Di incantevoli mostri

Che non siano esseri umani appare chiaro già al primo sguardo. A voler mettere in atto processi immaginifici, rievocando le infinite somiglianze, si perde solo del tempo e bisogna porre tanta fede perché si voglia chiamarli madre, e padre. Creature simili sono definite mostri, abomini. Aberrazioni venute fuori da un disastro nucleare e cose simili. La definizione più divertente, tuttavia, potrebbe essere scherzo della natura, burla di dio. Non si può raccontare in giro che qualcosa con quattro braccia, altrettante gambe e due teste sia una creatura di immensa bellezza.

Eppure, ancor prima che l’uomo potesse imporre il proprio di gusto, il fascino di queste creature rendeva le divinità gelose. Rappresentavano una sorta di miracolo,  l’espressione massima della terra in quanto a forza ed intelletto. Non v’era alcuna distinzione di genere. Non uomo, né donna. Col tempo, impertinente, la consapevolezza di tanta fortuna si tramutò in un orgoglio meschino. E la gelosia che i superiori a tutto provavano maturò nell’invidia biliosa generatrice di efferatezza.

Quando il corpo e lo spirito venne squarciato, diviso in due parti distinte, nacquero gli esseri umani. Non comparabile al proprio genitore per nessuno dei tratti che lo contraddistinguevano, divenne balocco per vizi e capricci da cui gli dei, in questo umanissimi, venivano affetti. Sta in questa separazione della carne e dello spirito la nascita dell’eros. Fisico e morale. La ricerca dell’unità, di quella parte di sé, che è stata spazzata via con tanta rabbia, spinge l’uomo a trovare quella compagna che può in qualche maniera mitigare un completezza ormai persa.

Non nego che questa storia ha una sua utilità. Raccontata in altro modo e con certi presupposti può aiutare a conoscere qualcuno che probabilmente non è quella metà tanto anelata, ma che mitiga l’attesa del ricongiungimento finale.

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32 risposte a “Di incantevoli mostri

    • O magari riequilibrare quello stato di pazzia che si trova. Non credo che in casi come questo siano valide le proprietà della matematica elementare. Somma e sottrazione non bastano, ecco.

  1. Ispirazione platonica per questi pensieri.
    Io ci ho sempre creduto.
    C’è chi subito trova la metà mancante e chi continua ad accoppiarsi con metà sempre diverse senza mai trovare quella giusta, non ho ancora chiaro come applicare il concetto di fortuna/sfortuna in questo caso.

    • C’è anche il caso per cui si rifiuti di credere di aver trovato questa metà e si scelga di andare avanti in una ricerca che di sicuro sarà inefficace. A quel punto credo sia una questione di eccesso di individualismo, e di sfortuna.

  2. “conoscere qualcuno che probabilmente non è quella metà tanto anelata, ma che mitiga l’attesa del ricongiungimento finale.”: tanto per abbassare il livello dei commenti a questo post, dalle mie parti si dice che “a tempu ri caristia, ogni pirtusu è galleria”.

  3. io credo che la mia metà non esista. Dovrei trovare una sorta di approssiimazione ma dal momento che non conosco il limite massimo di approssimazione consentita finisco sempre per fare grandi casini.

    • Se ti metti a ragionare in termini di approssimazione è finita, credo. Qua nemmeno le esattezze contano, mi sa che bisogna sforzarsi di capire oppure rinunciarvici del tutto.

  4. la mia meta’ mostro e’ ben nascosta .l’ho stanata ed ho stipulato una tregua fittizia.
    E’incompatibile con chiunque percio’ lascio perdere.Il compagno di turno non sa che si accompagna a chi non ha visto.ne mai vedra’.Gli Amici la conoscono ma loro sono superiori a questi …orrori! 🙂

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