Del logorio dei tempi

Non posso più vivere in questo modo. Mi sto trascinando avanti in una situazione insopportabile ed esagerata, attraversando fatiche e stress fisici e mentali che avrebbero logorato anche il più forte tra gli uomini. E’ diventato tutto insostenibile. Portare avanti anche la cosa più semplice diviene un fardello pesantissimo e non posso fare altro che fermarmi a boccheggiare, stremato e pesante. Sento di essere soggetto ad una mutazione, la mia umanità viene via inesorabilmente. Si perde il controllo, l’incapacità di mantenere ritmi e vissuti civili scaraventa lontano quanto di buono si è fatto fino a qualche tempo fa. E’ andato tutto in malora. Non resta altro che appigliarsi alla flebile speranza che un giorno tutto questo dovrà finire. Il dramma è che sono alle porte ancora prove durissime. Ne mancano almeno tre.

E’ iniziato tutto col cenone del ventiquattro. Una ecatombe di frutti di mare. Pareva che la fauna ittica del Tirreno si fosse riversata sulla tavola a cui, mio malgrado, sedevo. Il giorno dopo, quello in cui bisognerebbe disintossicarsi e riappacificarsi col proprio apparato gastrointestinale, si fa colazione con la lasagna. Quest’ultima è sotto osservazione dell’ufficio tecnico del comune poiché sospettata di superare la volumetria massima consentita sul suolo italiano. Sopravvissuto a cena e pranzo sarebbe consigliabile rinchiudersi in una cella d’isolamento ed evitare tutti quei contatti umani che le feste sponsorizzano tanto. Recarsi in casa altrui solo per ritrovarla completamente foderata di alcolici e dolciumi delle più svariate fatture e dimensioni. In quei momenti mi impersonifico magistralmente in Hänsel che entra nella casa di pan di zucchero della strega cattiva. All’uscita ho anch’io la sensazione di aver scampato un pericolo mortale. Si vive in uno stato di ebbrezza perenne, con una intossicazione da carboidrati che trasforma la giornata in un ambiente ovattato, soffice, morbido ed opprimente. Questo complica lo scontro con le piccole imprese quotidiane quali alzarsi dal letto, alzarsi da tavola, alzarsi da divano, poltrona, sedia a dondolo, pavimento ed asfalto.

San Silvestro incalza. Capodanno è alle porte. Mai sottovalutare il vaccino di richiamo dell’epifania. Lei attende in fondo, quando ti sei illuso che ormai tutto è passato.

del logorio dei tempi

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34 risposte a “Del logorio dei tempi

  1. 😀
    Rocco, è un bel guaio
    col tuo stomaco d’acciaio
    del fegato la resistenza incombe
    ma alla debole vista di bevande e cibarie esso soccombe
    Forza e coraggio, fai come me
    costretta da pigri anticorpi a mangiare purè
    Forza e coraggio, la befava è vicina
    e allora sarà già bella che vuota la cucina!

    Auguri a te, Rocco (di buona disintossicazione) 😉

  2. a natale ho mangiato quanto di solito ingurgito in 15 giorni!!..non ho mangiato nulla per 24 ore….per capodanno ho un invito pantagruelico ….ma ho detto che il cane si spaventa per i botti e cosi’ riso bollito carote e carne!!! 😀 !condoglianze al tuo intestino…….

  3. certe teglie di pasta dovrebbero pagare l’IMU :mrgreen:

    finiti i bagordi sono tornato a Canossa dalla cyclette e dalla panca per gli addominali,
    non abbiamo ancora fatto pace completamente ma ce la sto mettendo tutta

    auguroni Rocco, a te, al tuo fegato e tutti i lettori del blog

    TADS

    • Non ci credevo, ma sono sopravvisuto. Cioè è il due e sono ancora vivo. E dire che l’accoppiata 31-1 mi ha portato ai limiti estremi dell’umanità.

      Grazie e auguri anche a te, TADS, fortissimi.

  4. Io credo che la mia sia l’unica famiglia a pretendere una cucina sana e leggera per Natale… e ti assicuro che preferirei stramazzare al suolo appesantita da pietanze indigeste che trovarmi di fronte una stracciatella triste e incolore…

    • Bè, è la prova che esistono dei casi opposti. Magari sono pochi, ma esistono.
      Certo il problema non è tanto la mancanza di salubrità, l’abbondanza di condimento, lo strabordare di fritture, arrosti, infornate e quant’altro, piuttosto la questione realmente terribile è la vicinanza estrema di queste sedute a tavole l’una con l’altra.

        • Questo è un problema comune ad un sacco di persone. Uno può passare un intero anno ad evitare incontri, a non pronunciare nomi, a non chiedere di stati di salute e vari, ma il conto ti viene sempre presentato con le feste… e chiamale feste.

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