Ares ed Urano arrivano prima

Settori strategici come quello militare e spaziale sono stati, e in parte sono ancora, i buoi trainanti il carro dello sviluppo tecnologico e scientifico. Il loro contributo è tuttora fondamentale ma ha perso quel vantaggio abissale che possedeva fino a pochi decenni fa sulla ricerca che si effettua, ad esempio, nel campo commerciale. Viviamo un’epoca in cui una richiesta del mercato può avere maggiore importanza e più spinta intellettuale di quanta ne abbia un caccia per la superiorità aerea o un nuovo sistema di propulsione per razzi (anche se quest’ultimo caso non è particolarmente esemplificativo).

Il compito di precursori che la storia ha arrogato ad esercito e simili ha tuttavia significato un’esclusività nell’uso di scoperte e brevetti per intervalli di tempo anche parecchio dilatati. Nessuno vuole che si sappia con che rapidità ti stermino il plotone nemico, a quanto pare. Volendo ricollegarci al mezzo su cui il blog ha sede, basti pensare che già nella prima parte degli anni settanta i sistemi avionici di cui erano dotati i velivoli da combattimento prevedevano uno standard per lo scambio di dati alla velocità di 1 Mbps. Basterà fare una differenza con l’anno in cui la banda larga ha raggiunto casa vostra e avrete un’idea dell’ordine di ritardo che a volte si impiega per avere sulla propria testa una ricaduta tecnologica. Se la ricaduta avesse preso la forma di una bomba vi assicuro che i tempi sarebbero stati molto più ristretti. Ma non mi pare l’ambito adatto ad una sana e sterile polemica, soprattutto pensando a quando l’adsl ha raggiunto la mia abitazione. Voglio poi chiarire, il protocollo di trasmissione dati che è a bordo di un F-14 Tomcat è diverso da quello del world wide web ma da comunque un ordine di idee su come grossomodo le cose funzionino. Ci sono poi situazioni imbarazzanti, per cui un sistema sviluppato e applicato per l’esercito e i suoi derivati resti per tanto rinchiuso in quell’ambiente che una volta trasposto all’utenza civile questa lo veda come superato e rischi quindi di morire davanti al grande pubblico. E’ il caso del WiMAX, praticamente mai preso in considerazione dato l’abbondante sviluppo di tecnologie di telecomunicazione 3G, come l’umts, e l’arrivo imminente della 4G, di cui l’LTE sembra dovrà essere colonna portante.

Se andiamo a mettere sotto analisi l’industria spaziale, un prodotto simbolo è sicuramente la cella fotovoltaica. La necessità di alimentare i satelliti artificiali con qualcosa che non fosse pesante e costoso come un reattore nucleare o volendo evitare i problemi di stoccaggio di ossidanti e reagenti necessari a far funzionare una cella a combustibile ne ha spinto l’evoluzione fino a raggiungere livelli di rendimento soddisfacenti. Cosa ottenuta anche tramite l’uso di elementi con nomi esotici, l’arsenuro di gallio su tutti, e tecniche di giunzione multipla e drogaggio del vetrino sino all’overdose. Che poi la moda dell’energia pulita stia facendo qualcosa a riguardo del fotovoltaico anche al di fuori del campo satellitare è un bene, almeno fino a quando ci saranno i contributi economici dei singoli stati e della comunità europea. Altro esempio divertente è quello del velcro. Il materiale in questione venne sviluppato per far si che gli astronauti avessero un modo per attaccarsi gli attrezzi addosso durante le passeggiate spaziali ed evitare di perdere decine e decine di chiavi inglesi made in NASA. O per evitare che apparissero troppo simili al meccanico sotto casa a spasso con una cassettina degli attrezzi nello spazio profondo. Travaso opposto si è avuto per quanto riguarda l’immagazzinamento di energia elettrica. Lo sviluppo forsennato della telefonia cellulare, la miniaturizzazione delle batterie e la nascita di tecnologie come quelle agli ioni e ai polimeri di litio sono state di grande utilità per aumentare la vita operativa dei satelliti senza incrementarne la massa o, addirittura,  riuscendo a ridurla in favore del carico utile.

E’ chiaro che quanto ho scritto è tutto meno che un articolo scientifico, è ampiamente sindacabile e non ha alcun fine didattico (lungi da me avere simili pretese!). Inoltre ci sono diverse affermazioni ampiamente contestabili. E nonostante le numerose riserve ho osato dire la mia su cose di cui millanto avere una vaga conoscenza. Mi si perdoni lo spergiuro.

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29 risposte a “Ares ed Urano arrivano prima

  1. Fosse per me, oggigiorno ripristinerei il Pritaneo per questi scienziati, che potranno avere cibo gratis, alcool, etere, altre etere, affinché si dedichino con pace e serenità al loro compito.

    Comunque è vero, la tecnologia militare ha creato soluzioni impensabili altrimenti per utilizzi civili.

    • Il punto è che ci sono luoghi in cui il Pritaneo c’è ancora per certi ricercatori, non cercare nel territorio italiano però.

      Il punto è che per quanto triste possa essere, l’ambito militare ha trascinato lo sviluppo tecnologico permettendo grandi passi avanti dal punto di vista tecnologico.

  2. mi sono sempre chiesto se il trasformare in beneficio comune, intendo a livello popolo, il frutto di certi studi e sperimentazioni sia un fatto voluto oppure una conseguenza annoverabile tra gli “opportunismi” commerciali.

    al tuo ammirevole post sulle tecnologie militari/spaziali ci aggiungerei la “formula uno”, a quanto pare “laboratorio” in cui si sperimentano innovazioni tecnologiche da trasferire poi sulle auto di serie, sarà ma io la mano sul fuoco non ce la metto. Può essere che molti finanziatori abbiano interessi di questo tipo ma credo, in tutta franchezza, sia più probabile ipotizzare un mercato post-sperimentazione simile a quello delle pulci. In tal caso la cosa assumerebbe i toni della casualità.

    TADS

    • Nella maggior parte dei casi, da quanto sospetto e da quanto credo di aver capito, la trasfusione di certe tecnologie da certi campi (nel mio post ho preso ad esempio quello militare e spaziale ma, come tu dici, si potrebbero prendere ad esempio altri settori) all’uso comune è un fatto che non viene quasi mai pensato a priori. In pratica si lavora per raggiungere un obbiettivo e si valutano i percorsi migliori per per raggiungerlo. Quando si è trovata una certa strada può capitare di trovare delle utilità accessorie che, se il momento è quello giusto, si lanciano sul mercato. Questo “lancio” può essere immediato così come ritardato di diversi anni se la tecnologia sviluppata ha necessità di essere tenuta segrata.

      La cosa, a grandi linee, vale anche per le formula 1. Quest’ultima, prima di essere un laboratorio per le nuove tecnologie, è una grandissima vetrina pubblicitaria. E’ la FIA che sta cercando negli ultimi anni di spingere lo sviluppo delle scuderie verso ambiti di “immediato” uso nell’industria automobilistica classica. Il KERS ne è un esempio.

      Spero di aver compreso la questione che ponevi e di aver esposto il mio parere in maniera decente.

  3. Meno male che hai posto molte precisazioni, ad esempio sulle differenze tra protocollo dati Web e aerei militari. 😀
    Comunque rende bene l’idea delle cose.. Interessante soprattutto il recente passaggio alle richieste commerciali.
    Purtroppo è sempre stato così e gli esempi nel campo della tecnologia si sprecano.
    E sono tutti esempi di cose “note” e “riuscite”, non parliamo di quanti fondi buttati nella spazzatura in altre ricerche.
    Da sottolineare che ciò vale anche per la biologia, la chimica, la medicina..

    • Le precisazioni erano doverose, ho solo cercato di dare un’idea della questione, appunto.
      Probabilmente su ricerche morte e risultati ottenuti e limitati all’uso in un singolo caso o per un breve periodo si potrebbe scrivere un’enciclopedia.

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