Della necessaria sobrietà

Capita delle volte vi sia bisogno di uno stato di completa lucidità. Si deve rimanere sobri seppure si è al centro di una baraonda alcolica delle più invitanti. Che sia un dovere morale impostosi sul momento, venuto fuori da una maturità che non si credeva di avere, o una fase della propria vita ampiamente anticipata e preparata, tale lasso di tempo risulta comunque particolarmente penoso. L’aumento del tasso alcolico in praticamente tutti quelli che ti circonda isola e rende la propria persona un corpo estraneo e soggetto a continue reprimende. Agli occhi degli alticci, eufemismo fuori luogo in questo caso, si diventa dei guastafeste, degli incapaci nel godere dei divertimenti della serata ed obbiettivi su cui lanciare continue offerte di brindisi. Tutto ciò accade anche quando la serata viene tranquillamente goduta, almeno finché il numero di bicchieri offerti raggiunge la doppia cifra e qualche buontempone sistematicamente si getta alla tua ricerca per costringerti a raggiungere il suo stesso stato di devastazione. A quel punto viene messa in crisi la salute mentale della vittima di un’attenzione tanto frenetica, già ampiamente danneggiata dai sacrifici fatti e dai desideri repressi. Al momento però che si è ottenuta una sorta di pace interiore, si è venuti a patti con sé stessi (magari rimandando al giorno seguente un’ubriacatura di portata storica) e contemporaneamente il vino ha preso pieno possesso del sistema circolatorio di tutto quanto il resto dei gozzoviglianti, si ha la possibilità di assistere a scene degne della letteratura di fantascienza. Ancora meglio, si potrebbe girare un film sullo stile del primo Danny Boyle. Quello che si nota nell’immediato è l’incapacità da parte dei più di seguire una linea retta. I passi divengono di danza, si ripercorrono traiettorie che non hanno nulla a che fare nemmeno con le cubiche, e ogni tanto si cade a terra nel tentativo di raggiungere un divano. Le urla prendono il posto del dialogo, le parole vengono sostituite da versi e mugugni e la frase di senso compiuto diventa la più favolosa delle utopie. Più in là nel tempo si hanno le avvisaglie della degenerazione. Corpi inanimati seduti o distesi in pose scomposte fanno bella mostra di sé un po’ per l’intera sala. Risvegliati non si sa da quale forza cambiano il loro stato di quiete solo per rifocillare il palato con l’ennesimo bicchiere o alla ricerca di una posizione più comoda. Ne vedi alcuni pallidi come Biancaneve, sudati nemmeno avessero fatto una corsetta mattutina, spostarsi da un capannello all’altro a condividere idee brillanti e progetti immaginifici. Arriva infine il momento in cui uno stomaco martoriato non riesce più a gestire le quantità assunte e qualcuno si porta ai bagni per cacciar via quello che è di troppo. Praticamente tutto. Col soggetto ci sono dei volenterosi aiutanti, crocerossine per l’occasione. Peccato che spesso la liberazione di uno inneschi una catena di conati. L’eroe scende anch’egli alla stregua della pulzella, solo per metafora, che ha tentato di salvare.

della necessaria sobrietà

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20 risposte a “Della necessaria sobrietà

  1. ciao Rocco,
    scene di ordinario stravolgimento, quando ero 20enne andavo nelle discoteche, bevevo coca-cola e l’unica cosa che mi interessava era socializzare in senso biblico con la fauna femminile, forse questo farlo oggi è talmente facile che ci si diverte di più devastandosi collettivamente.
    Interessante il “vomito moment”, è vero che alcuni, dopo essersi liberati, ricominciano serenamente a bere?

    TADS

    • Non lo so come funziona nelle discoteche al giorno d’oggi (o qualche anno fa), non sono mai stato un loro accanito frequentatore. Non so se esserne felice o meno di questa cosa.

      Intanto sì, conosco più di una persona che vomita proprio con l’intento di rimettersi a bere con “serenità”. Buon per loro, non c’è che dire.

  2. Man mano che leggevo, una domanda mi sorgeva spontanea: perchè trattenersi?! Problemi di dieta? Fioretto pasquale? Missione per conto di dio (nel qual caso consiglio una conversione coatta alla religione del dio Bacco).
    Il mio problema è che reggo un sacco e poi mi tocca raccattare gli infelici che sboccano senzo ritegno, ormai la prendo come punizione divina..

    • Come punizione divina non è male per niente. Devo dirti che non so bene nemmeno più se reggo un sacco o tantissimo. Per reggere reggo, ma praticamente bevo sempre in compagnia di gente che mi tiene tranquillamente testa, o mi supera del tutto.

      Mi sono dovuto trattenere per motivi diversi, tra i quali missione divina (come da te suggerito).

  3. «Occhei… Occhei… Allora, qual è il problema?

    Mh mh.
    Facciamo così, fate uscire Giacomo dal bagno. Sì, pure la Silvia.
    Paolo, passami i guanti… Vanno bene quelli, sì.
    Occhei, ora vi mostro come sturare il lavandino con un guanto, poi, per stasera, non voglio più dover fare una cosa del genere, è chiaro?»

    2008 – San Francesco all’opera

      • 😀
        Il qui presente Santo era l’unico della serata a non temere i conati di vomito (né la melma di vita propria presente in quel maledetto lavandino), e forse pure l’unico a non aver bevuto.
        Che serata folle.

          • Avevo un amplificatore da 160€ e una ragazza a cui stare dietro 🙂
            Aggiungiamoci il lavandino e altri momenti di urgente bisogno (tra cui parlare con i carabinieri chiamati da qualche vicino/spia) e il cerchio si chiude!

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