Del silenzio post elettorale

Quella del voto segreto è un’ancora di salvezza per milioni di persone. Un luogo nascosto alla ribalta in cui cullare le proprie azioni, lasciar riposare l’espressione dei propri ideali o veder crescere il soddisfacimento dei propri bisogni. Ci si protegge dietro un’armatura inattaccabile da tutti quei postulanti inopportuni che con aria di sfida, curiosità patologica e politico rancore esprimono interesse su quale simbolo si sia scelto di porre la croce. Sia greca, romana o celtica ha poca importanza. Certo la reazione a una tale alzata di scudi non è sempre di rispettosa comprensione. Il più delle volte si finisce accusati di aver votato il partito agli antipodi, e per questo sporco e pieno di ladri incompetenti, con conseguente scherno, plateale riprovazione e pietà sincera e comprensiva. Si viene sbattuti nel girone dei vigliacchi a rimpiangere di non essersi preventivamente messi comodi tra i bugiardi. Mandare in vacca un paio di decenni di militanza appassionata e ricolma di abnegazione pur di evitare interminabili rappresaglie verbali è un’opportunità che viene sempre più presa in considerazione. Rallegrarsi beatamente della comune machiavellica lungimiranza nonostante la notte passata a vandalizzare tutti i manifesti elettorali nel raggio di venti chilometri è una chance da non lasciarsi scappare quando è in gioco la propria tranquillità psicologica e morale. Sia anche la vergogna quella che ci produce nel più riservato dei silenzi, negare di aver preso parte al rito di risurrezione di mummie millenarie o a rocamboleschi piani di fuga da Alcatraz metterà in stato comatoso le cellule neuronali che si occupano della produzione di una coscienza per un tempo stimato, e senza eccezione disatteso, di un lustro. Come farsi sfuggire l’occasione di non pronunciarsi, di abbandonare l’uso della parola e le capacità cognitive tutte quando in gioco ci sono la propria onorabilità, il rispetto di avi e posteri, coerenza e raziocinio, il destino di un popolo e la tanto faticosamente ottenuta quiete.

del silenzio post elettorale

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13 risposte a “Del silenzio post elettorale

  1. Saranno 6 anni che non litigo per la politica, lo dico con un filo di fierezza. A volte mi trovo a smadonnare interiormente, ma per il resto cerco di mantenere la calma esteriore.

    (Con ancora più allegria ho appena riscontrato di non aver mai litigato in vita mia per qualcosa riguardante la religione, oggi è una lieta giornata)

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