Sulla ripetitività delle comunioni alcoliche

La vecchia guardia si riunisce di rado. E quando lo fa, passa parte del suo tempo a rimpiangere quei militi che per un motivo di enorme serietà (lavoro, chilometri, temporaneo decesso) o sconfortante idiozia (impossibilità comunicativa, rifiuti incomprensibili, letture fantasy) non si presentano all’evento di comunione tanto a lungo anelato. Certo, bisogna confessare che l’organizzazione di tali eventi non è delle più rigorose. E’ spesso frutto del caso, di catene telefoniche involontarie che dimostrano la disponibilità di più componenti contemporaneamente, di incontri fortuiti in luoghi estranei alla pubblica decenza o semplicemente di serate partite con diverse comitive lasciate al loro destino in nome del lungo tempo passato, di un’amicizia incontrovertibile e di altre menzogne più o meno credibili. Ci sono solo un paio di irriducibili organizzatori che tentano di dare appuntamenti con l’anticipo di qualche giorno, di una settimana addirittura. Il numero di volte che sono stati delusi è praticamente pari al numero dei tentativi.

Il luogo dove si consumano questi moderni riti pagani è una birreria di fiducia. Il sorriso con cui veniamo accolti va sempre oltre la semplice cortesia. C’è qualcosa di più, legato alle previsioni del tempo. Quello in cui la spillatrice dovrà lavorare per un manipolo di clienti poco avvezzi a dar conto ai loro portafogli quando si presentano occasioni di una certa portata. Non è che il denaro non sia un problema, è il mettere da parte i problemi che lo fa dimenticare. Capita perciò che qualche sfortunato si risvegli il pomeriggio successivo con la sorpresa di un portamonete ridicolmente vuoto o con la carta di credito consumata dal numero eccessivo di passate. Sopravvivere economicamente a queste serate è quindi questione di lucidità o di impossibilità monetarie preesistenti.

I temi dibattuti sono i più disparati, ciò che rimane costante è la ferrea volontà di imporre la propria idea al conclave, a costo di insulti, punizioni corporali e pubblico scherno.  Vittime preferite delle discussioni, come già prima anticipato, sono gli assenti. Si passa così in rassegna l’elenco dei difetti e delle mancanze del malcapitato di turno, ne si declamano a gran voce le infamanti gesta e si finisce con la stesura di teoremi che ne descrivano il modello comportamentale. Si sprecano i tentativi di comunicare al soggetto sotto esame i risultati di queste dissertazioni tramite messaggi, e-mail con testimonianze in allegato e urla disumane protese a rompere il muro del suono e del decoro. Quello che non si fa più rispetto a qualche anno fa è la messa in opera di oniriche fondamenta, la progettazione di gesta eroiche da attuare in gruppo con l’obbiettivo di sconfiggere il sistema. Sembra strano come gli anni passino anche per i decerebrati.

Quella dell’età avanzata è una peculiarità che si nota anche con il progredire della serata. I tentativi di prolungare la notte si fanno sempre più radi, meno convinti e senza argomentazioni. Questi inviti vengono ignorati, non si ricevono risposte convincenti e le facce ruotano in verso opposto al postulante. Devono essere le incombenze del giorno successivo (anche la domenica ha perso quella sua vecchia sacralità), o la zavorra della settimana appena trascorsa, sta di fatto che all’alba manca ancora un’ora e nessuno sembra avere l’intenzione di aspettarla.

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34 risposte a “Sulla ripetitività delle comunioni alcoliche

  1. lo stile delle serate sembra sottintendere la mancanza di femmine
    lo so, le cose si complicano, mescolando i generi
    mi immagino, nello stesso momento, le donne dei presenti bere alla loro salute e raccontare nei dettagli tutte le loro mancanze (le donne parlano tra loro di sesso, eccerto) 🙂

  2. eravamo quattro amici al bar…che nostalgia Iosef…ho barattato il cuba libre e la birra con il vino rosso ma ancora oggi tento con sforzo tra l’epico ed il patetico di organizzare ritrovi attorno ad un tavolo piu’ accio direi di amici strappandoli a cucine da rigovernare files da spedire compiti da finire…a mezzanotte molti si trasformano in zucche..pero’ un po’ di magia resta …e sono sempre io a riportare a casa mannaggia la miseria!! 🙂

  3. Purtroppo sono un irrinunciabile organizzatore di serate (o, meglio, di week end interi) la maggior parte delle volte mal viste e/o ignorate.
    Ed ogni volta m’incazzo come una bestia, ma il mese dopo ci riprovo.

    E le gesta eroiche contro il sistema sono la base su cui coinvolgere i pochi amici dello stesso (mio) livello intellettivo. Alla mia età valgono ancora, in futuro… chissà.

    Riguardo le donne ho imparato a fumarci dietro, il bere m’intristisce al pianto.

    • Se sei un’organizzatore allora non ci siamo proprio, dev’essere fatto tutto sul momento, senza pensarci!

      Si però le gesta eroiche le devi mettere in atto ora che sennò poi non farai più niente!

      Se…. ora mi vuoi far credere che c’hai problemi con le donne… TU?!

  4. Con l’esperienza avrei dovuto imparare, ma è più forte di me.

    Le gesta eroiche mi richiedono del tempo, appena una di queste mi riuscirà ti farò sapere!

    Io ho avuto un problema con una donna, ed è un problema che mi porto dietro da un annetto. Fa parte del passato e dovrei essere pronto ad affrontarne altri, di problemi; ma lasciarsi andare con i piccoli mezzi di evasione è ormai diventato rifocillante (quanto, a volte, dannoso per la propria paranoia). Senza esagerare, naturalmente.

    • tu pensi troppo , vai in giro con il fotografo non regali le rose bulgare in compenso ammorbi le ragazze con la sigaretta e pensi per un ANNO ad una ragazza?????…….per favore Iosef manda a Lui un paio di litri di quello forte cosi’ mmagariiiii si riprende!!!

      • Alla ragazza ho smesso di pensarci superati i 3 mesi, ma a volte ricompare un colpo basso che mi preme allo stomaco!
        E, per amor di precisione -essendo da sempre un ipocondriaco riguardo le possibili dipendenze a cui vado incontro vivendo ogni giorno- non è proprio quel fumo in cui sono incappato miseramente :S

        Però del vinello buono lo accetto lo stesso (yak!)

        • Ok ok, ora mi tocca solo iniziare un import-export di vino e ho risolto tutto. Ariel e Zanza mi dovete fare da promoter sul campo!

          E ste donne…. che una relazione lasci degli strascichi, dei segni e dei marchi va pure bene, basta che non te ne fai una malattia, almeno credo. Scusa, dico troppo cose stupide e di bassa lega.

          Un’altra cosa Zanza, non ti riferire mai al mio vino con “vinello”. Te ne potresti pentire….

          • No, c’hai ragione, se diventa una malattia dopo non ne esco più fuori. Ma mi basta poco per farmi riprendere, un accenno affettivo da parte di una sconosciuta, un’occhiata mantenuta più lungamente del decoroso.

            Il vinello era per dare un tocco spensierato/goliardico al contesto!
            Non mi permetterei mai di svilire così vino (o birra) altrui.

  5. mi prenoto un paio di litri, in cambio ti porto le ciambellette al vino dei Castelli, che col vino, appunto, è la morta sua (in senso lato. forse). e mi spiace per te ma……SO DOVE ABITI :-p

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