Bersaglio semovente

Per quanto mi sia possibile, tendo a seguire una linea retta quando cammino, una traiettoria parallela ai bordi della strada, alle mura che delimitano un corridoio o, in casi particolari, allo strapiombo di qualche decina di metri tra il mio percorso e una foresta di rovi. La trovo preferibile ad uno zigzagare convulso e involontario, a spostamenti laterali salvavita e anti-denuncia, a passi di danza argentina con una rosa tra i denti per non digrignare fino a spezzare gli incisivi. Lascerei con piacere le corse ad ostacoli orizzontali a chi ha uno spirito competitivo ed una tempra atletica molto più spiccati di quelli che ha in possesso il sottoscritto. Nella risibilità delle facoltà in possesso di un essere umano medio, sotto la media, decisamente stupido, affetto da demenza senile nonostante i trent’anni, dedito all’alcol e alle droghe, colpito da un vaso di gerani caduto dal secondo piano di un condominio sulla tiburtina, rincoglionito dall’eccesso di grassi saturi e insaturi o, più semplicemente, in stato di coma vegetale nonostante la parvenza animale, l’operazione di mettere un passo dopo l’altro evitando di disegnare archi di circonferenza, coniche qualunque e cubiche troncate parrebbe essere di una semplicità disarmante. Alla prova dei fatti, è una delle operazioni più difficili che una persona possa mettere in atto nel momento in cui incrocia la mia strada. Divento un bersaglio. Dopo aver constatato di non essere incorporeo andando a scontrarmi contro oggetti contundenti (cosa che mi ha provocato una serie di ematomi, tumefazioni e incisioni superficiali) e che rifletto la frazione visibile dello spettro elettromagnetico (appaio cioè negli specchi, sebbene non si scorga nulla di eccezionale), mi sono pure assicurato di possedere una terza dimensione e di non apparire perciò come un segmento di spessore infinitesimo ad un osservatore posto al mio lato destro o sinistro, mi è rimasta come opzione plausibile quella di essere un obbiettivo dei passanti che cercano contatto fisico, scontri frontali e urti anelastici. Il motivo celato dietro questa necessità al momento mi sfugge, sebbene abbia maturato alcune ipotesi e ascoltato una serie di interpretazioni da terze parti. Una prima congettura è quella di essere in possesso di un campo gravitazionale, non sufficientemente forte da porre in orbita satelliti attorno al girovita ma tale da attrarre corpi, più o meno maleodoranti, che vagano nello spazio. C’è poi la teoria del “pecché aggia esse ‘i a me spustà?” che impedisce ad agglomerati cellulari dotati di un moto rettilineo uniforme a cambiare il loro stato pur se in evidente traiettoria di scontro con il malcapitato. La tesi della cavalleria imposta fa pure parecchi proseliti, secondo la quale una donna va lasciata passare anche se lo spazio a disposizione permetterebbe ad un trasporto eccezionale di fare manovra, con conseguente appiattimento contro la parete del ritrovatosi galantuomo con annessa genuflessione, riverenza e prostrazioni varie. Altra scuola di pensiero suggerisce che alcune donne siano praticamente impossibilitate a vedere dove vadano dato l’angolo che il loro capo prende una volta notato che un uomo stia per incrociare il loro percorso. Queste hanno l’obbligo morale di non guardare l’ingenuo passante poiché un’occhiata di troppo dimostrerebbe un interesse, presunto o reale fa poca differenza, che nemmeno un redivivo Paride sarebbe degno di ricevere.

Complottisti insinuano senza pietà e logica alcuna che io sia vittima di un naturale delirio di persecuzione. Ve lo giuro, sono preso di mira.

Bersaglio semovente

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28 risposte a “Bersaglio semovente

  1. questo post mi ha fatto venire in mente gli artisti devastati dall’assenzio nella Parigi della belle epoque, Montmartre era più trasgressiva della Pigalle puttana, forse sopravvalutata a livello letterario.

    io credo tu sia un furbacchione a caccia di “crocerossine” umide e piccanti come un gulash Ungherese
    :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen:

    TADS

    ps. è sempre un piacere leggerti, non mi stancherò mai di ripeterlo

    • Io che faccio venire a mente gli artisti devastati dall’assenzio non so se è una cosa che mi riempie di orgoglio o di vergogna.

      Ma io non vado a caccia, io sono preda.

      P.s.
      E’ grandioso leggere i tuoi commenti. 😉

  2. se barcolli tu è nulla, ma se inizio a farlo io devo cominciare a darmi pensieri. per il momento cado; l’ho già fatto due volte e non andavo neppure verso il golgota. devo consultare il cireneo per eventuali aiuti dall’esterno! 😀

    • Perchè il mio barcollare non dovrebbe inpensierirmi? Ah, dici l’abuso di alcol? 😀

      Comunque sti paragoni evangelici mi piacciono assai, se vuoi una mano te la do io, senza dare troppi pensieri al Simone. 😀

  3. Te dovresti camminare sotto il portico di Via dell’Indipendenza il sabato o domenica pomeriggio, lì l’unico pensiero è quello di sopravvivere; le manie di persecuzione ti vengono per forza di cose.

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