Apparenze inservibili

L’orologio da svariate centinaia d’euro che ti orna il polso potresti tranquillamente nasconderlo sotto la manica. E’ superfluo farti notare quanto già sai, non lo usi in alcun modo per controllare l’ora. Risulterà parecchio fastidioso ruotarlo di continuo, il cinturino troppo grande dovrebbe venire accorciato di qualche misura. Motivo in più per lasciarlo a casa e trarti facilmente via dall’impaccio. La misura del tempo è affidata al cellulare. Anche questo dal costo esasperato. Ma dimostri senza problemi di saperlo usare in tutto il suo potenziale. Ciò che mi è oscuro è il motivo per cui stacchi gli auricolari nei momenti che ti liberi dalla musica, certamente mistica e sconosciuta ai più. In questi frangenti riempi l’aria delle onomatopee più disparate. Siano i bombardamenti su Londra della seconda guerra mondiale, il rombo dei motori di veicoli a due, quattro e più ruote, o le esclamazioni razziste messe in bocca a messicani o giapponesi, tutto viene diffuso con la massima limpidezza dal sistema di altoparlanti del telefono, su tutto lo spettro dell’udibile e non. Manca solo che un cane inizi ad ululare infervorato da tali rumorosità. L’abbigliamento non è da meno. Il punto non è tanto che ti sappia vestire o meno, non mi sento in grado di dare giudizi sul gusto, gli abbinamenti nei colori e negli stessi capi, ma piuttosto il fatto è che ogni genere di indumento che porti con tanta nonchalance dimostra di essere firmato dai numerosi caratteri cubitali che ne identificano la provenienza. Marchi, a mio insulso parere, maggiormente noti per la follia dei listini che per la fattura eccelsa dei prodotti. C’è stato un istante, ed è stato davvero breve dato che ho timore di scrivere un falsità clamorosa, in cui dalla borsa in pelle umana seduta nel posto affianco hai tirato fuori un libro. Era enorme, dallo spessore smisurato, che non ha eguali nella mia ridicola libreria. Doveva essere “la storia ragionata della filosofia da Talete a Pippi Calzelunghe” o “come ti spiego la teoria delle stringhe in un milione di semplici passi” data la maestosità. Poteva anche essere una custodia per superalcolici, ma questa rappresenta solo una mia stupida speranza. L’effetto era di sicuro impatto, comunque. Il chiacchiericcio con cui intrattenevi saltuariamente la donzella davanti cui, tuo malgrado, hai scelto di sederti, sfrutta una tonalità perfetta. Non acuminata come quella del venditore di telline al mercato del giovedì mattina né bassa al punto da far sanguinare per lo sforzo le orecchie di un ascoltatore particolarmente interessato. Sufficiente perché chi disti pochi metri all’interno di un altrimenti silenzioso spazio chiuso riesca a sentire nitidamente le tue parole da uomo di mondo, pieno di esperienza e di cultura della vita.

E’ tutto inutile. Qualunque cosa tu faccia per sfoggiare quanto madre natura o una famiglia generosa ti hanno donato, ciò che hai ottenuto col duro lavoro, col sacrificio e l’impegno risulta vano, insensato e addirittura inopportuno. Nessuno darà retta alle tue parole, al tuo aspetto e ai tuoi gesti quando hai un enorme foruncolo sul naso.

Apparenze inservibili

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26 risposte a “Apparenze inservibili

  1. questo post amico mio dovrei scriverlo io.l’acquario in cui lavoro e’ pieno di esseri la cui descrizione calza a pennello o forse dovrei dire vetrina.Sigh.hanno tutti l’iphon la montblank la borsa di pelle con il logo l’ipad il cappotto di cashemire il suv ..eccc….eccc…..(li ho scritti giusti??bohhhh)sapessi come mi devo vestire e dove mi tocca cercare gli accessori per distinguermiii!!!!!!!! 😀 !!!!!

  2. Il foruncolo sul naso l’ho inquadrato come lo Zorro dei nostri tempi:
    si prende gioco degli immodesti e lascia una folla di umili in delirio (con tanto di cappelli lanciati in aria per la felicità del momento).

        • Ma scuso, i buoni sono più deboli, più attaccabili, spesso odiati dalle masse e si trova sempre una situazione tale in cui il malvagio di turno potrebbe farlo fuori facilmente e invece lo lascia legato ad una bomba e se ne va…. I malvagi di base sono degli idioti.
          (Non ho idea di cosa stiamo parlando.)

  3. GRANDE ROCCO,

    un brufolo sul naso genera un campionario di comportamenti contrastanti:

    se sbuca sul naso della persona che ami…
    diventi il più ipocrita del mondo e ti trasformi in un “non vedente”

    se sbuca sul naso della persona che odi…
    il godimento laido che ti pervade svela la tua vena sadica

    se sbuca sul naso di una persona sborrona…
    diventi un biologo e inizi ad osservarlo spudoratamente, molecola per molecola

    se sbuca sul tuo naso…
    ti rendi conto che quella troia di astrologa ti ha preso per il culo scrivendo sotto il tuo segno:
    “giornata favorevole per socializzare e fare nuovi incontri” :mrgreen:

    TADS

    • Io, in genere, sono esageratamente “onesto” in queste cose. Mi basta poca confidenza perchè inizi a far notare al povero conoscente brufoli, assenza d’igiene, abbigliamento inopportuno e quant’altro. Io la chiamo onestà, magari altri mi chiameranno stronzo.

  4. Dove lavoro io sono circondato da gente costantemente in felpa e jeans, gli occhi sfatti di sonno e fatica, foruncoli ovunque. Lungi da me difendere la categoria che hai descritto, ma a volte la vista di tipi del genere potrebbe anche far piacere o pensare che in fondo anche in un laboratorio di ricerca all’universitá si nasconde un briciolo di normalitá. Sai quanti sfottó mi prendo se un giorno arrivo in lavoro con una camicia (comprata a 10 euro all’outlet)? We’, é arrivato il fotomodello!

    • Ho presente davvero bene la situazione che descrivi. Chi veste in una maniera che è leggermente diversa da quella “comoda” che impera viene sottoposto ad analisi e commenti estremi… Io sta cosa non la capisco.
      Certo è che lo spunto per il post è di origine ferroviaria, dove si incontra la qualunque. Ma proprio la qualunque.

  5. suggerire a qualcuno di stipulare un patto di non belligeranza con l’igiene…
    più che stronzo significa essere impegnato nel sociale

    TADS

    • Grazie TADS, ora inviterò sempre più persone, e con molte meno remore, a porre attenzione alla loro pulizia personale, se ne hanno una. A lavarsi, se non ce l’hanno.

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