Pausa escatologica

Non credo sarò mai grato abbastanza a Joseph Ratzinger per quanto fatto nella giornata di ieri. Decidere di abdicare (sarà un termine sensato da usare in questi casi?)  e comunicarlo al mondo in questo periodo dell’anno è stato un colpo da maestro a cui non sarei mai riuscito ad arrivare con la mia mente limitata ed annebbiata dalle cose terrene. Per qualche ora, la chiacchierata in latino che si è fatto davanti a cardinali, alti prelati e religiosità varie al concistoro è riuscita a soffocare l’urlo stridulo e perenne della campagna elettorale. I media, i discorsi da bar, le indicazioni stradali e le pause caffè hanno repentinamente cambiato l’argomento di conversazione facendo sì che uscissi dallo stato di prostrazione che mi attanaglia dall’alba della campagna elettorale. Ho potuto prendere una boccata d’aria tra le gare a chi la spara più grosse, dalle promesse irrealizzabili e dai subitanei cambi di idea e ideologia. Ho assistito a scene di cui mai avrei voluto essere testimone, ascoltato comizi contro la mia volontà e subito lusinghe da far accapponare la pelle. Non mi sono fatto trarre in inganno da iniziative all’apparenza positive per poi scoprire che erano tutto un inganno, appunto, un enorme abbaglio. Riesco a malapena a sopravvivere a proposte tanto buone da risanare un Paese e i suoi abitanti, tali da renderlo competitivo a livello mondiale e a sconfiggere la potenza germanica nell’arco di un semestre. Cedere ai tentativi di prezzolamento del voto, farmi pagare poche centinaia d’euro per subire un’intera legislatura mi fa contorcere le budella. Ho assistito a restauratori del sacro romano impero, vecchi cavalieri templari, paladini del cattolicesimo e della famiglia teorizzata dall’ecclesiastico aprire ai diritti delle coppie omosessuali. Scena che non ha scandalizzato nessuno, che non ha fatto notare come chi voleva ardere i gay sulle pire assieme alle streghe ed ai satiri avesse di punto in bianco cambiato idea. C’è chi si è paragonato ad idoli pur di giustificare le proprie decisioni e chi, non avendo di meglio da fare, si è scandalizzato e ha chiesto delle scuse autoproclamandosi amico intimo delle succitate divinità. Ci sono urlatori che ripetono mantra da un decennio e che si sono limitati ad alzare il tono e ad infittire la frequenza delle comparse all’approssimarsi della tornata elettorale. I revisionisti che sfruttano la totale assenza di educazione civica del popolino colto per sfornare tonnellate di slogan e frasi fatte senza cercare discussione ma solo imposizione mi fanno ridere sino alle lacrime. Di questi periodi si è nemici del popolo italiano pur bevendo un caffè della torrefazione sbagliata.

Ho interretto la pausa in prima persona. Forse è ora che vada a godermi il carnevale meno mascherato degli ultimi trent’anni.

pausa escatologica

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18 risposte a “Pausa escatologica

  1. Sai quella cosa che hai detto dei mantra… che poi spesso si recitano mentre si cammina sopra a dei carboni ardenti per mortificare blabla corpo blabla la concentrazione blabla per il Nirvana, no? Ecco, i nostri politici dovrebbero fare lo stesso. E noi dovremmo metterci dei falò.

    • Preferirei la tortura psicologica. Del tipo. Un paio di dozzine di elettori a caso segue, in turni di 4 ore, un politico qualunque tenendo fisso verso di lui il dito e ripetendo mantra maniera le sue mancanze. Potremmo chiamarli scassacoglioni, questi part-timer.

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