La via dell’orzo

In occasioni come questa gli orari saltano. I ritmi che hai civilmente seguito sino al momento della partenza vanno a farsi benedire e tutto ciò che rimane da fare è spedire con tanto di carta regalo le proprie abitudini ad un futuro prossimo venturo. L’orologio, meschino, ti rimprovera se sei in ritardo e se per il troppo zelo ti ritrovi in anticipo. La sveglia suona alle 3:30, la prima birra rintocca alle 11:00.

In certi ambienti non vi è la necessità di portarsi bagagli d’intenzioni, vi sono esche che per numeri e qualità farebbero cedere anche il più ortodosso degli astemi. Quando analcolico non è presente nel proprio vocabolario, invece, non resta altro che mettere all’opera le conoscenze pregresse e scegliere con il massimo profitto, perché non sia vana l’opera di devastazione a cui andrà a sottoporsi il fisico (parola grossa) e in particolar modo il fegato. Tapino. E va detto, la delusione e il disappunto mai hanno sfiorato le mie labbra.

L’eclettismo è fondamentale per raggiungere la piena soddisfazione. Bionda, bruna o rossa. Pura o con tratti esotici. Acerba o invecchiata. Anche acida. La stessa cornice in cui si consuma varia dal locale storico di fine ottocento all’edificio più moderno, passando per giardini innaffiati dal diluvio. Capita anche che dopo dodici ore di permanenza si incontrino compagni di bandiera. Questi, già da tempo stanziati, non fanno una piega nel trascinarti senza sforzo sulla terrazza di un attico in centro dove la festeggiata è bionda e disponibile. Nulla di cui sorprendersi, almeno fino al mattino successivo.

Il climax del secondo giorno è stato un evento inondato da lacrime di felicità. Emotivi attempati che alla visione del loro unico grande amore si lasciano andare come poppanti. Si voltano nei tuoi confronti alla ricerca di conforto, di un abbraccio o di una pacca sulla spalla, e per condividere quella condizione d’estasi che l’attesa da sola aveva sublimato.

Al ritorno mi hanno accompagnato uno stato di gradevole appagamento, occhiaie degne di un marsupiale australe e un puzzo di birra che nemmeno le docce frequenti e l’igiene orale insistita sono riuscite a cancellare.

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21 risposte a “La via dell’orzo

  1. Quest’anno sono stato alla fiera della birra di Rimini.
    Questo post me l’ha ricordata con gran nostalgia.
    I ricordi nitidi si dividono tra il bagno e l’assaggio di una doppio malto dalle qualità che non saprei tutt’ora distinguere.
    Fu una giornata faticosa e per metà divorata dall’oblio.

  2. come sai amo il vino cos’i’ la birra e’rimasta relegata nell’ombra pero’….io adoro la guinness si e l’irlanda .qui e’dura trovarne di veramente buona…durissima.pero’ una pinta di guinness riesco a berla…con il bagno molto vicino ovviamente!!! 😀

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