Trilogia dell’eroe: principio

Ora che è arrivato il momento di uscire, di iniziare quanto ho sognato negli ultimi dodici anni, sento tutto il peso del passato, dell’infanzia assurda a cui sono stato asservito e dell’adolescenza castrata che ho trascorso. Non ho alcun rimorso. Sono pronto a diventare il protagonista delle storie e dei racconti che mi hanno affascinato sin dalla più tenera età, voglio che le mie gesta siano tali da far credere pazzo il narratore e spero che i bambini trascorrano la notte in preda agli incubi per quanto non avrebbero dovuto ascoltare.

La polvere della piazza d’armi sporcava il mio volto ancor prima che vi crescesse quella peluria che poi sarebbe diventata barba. Il sudore lasciava che la terra aderisse perfettamente alla pelle bruna rendendomi ancora più scuro e mostruoso, una sorta di demone a dimensioni ridotte. Aspetto che mi proteggeva dai ragazzini più piccoli di me ma che spronava quelli grandi e grossi a scegliermi come fantoccio su cui provare la forza che aumentava col passare dei giorni e delle stagioni. Il puzzo di sangue di quegli scontri tra infanti è ancora impregnato nella mucosa nasale a mo’ di medaglia. Sono stato buono anch’io, non c’è compagno di giochi a cui non abbia lasciato come ricordo un setto deviato, una costola rotta o qualche fessura d’areazione tra la dentatura nuova di zecca, appena cambiata. Mi meraviglio ancora di come riuscissimo la sera a condividere il pasto e le camerate senza che uno di quelli che le aveva prese più di tutti approfittasse della distrazione dovuta alla fame o al sonno. Infilare la posata nell’occhio del crudele di turno appare come qualcosa di naturalmente allettante. Da parte mia ricordo solo che ero troppo stanco per nutrire anche la più piccola fiamma di rancore. Inoltre non c’era alcun modo perché vi fosse qualcuno realmente debole che venisse preso come vittima fissa da uno o più degli altri ragazzi. Chi era troppo fragile scappava o periva. Questi ultimi morivano di stanchezza, letteralmente. In altri casi un colpo centrava troppo bene un punto vitale lasciando che il bersaglio si spegnesse con la lentezza di un’emorragia interna o con l’esplosiva velocità della materia cerebrale che schizza via da un buco nel cranio. Vi erano poi episodi in cui i bambini si lasciavano uccidere dalla fame. Non mangiavano per scelta oppure erano del tutto incapaci di trattenere nello stomaco quello che ingurgitavano. E vomito frammisto a sudiciume ristagnava sotto le brande escludendo anche l’ultima possibilità di sognare.

Ho imparato a leggere grazie al buon cuore del cappellano, alla noia tremenda che lo affliggeva lontano e durante le funzioni religiose e ai furti che mi commissionava nelle cucine. Nessuno notava la sua utilità, nessuno lo vedeva lavorare, per cui la razione di cibo che gli spettava era commisurata alla reputazione che si portava dietro. Ho così appreso il significato dei simboli che compongono una parola su un cospicuo numero di testi sacri che risiedevano nel tempio. E’ per tale motivo che ho una conoscenza tanto vasta e accurata delle divinità, della loro progenie e dei popoli che si dicono fedeli di uno o dell’altro nume. La volontà e la disciplina, tuttavia, mi imponevano di studiare trattati di guerra, manuali di assedio, monografie su armi e armature. Praticamente tutto quanto concernesse la mia crescita come guerriero fosse disponibile tra gli scaffali della più volte saccheggiata biblioteca. Non so bene dopo quanto tempo, ma la mia cultura militare fece nascere un certo rispetto nei miei confronti. Usare termini come debole di una lama, conoscere la differenza tra la scure d’arcione e la francesca o ricordare lo sviluppo della poliorcetica nei secoli attraeva l’interesse dei miei compagni più esaltati in quelle notti rese insonni dalle ferite e dalla fatica.

La fine dell’educazione al combattimento e alla guerra porta ad una scelta. Entrare in un esercito regolare, nella guardia di un qualche nobile o alto prelato, vendersi come mercenari alla fazione più generosa e prendere parte ad una battaglia a cui non si appartiene. Nel mio caso ho preso la strada dei romanzi e delle leggende per raggiungere luoghi lontani dalle alte e spesse mura della capitale ed incontrare un destino che appartenesse a quello di un eroe, cacciatore di tesori, uccisore di draghi e banditore di diavoli. Questo tragitto mi ha permesso di unirmi ad un compagnia di giovani sognatori con cui condivido desideri di fama e fortuna, rafforza giorno dopo giorno la sicurezza nelle mie capacità e la voglia di avventura. Mai mi sono sentito più pronto ad affrontare i pericoli che il mondo mi porrà innanzi.

Non è passato molto tempo prima che mi rendessi conto che le nostre armature erano poco più che scatole di latta. Le spade impugnate da mani acerbe, non avvezze alla paura più cruda, hanno lo stesso potenziale distruttivo dei simulacri di legno che brandivamo da fanciulli. Le tecniche imparate in anni e anni di allenamento valgono nulla se non temprate dalla lotta per sopravvivere a chi è mille volte più forte. Abbiamo visto la morte attenderci al varco quando eravamo convinti di dover dare saggio di abilità innanzi a un pericolo insignificante. L’apripista, lo sbruffone, il più sicuro dei propri mezzi ed esperto nella narrazione è stato il primo ad abbandonare la spedizione. Sbranato da un branco di cani randagi.

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20 risposte a “Trilogia dell’eroe: principio

    • Stare attenti è bene, soprattutto perchè rischi di subire umiliazioni da canidi che hanno davvero poco a che fare con l’eroismo. Bisogna sempre metterla in conto, la fame.

  1. Non mi sorprendi, posso solo constatare il tuo senso estetico e la profondità delle tue ombre. Di complimenti ne ricevi, meritati e forse non in abbondanza.
    Figlio di Kant!
    Se fossi un pittore:
    -Nei post che derivano da immagini preacquisite (libri,film,manga) sei Claude Lorraine;
    -in quelli frutto del tuo pensiero narrante sei Caravaggio;
    -in quelli traspositivi delle realtà che ti circondano sei Francis Bacon.

    Oltre tesi antitesi e sintesi, sei Heiddeger. Un giorno spero abbraccerai l’eternità neoparmenidea di tutti gli esseri, che per ora è una visione troppo positiva per te.

    • Sentire di questi paragoni mi mette oltremodo in imbarazzo. Vorrei tu fossi ironico ma ho timore che non sia così.
      Sulle possibili visioni positive e non, non ci metterei limite alcuno. A conti fatti le cose cambiano, che siano in peggio o in meglio non posso saperlo. Anche se ho un indole di fondo invariante che potrebbe obbligarmi a non farmi mai scrivere con slancio e speranza (o qualcosa del genere.)
      Comunque grazie.

    • Grazie, ma non sono convintissimo della “qualità” di questo post… bo.

      E comunque nemmeno io sono uno sfegatato del fantasy, ma qualcosa del genere era da parecchio che volevo scriverla.

    • Effettivamente non compare nemmeno un drago. Credo che l’accostamento al fantasy sia dovuto alla presenza dell'”eroe”, della compagnia di avventurieri e cose simili.

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