Fenomeni che paiono normali – Il mistero si espande

Ho capito già da tempo quanto il progredire della vita non porti risposte. In realtà l’avanzare dell’età, l’aumento dell’esperienza e la conoscenza di nuovi luoghi, eventi e personaggi non fanno altro che impinguare il gomitolo di quesiti che appesantisce e logora la propria matassa cerebrale.

Il motivo che si cela dietro all’affollamento dei treni nei lunedì pomeriggio mi è del tutto oscuro. Non è facile comprendere cosa li renda dei vagoni bestiame la mattina del suddetto giorno o nei dopo mezzogiorno del venerdì. Lo scoccare di termine e principio dei fine settimana è un orologio sociale dei meglio oliati e funzionanti, inesorabile nello scandire il movimento di intere popolazioni e nell’innescare espressioni contratte e rilassate, di volta in volta. Sono questa sorta di ritardatari della partenza che sconvolgono le aspettative di chi ha una mente semplice come la mia. Si troveranno sfasati di qualche ora rispetto alla media, nottambuli domenicali le cui forze non sono bastate a sconfiggere il sonno e il conforto di chi sfinito si avvolge nelle lenzuola. Valuto anche la possibile esistenza di un calendario apocrifo. Una variazione del solito gregoriano che prevede in martedì l’inizio della settimana attiva e che, onirica speranza, produce un weekend ventiquattrore più lungo. Fossero queste le condizioni, sarei ben felice di divenire un adepto del treno pomeridiano.

Il tono della voce inutilmente alto che in molti amano utilizzare anche per le discussioni più intime svilisce le mie capacità cognitive. Non nego che possano trovarsi discorsi di interesse nazionale, a prestare orecchio, ma il coinvolgimento nei fatti altrui dipende molto dall’involontario auditore. Ricordo che i decibel superano i limiti di legge quando la vittima del dialogo è raffigurata da un apparecchio telefonico. Bisogna coprire in qualche modo la distanza che li separa e sconfiggere in velocità il segnale elettrico che il cellulare emette nell’etere. Escluderei che la pienezza di codesti urlatori sia vittima di una deformazione professionale. Saremmo a questo punto invasi da una caterva di dispensatori di ortaggi, pescivendoli e ambulanti vari che fanno della potenza comunicativa un caposaldo del loro mestiere. Più plausibile la presenza di motivazioni fisiologiche, una mutazione genetica che impedisce a taluni di scendere al di sotto di un certo numero di ottave. A quel punto le ugole che andrebbero prestate all’opera si moltiplicherebbero terribilmente. Si potrebbe anche ricorrere all’ipotesi di un retaggio culturale che spersonifica i problemi e li vede alleviati se condivisi con quanti più individui possibile.

Dove risiede il senso nell’indossare pantaloni rivelatori e attillati se poi si occulta il fondoschiena sotto una maglia adattata a pareo, mi domando. Giacche e pullover si ritrovano mutilati e privi della funzione per cui sono stati intessuti. Sarebbe ingenuo pensare al caso. Ad un indumento di troppo, legato alla vita perché artefice di un calore eccessivo, non necessario al momento. Lo stesso imbarazzo pare una motivazione vacillante se si è in possesso dell’audacia di fasciare al limite del soffocamento le proprie terga. A questo punto vi è da credere in un pudore ad orologeria. Ad uno spettacolo che vada messo in scena solo per taluni spettatori, meritevoli, questi ultimi, di assistere all’apertura di un sipario chiuso per il volgo.

Non ho avuto la volontà di trattare fenomeni inflazionati come i cerchi nel grano, che tante imprecazioni galattiche istigano negli sfortunati agricoltori. Lascio il chupacabra alla prima serata delle televisioni nazionali, il rispetto per questi mitici animali mi impedisce di parlarne. Prima di narrare del mostro di Loch Ness sarebbe saggio ispezionare il luogo. Metto in pasto alle fauci di chi avrà il coraggio di leggere solo gli enigmi di cui ho prova tangibile ed un’esperienza diretta.

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31 risposte a “Fenomeni che paiono normali – Il mistero si espande

  1. Questi mostri contemporanei saranno il pane quotidiano per i prossimi telefilm horror!

    Da vittima di acufene (sento sempre un fischio nell’orecchio, sempre, anche ora, e alla fine ho capito che non è qualcuno che mi pensa di continuo, ma quella volta che ad 10 anni sono andato troppo sott’acqua e m’è quasi scoppiato un timpano a causa della mia incapacità di pressurizzare) parlo al telefono sempre fortissimo, e infatti preferisco gli sms, o chiamare quando sono isolato.

      • Una mia telefonata è una grande vergogna se sono in un negozio. Di solito mi tappo un orecchio (quello non occupato dall’aggeggio telefonico) e parlo moderatamente forte per paura di non essere sentito quanto io non sento quello che mi viene detto. È un effetto non voluto e che io non riesco proprio a controllare.

        • E’ una scena straordinaria! Voglio assolutamente assistere. Anche perchè ho più o meno presente la scena, ma accordata a te dev’essere tutto un altro livello! 🙂

          • Dovresti pure assistere alle mie interlocuzioni quotidiane con amici e conoscenti, a volte predono una piega del genere:
            -…are?
            -Cosa?
            -…iare?
            -Uhm… Cosa?
            -…re?
            -Eh?
            -Ma non senti proprio un cazzo!
            Più una persona ha un tono vocale “profondo” meno riesco a distinguere quello che mi dicono, mannaggia ammè.

            • Lo stai facendo apposta… Ora devo venire a Bologna assolutamente, e di nascosto, trovarti, telefonarti e spiarti mentre parliamo.

              Si, sembra una cosa malata perchè è malata.

  2. bella descrizione, consapevole e sociologica! 😀 sopporto a malapena me stessa quando mi capita di urlacciare a scuola, figuriamoci se dovessi tollerare le telefonate altrui. cambio treno, semmai, oppure aula – anche la sala docenti è un coacervo di fenomeni urlanti e la evito quasi sempre! a pensarci bene sono anni che non salgo su un treno, meno male!

  3. “Veroooo ma l’hai vista la tipa??? oh guarda che…SCUSA NON TI SENTO PUOI RIPETERE???? Dicevo, mamma mia come si è tagliata i capelli, e poi con che faccia…..ops…”
    oddio non mi sono accorta che stavo commentando…che per caso ho disturbato?
    😀

          • oggi ho campionato una ventina di soggetti.Per l’80% donne con pantaloni o pantacollant aderenti come una seconda pelle.Chi ha dalla 44 in giu’ sculetta allegramente con la maglia sulle spalle dai colori piu’ svariati al contrario chi di taglia sale fascia le terga con maglie a dir poco grandi come ombrelloni.I tronchetti della felicita’ che spuntano dovrebbero essere slanciati dall’aderenza ma in realta’ vengono mozzati nel loro apparire.Dallo sguardo spavaldo eo timido che lanciano in giro ritengo che il cattivo gusto sia l’unico responsabile in questo sciagurato secondo campione mentre l’esibizionismo sia la spinta emotiva del primo .I maschi piu’ furbamente sfoggiano maglioni in tinta piu’ azzeccate e drappeggiati in modi diversi a meno di voler accattivarsi gli sguardi dello stesso sesso con conseguenze molto varie.Spero di essere stata abbastanza chiara ed esaustiva 🙂

            • La ringrazio agente Ariel, la sua professionalità è stata quanto mai apprezzata. In particolar modo quando ho la mani macchiate di rosso, e non posso muovermi liberamente ad analizzare la situazione sul campo. Ora sono più vicino ad una comprensione del fenomeno.
              Ottimo lavoro!

  4. Ciao Rocco, i tuoi “articoli” sono sempre “abbaglianti”
    Non parlo e non rispondo quasi mai al cellulare sul treno. Spesso lo dimentico a casa
    Però il volume di certi, infastidisce il mio bell’ orecchio
    A smile just for you
    Mistral

    • L’accoppiata cellulare-treno è terribile, molte persone parlano come se stessero chiuse in casa propria e si viene a sapere di fatti ed informazioni di cui si potrebbe fare tranquillamente a meno.

  5. credo ci siano poche situazioni in grado di assemblare la più variegata campionatura del genere uman(o)ide come i treni. Neanche i vecchi bar della periferia anni ’70 erano così eterogenei.
    Recentemente sono andato a vedere il cavaliere oscuro, al mio fianco si è seduta una ragazza che durante la proiezione continuava, imperterrita, a mandare e ricevere sms con lo smart, le ho lanciato un paio di occhiate… niente, dopo una mezzoretta mi sono avvinato al suo orecchio e le ho sussurrato: “ti piacerebbe vedere il tuo smart tra l’attrezzatura di batman sullo schermo???”
    ha smesso immediatamente, come per incanto.

    TADS

    • I bar della periferia anni 70 non li conosco, ma sui treni posso essere del tutto d’accordo. Ne ho viste e ne vedo davvero delle belle.

      Al cinema, alla fine del tuo delicatissimo invito velato di una sottile, avresti potuto aggiungere “why so seriuos?”.

      • i bar anni 70 li conosco perchè appassionato di una certa cinematografia, li ricordo pure, qui a Torino c’erano tantissimi locali con tanto di biliardo, calciobalilla, sala carte, ecc. ecc. Vi si trovava il disoccupato e pure l’ingegnere col vizietto della scala40, il tuttologo, il tecnico e via andando, esattamente come le carrozze ferroviarie, se ho ben capito (non so più da quanti anni non prendo un treno)

        la tipa con lo smart, al cinema, era giunta al limite dell’appoltigliamento del mio apparato riproduttivo

        TADS

        • Ho inscenato un applauso quando ho letto delle dolci parole che le hai riservato. Anche perchè l’appoltigliatrice avrebbe potuto benissimo spendere i soldi del cinema per farsi una ricarica e trascorrere la sera a casa.

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