Zuppa di cozze

No, non è un regalo. Mi darebbe molto meno fastidio se volessi incartare ogni dannato libro che compro invece di fare questa domanda solo in casi particolari. Non è certo dalla mia faccia che capisci cosa io debba leggere e cosa meno, mi sbaglio? Probabilmente si. Dovrei tenermi in linea con quanto ci si attende dal mio aspetto ed appagare le attese della libraia. A dirla tutta, non è che il tuo involucro ricordi in qualche modo quello della venditrice di carta stampata. Sei anzi la persona meno adatta a vestirne i panni, ricordi tutt’altro. So che questa è un’osservazione particolarmente superficiale, ma proprio per questo è tanto divertente diffondere rumor sulla tua inadeguatezza. Il fatto che non ti chieda consigli, tuttavia, non dipende da questioni di facciata ma dalla caparbietà con cui continui a credere che Joseph e Philip Roth siano una unica persona.

Zuppa di cozze. E’ scritto su una lavagna davanti a un certo ristorante. Solo questo. Senza prezzo, aggettivi o ghirigori. Come se bastasse ad evocare qualcosa di straordinario e mistico. O come quei “dio c’è” che ornano certi cavalcavia o cartelli stradali, secondo il caso, atti a generare sublimazioni metafisiche. Metafisiche fino ad un certo punto. Va bene, la trattoria in questione non affaccia sul mare, la terrazza non è finemente incastonata in un faraglione e se mai dovesse rischiare di chiudere difficilmente sarà per aver spazzato via macchia mediterranea, nonostante ciò non c’è bisogno di un viaggio della speranza per raggiungere una qualunque pescheria e le coste, con annessi allevamenti di mitili, sono tutto fuorché inavvicinabili. Troverei più sensato un cartello del genere dinanzi un’osteria dolomitica, e ciò me la farebbe evitare come la peste, così come riterrei più ragionevole se la suddetta bettola si mostrasse orgogliosa della carne di daino. E la eviterei ugualmente.

Rimpiango di non aver parlato dell’inadeguatezza dei tuoi caffè già da tempo. Non che mi aspetti molto da chi sfrutta la medesima espressione per raffigurare l’intero calderone delle emozioni umane ma l’obbligatorietà che mi fa presentare al tuo bar ogni mattina ha voglia di caffeina all’altezza. E’ bruciato, il caffè intendo, e sono costretto a zuccherarlo più di quanto sia abituato a fare per coprirne le parti combuste. Non arrivi certo alla bassezza dei migliori caffè del centro di Roma, te ne va dato atto, ma riesci comunque a deturpare la cultura di cui questa zona si fa vanto.

Non che quanto abbia detto segua un certo filo logico, e solitamente quello che espongo non ha nulla a che vedere con la coerenza del ragionamento, ma la necessità di condividere ad un pubblico potenzialmente più vasto quanto solitamente spartisco con me stesso e pochi altri mi ha sopraffatto.

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46 risposte a “Zuppa di cozze

      • No ma, ti credo. Io sono sempre molto tentato ultimamente ad esempio da questi piccoli negozietti, che vendono libri usati (molte volte in ottime condizioni) a metà prezzo. Con tanti saluti alla libreria solita che ormai mi vede veramente poco, anche dato il poco assortimento e la poca qualità nel servizio.

        • Sulla qualità del servizio passo, è l’assortimento quello che mi fa rabbia. Mi meraviglio di come alcune librerie enormi (da centro commerciale per intenderci) riescano a non avere “niente”.

          • Verissimo. Per carità, finchè si tratta di un qualsiasi best-seller dell’ultimo momento, puoi trovare anche la prima edizione da quante copie hanno (e non mi interessano praticamente mai, salvo pochissimi casi, vedi Murakami), ma quando si tratta di un libro, magari rivelazione dell’anno, vincitore di premi di festival indipendenti e quant’altro, la commessa ti guarda pure male perchè non c’è nel loro magazzino e quindi tu per lei parli arabo (o la stai prendendo in giro). E il tutto succede in librerie di dimensioni notevoli!

            • A me l’ultima volta è successo con “Guida galattica per gli autostoppisti”…. ce l’hanno tutti sto libro, pure le macellerie e i circhi itineranti! Loro no, nella loro immensa inutilità, niente.

              • E per farsi mancare un libro del genere, tra l’altro primo di una saga, quindi nemmeno da dire è un seguito, nonchè uno dei pilastri della fantascienza…

                ce ne vuole!

    • Si, ma devi andare in una libreria di quelle grosse e inutili. Di quelle dove trovi nulla e non riesci a spiegarti il perchè vista la quantità di carta colorata che ti accerchia.
      Molto più divertente e snervante.

      • intendi quelle da 2.000 metri quadri che all’ingresso hanno da una parte una catasta dell’ultimo libro di Bruno Vespa, dall’altra una con il best seller in auge tipo 50 sfumature di giallo guano?

        • Ci hai preso in pieno. Aggiungerei anche manualistica del tipo “come amare il proprio corpo senza sfociare nell’autoerotismo”, “millemila modi per trombarsi una donna”, “Impara a toccare il tuo chakra”.

  1. le librerie, che bell’argomento! da queste parti una che conosce bene i due roth e sa come venderteli, chiude dopo vent’anni di onorata e rispettabile carriera. con molto dispiacere di chi, come me, frequentava il luogo. sarà che eri accolta sempre da un pling plong di sottofondo – sonate per pianoforte di aa.vv. – e negli ultimi anni, invece, dalla tristezza coatta di un bandonion tanghero, sarà come sarà, ma era sempre piacevole curiosare tra gli adelphi e la filosofia. poichè dà sul porto avrei potuto trovare anche un cartello cozzaro, perché no? sull’uscio della trattoria accanto! 🙂

  2. Non mi piace comprare i libri online,non c’è il gusto di sfogliare e
    annusare la carta nuova di zecca.
    Ho imparato che per non avere il caffè bruciato lo ordino “Lungo” e solo così riesco a bere un espresso decente 😉
    Ciao.

    • Ti capisco benissimo riguardo i libri. Sebbene i sensi che uso sono solo il tatto e la vista.
      Per quanto riguarda il caffè, non riesco a berlo “lungo”. Ho bisogno che sia forte. 🙂

      • ma mica lo fanno lungo! quando sentono per riflesso fanno venir fuori un espresso ristretto.
        Prova e vedrai 🙂

        • Nella mia esperienza, quando hai a che fare con baristi che non sanno fare il proprio lavoro, ad un caffè ristretto rispondono con un caffè normale e ad un caffè lungo con una zuppa!

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