Di agonismi mutageni

Ci sono eventi che riescono ad incrinare anche il più forte dei legami. Che siano episodici o abituali poco importa, il loro apparire rende vano tutto il lavoro compiuto per costruire e insaldare un rapporto di amicizia. Svariati anni di confidenze, chiacchierate goliardiche, esperienze condivise e problemi affrontati spalla contro spalla svaniscono e prendono la forma di una rivalità malsana, corrotta. Laddove c’era fraternità insorge l’odio spudorato, la stima lascia il posto ad un impudico disprezzo e se gli insulti venivano accolti come un simpatico diversivo tra una parola e l’altra vanno ora a conficcarsi in profondità nel petto di chi ne è bersaglio. Vedere consanguinei che invitano l’un l’altro ad abbandonare il focolare domestico è una scena di pericolosa gravità, tenendo poi in considerazione che fino a qualche istante prima erano intenti a riprodurre l’emblema dell’amore filiale. Fosse anche per un periodo relativamente breve, un intervallo di tempo ben limitato, l’astio che nasce in questo genere di occasioni è di un’entità tale da renderlo incomprensibile a chi si ritrova da esterno ad assistere come mal sopportato spettatore. Il potere del calcio balilla è sconcertante. Smuove gli animi come un profeta e spegne la ragione al pari di una lobotomia.

La tensione nasce nel momento stesso in cui si propone una partita. Seppure sia possibile che qualcuno non risponda prontamente alla chiamata alle armi, le allusioni degli sfidanti al terrore di essere sconfitto e ridicolizzato per una fantomatica ennesima volta agiscono da polizia militare e portano di peso sul campo il mancato disertore. La foga dissimulata nei primi scambi ha del ridicolo. Tutti vestono la maschera della tranquillità e dell’indifferenza, le prime diatribe verbali finiscono in risate condivise anche da chi ha subito il più ingenuo dei gol. Si recita un copione trito e ritrito di sorrisini compiacenti e pacche sulle spalle. Tutto ciò dura fino a quando non iniziano a scendere le prime gocce di sudore. Cosa che accade con una rapidità sorprendente vista la natura anaerobica dell’attività sportiva messa in pratica. Si stampano allora sui volti dei giocatori le espressioni più disparate, sempre alimentate da una radice di sofferenza. I denti si serrano, un ghigno di origini infernali si manifesta su alcuni visi e gli occhi spiritano in una trascendenza da medium di periferia. Parte anche una svestizione alla full monty, c’è molto meno da ridere rispetto al film, dato che taluni affrontano uno sforzo fisico da maratoneta. Tuttavia circola l’ipotesi che lo spogliarello abbia il fine di distrarre gli avversari, le canottiere pezzate di sudore sanno attirare l’attenzione anche di chi è immerso nella più profonda trance agonistica. In questa fase la dialettica è ridotta all’osso. Per lo più si odono grugniti, serie di vocali che sottolineano in alternanza eventi fausti e nefasti, e smadonnamenti della più variegata intonazione ed intensità. Quando qualcuno pronuncia una frase di senso compiuto è per mettere in evidenza la fortuna sfacciata (culo esagerato, se preferite) di uno dei partecipanti o per la proclamazione di una regola ideata al momento che il lato nemico avrebbe in quella circostanza infranto. Le pause tra un incontro e l’altro sono necessarie a fumare sigarette, discutere animatamente sull’eventuale validità di un’azione di gioco e al soccorso dei feriti. Inoltre questi intervalli sembrano restituire una parvenza di lucidità alle bande, ciò è evidentemente dovuto alla vergogna per aver mostrato un tale accanimento nel gioco. Il pudore ovviamente svanisce alla fine della tregua.

Non c’è molto altro da dire. Quando si decide di interrompere le ostilità la sensazione che si percepisce è quella di aver fatto qualcosa di grandioso o, nel peggiore dei casi, di aver perso con onore dinanzi ad un nemico che non ha minimamente tentennato nell’usare qualsiasi sporco mezzo pur di imporsi. Gli strascichi si sentono anche nei giorni successivi e non sono poche le occasioni per rivangare l’orgoglio della vittoria o il rancore della sconfitta. Almeno fino a quando qualcuno non pronunci la parola biliardino, e la storia viene aggiornata.

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22 risposte a “Di agonismi mutageni

  1. Il grandissimo rito del calcio balilla! Il trash talking è fondamentale per vincere, molto più del polso. A portiere amputato battuto, è tempo d’insulti: «Dio, ma sei proprio una schiappa! Ma vacci in quel baretto ogni tanto durante la pausa pranzo!»

    • Se lo chiami trash talking gli dai un’aria snob-intellettuale che non gli calza. Qua si tratta di insulti di bassissima categoria. Dialetto stretto, bestemmie coniate al momento, gesucristazioni di infimo livello e qualche frase di alto contenuto grammaticale che serve a dare il colpo di grazia.

      E il biliardino ce l’ha uno di noi a casa.

    • E’ fantastico. 😀 Organizziamo una partita allora.
      Non so però se trovi educativo che senta il chiacchericcio tipico dello scaricatore di porto ubriaco e stanco.

      • si’! non credo sia molto diverso dal chiacchericcio esaltato e pieno di parolacce di 11 enni compressi e schifati dalla mensa scolastica!!! 😀 tanto mia figlia ti straccerebbbeeeeeeee!!!!!!

  2. Il biliardino è davvero la rovina dei rapporti più stretti. A 12 anni tirai un calcio nelle palle al migliore amico per eccessiva tensione in campo, faticai a guardarlo negli occhi per le restanti due settimane.

    Comunque: difesa tutta la vita.

    • Sto pure io a difesa. Però ai calci nelle palle ancora non ci sono arrivato, dev’essere a causa della vecchiezza che regna attorno al biliardino e al fatto che devi far finta che te ne importi poco.

      • Verso i 15 ebbi il mio picco (mai più raggiunto) come difensore, avevo un buon controllo del portiere. Ora faccio schifissimo.
        Il calcio nelle palle non l’ho mai più ripetuto in nessuna occasione, è una bassezza umana e morale, infima azione che ti macchia l’anima.
        Per fortuna l’amico mi parla ancora.

        • Io non saprei dirti quando e se mai ho avuto un picco. Certo è che ho aumentato la frequenza di pratica di tale “sport” in età avanzata.
          Sul calcio delle palle non ho da commentare, ma di bassezze umane e morali ne potremmo parlare per ore.

  3. il calcio balilla è una vera enciclopedia,
    una attività ludica che insegna lo slang “pane e pomodoro”
    ricorderò sempre:
    “minchia che culo sto stronzo, ha ficcato la pallina nella sgarrazza”

    TADS

    • E’ sempre soddisfacente assistere a contorsioni verbali di un certo livello. E le uniche che mi vengono a mente al momento sono talmente estreme che addirittura mi autocensure.
      Caccia il peggio di ognuno.

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