Di pruriginose abitudini

La necessità di certi rappresentanti del sesso maschile di perlustrare con maniacale insistenza le parti intime è fuori dalla mia comprensione. La questione starebbe lontana dall’interesse se tali attività di ricerca fossero confinate entro le mura domestiche, nascoste alla viste da un rododendro o praticate durante una vacanza sull’atollo di Mururoa. A quanto pare, tuttavia, gli esemplari hanno motivazioni che superano quelle della buona educazione e dell’intimità e senza alcuna remora ravanano e fregano l’apparato riproduttivo anche davanti ad un pubblico involontario e spesso colto di sorpresa. Nonostante l’antichità della pratica in molti ancora non riescono a scansare lo stupore della diretta. Alcuni dei praticanti, mi sorge il sospetto, devono essere vittime della paura di non ritrovarlo, che cada o in qualche modo si smarrisca. Avranno difficoltà a constatarne la presenza per motivi in cui non voglio svolgere ulteriori indagini. All’opposto c’è chi ne cerca spesso la compagnia tattile al fine di mostrarsi fiero possessore di membro fallico. Come se la pelata, la panza da birra e il rutto poco prima condiviso non avessero reso l’idea sufficientemente palese. Mettono in chiaro la propria sessualità in questo modo, ne voglio definire nettamente il contorno, porre su di essa luci di posizione e disegnarvi sopra una enorme X come nelle mappe del tesoro. A differenza di altri professionisti dello scrutinio pubico, fanno la loro operazione con consapevolezza e sfacciataggine. Avranno problemi nel discernere la propria identità sessuale o disturbi ormonali. Fare ulteriori ipotesi mi pare fuori luogo. Il lato igienico non è da sottovalutare. E’ con eccessiva semplicità che si accosta la virilità pura con il cattivo odore. Non vorrei avessero preso l’adagio “l’omm adda puzzà” alla lettera. I signori forse dimenticano che l’olezzo a cui si fa riferimento va a legarsi a quello acquisito dopo una lunga giornata nei campi, di ritorno da una battuta di caccia con la preda in spalla o magari a seguito delle marce chilometriche che riportavano a casa i militi sopravvissuti ad una guerra sanguinolenta. La questione frequentazioni è pure tema centrale. L’abuso di pratiche mercificate si accompagna volentieri a sgradevoli conseguenze veneree. Se non proprio il rischio di fare da culla a ripugnanti parassiti come i pidocchi del pube, poco simpaticamente anche detti piattole. Questi principi del so come stare al mondo si grattano la testa con la stessa frequenza con cui tormentano le gonadi.

di pruriginose abitudini

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32 risposte a “Di pruriginose abitudini

  1. Questo pomeriggio parlavo con la mia amica Giuliana di uomini ( ohh già’) e lei mi raccontava che quando faceva la segretaria in un noto studio di avvocati c era un socio di 50 anni che passava il suo tempo con la mano infilata nei pantaloni se non la dava ai clienti….ora mi chiedo va be’…’ ogni tanto ipeletti prudono anche a noi signore ma…non passiamo il nostro tempo a grattar cela! 🙂

  2. Scusa ma su questo tema ho avuto un flash pazzesco! Lo sai che i balìnesi si offiano il naso con la man? Tu non sai cosa e’ stato avere a che fare con loro per 7 lunghi giorni e tanti saluti…..:-(

  3. c’è stato un periodo in cui avevo uno studio, diciamo una sala pose che noleggiavo agli aventi bisogno, tutto attrezzato a dovere. Una volta un mio amico/cliente fotografo mi chiama per chiedermi due ore di studio, un ragazzo aspirante modello/attore porno doveva realizzare un promo, un book esplicativo.

    Pose plastiche ok, arriva il momento di “palesare” l’erezione, non gli tira, il tempo scorre, dopo mezzora che se lo “impasta” senza risultato inizio a guardare il mio amico fotografo e l’orologio, morte ammennicolare totale, attapirato ci rinuncia, ovviamente non va in bagno a lavarsi le mani, si riveste, paga il giusto e usciamo dallo studio, arriva il momento dei saluti, la famigerata stretta di mano, io, imperterrito, ignoro la sua mano tesa e continuo a tenere in tasca le mie dicendo: “azz… s’è fatto tardi, devo scappare”, il fotografo non riesce a scantonare a gli stringe la mano con una certa riluttanza. L’ho preso in giro per anni.

    TADS

    • Dovresti continuare a prenderlo in giro il tuo amico fotografo.

      Comunque questo è un aneddoto di quelli d’oro. Spiega alla grande con quanta serenità molti uomini trattino il proprio attrezzo in pubblico e non facciano caso a chi assiste alla scena. Dev’essere un dono.

      Questo commento ha arricchito il post.

  4. Che post soave!
    Alle superiori avevamo tutti dei soprannomi per i nostri compagni di avventure, il mio era Woland lo Stregone.
    Naturalmente ho abbandonato il soprannome poco dopo i 16 anni.

  5. uff … sempre a lamentarti! Lasciali grattare, potrebbe essere l’unico piacere che gli resta 😛 No, davvero, è uno schifo…

    • É quello che meriterebbe, l’unico piacere. Ma pare non sia così. Sembra piuttosto che la pratica non venga in alcun modo osteggiata dalle partner. Brutta vita….

      • Non avevo mai riflettuto così tanto sulle cause e le concause di questo disturbo. Però conosco bene la mia reazione: il figlio della proprietaria della pizzeria dove lavoravo come cameriera, una sera, durante la chiusura, rimasto solo con me a riassettare una sala, mi diede notizia di un suo improvviso prurito intimo e si infilò la mano nei pantaloni. Non mi feci scrupoli a manifestargli il mio disgusto, anche perché fu più forte di me l’impulso a piegarmi in due per un improvviso conato di vomito (per fortuna ero a stomaco vuoto). Dopo questa, il galantuomo intese quanto non fossi attratta né da lui né dal suo stile.
        E con ciò… buongiorno!

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