Se becchi qualcuno che capisce il trucco si viene messi alla berlina e allora sarebbe stato meglio usare tutte le parole altisonanti che riposano nel nostro cervello”!
              🙂

  3. noto, senza piacere, che i tuoi w.e. possono essere disastrosi quanto i miei. io però il venerdì non mi scateno in autostrada…. comunque c’è la sbk anche oggi se non hai altro da fare…
    ciao, tigli&gelsominO (mi pare logico astenermi dall’augurarti buon w.e., che un vafff… in risposta lo dovrei incassare in silenzio)

            • ma come? Trota docet che esiste la Padania. Nessuno lo sa ma durante l’inaugurazione del training center di 5mila metri quadrati a Gavirate dopo aver detto che : “Sarà un nuovo ponte fra l’Italia e l’Australia e quindi troveremo molti canadesi in giro per Varese” ha anche detto senza timore di smentita che la Padania esiste eccome. Altrimenti come si spiega che Carderoli si è potuto sposare il 20 settembre del 1998 con un rito pagano ufficiato da un druido “ad honorem” Marco Formentini…
              Dubitate ancora???
              🙂

  4. io inviterei tutti questi personaggi notturni con me. Non avrebbero bisogno di venerdì da sballo in giro per discoteche o locali notturni a pagamento. Basterebbe un solo giro notturno qui. Niente di artificiale per cercare l’ebrezza o la paura. Tutto naturale o quasi. Voglio vedere se alle prime luci dell’alba hanno ancora voglia di ordinarsi un cappuccino e brioche. O ringraziano il sorgere del sole. Buona notte.

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