Sacrifici patronali

Alla festa di paese si mangia. Senza ritegno né remora. In barba alle necessità del corpo e alle kilocalorie giornaliere consigliate. Fregandosene delle diete dimagranti e dei fantomatici fioretti. Non ci si nutre per fame, si ingurgita cibo per devozione. Bisogna onorare il patrono, portarlo in processione, assistere alla messa. Flagellarsi, se è di proprio gusto. E tutto questo, che venga compiuto in coscienza cristiana o in avventatezza pagana, va a farsi benedire se una volta seduto a tavola non corri il rischio di una lavanda gastrica. La mucosa dello stomaco va spremuta sino a che secerna l’ultima goccia enzimatica. L’apparato digerente, portato al limite delle umane possibilità, viene realmente sfruttato solo se chiede pietà ben prima della conclusione del pasto. Il rifiuto non è contemplato. La sensazione di sazietà non è condivisibile, renderla pubblica è vietato. O comunque fortemente sconsigliabile. Un atteggiamento poco conciliante è giudicato come peccato capitale, soggetto all’inquisizione spagnola e condannato a morte per rogo. E’ folle mettersi contro chi ha cucinato per le precedenti settimane sfidando l’inferno che fornelli e forno hanno creato in cucina. Operazione che ha oltretutto tramutato il cuoco in giudice e boia. Meglio non contrariarlo. Affrontare l’insalata di rinforzo e finire con il cattò, con tutto quello che sta tra i due estremi, pone il veglione di fine anno in stato d’imbarazzo. Pranzo natalizio e pasquale diventano una passeggiata di salute se si è riusciti a superare l’annuale prova di resistenza. Alla chiusura delle grandi manovre, seppur vivi, restano i segni che verranno smaltiti solo dopo diversi giorni. Così come gli avanzi.

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18 risposte a “Sacrifici patronali

  1. sembra il pranzo della domenica a casa mia… 15 portate ogni volta, per i figli che tornano a casa 🙂
    essì che mia madre cucina bene!
    A

    • Ma qua non è certo questione di saper cucinare o meno. Che uno si inchina alla qualità delle portate. E’ la quantità che lascia sotto shock.

      Che io non lo so a quanti pranzi della domenica presenzi, Alice, ma deve essere davvero un momento difficile. 😉 Hai tutta la mia solidarietà. 🙂

      • tutte le domeniche…
        a casa mia la domenica è sacra e sei dispensata solo se stai dall’altra parte del mondo e non ce la fai ad arrivare per l’una…
        è un duro lavoro
        A

        • …ma qualcuno deve pur farlo. Posso capirti. Sono esperienze mistiche che fatte con tale costanza non possono che renderti più forte. Forte e devastato. Forse più devastato.

  2. Essere stata per alcuni anni anoressica e’ molto salutare in questi casi.Anche chi non lo dovrebbe sapere lo sa e quindi quando s mangiucchi qualcosa con fare satollo dici no grazie e ti sottrai a gare da pantagruel beh…sei scusata.ti sorridono un po’ imbarazzati e quasi disturbi L affondo della faccia nel sugo in un orgia di spaghetti e polpette in fuga dal piatto. Non sanno che io me la godo ohhh si felice del mio bicchiere di vino pera e formaggio. 🙂

    • Riuscire a trasformare una cosa del genere in una scusa per sfuggire ai doveri della tavola è qualcosa che solo una persona come te poteva fare. Meriti la mia stima.

      Per quanto riguarda vino pera e formaggio…. sto aspettando un paio di ospiti per dar fondo a delle bottiglie di vino che tengo in fresco. E’ una riserva intoccabile. Nel senso, è quello che rimane di un travaso che ora è stato sigillato e lasciato ai posteri (dove per posteri intendo me stesso tra un cinque sei anni).

      • Ospiti molto fortunati … 🙂 chissà’ come sarà’ Rocco tra cinque anni…mio padre mise via del vino per la mia laurea quando lo stappammo era …una schifezza…ironia ..talvolta non bisogna aspettare.ascolta…ti auguro che tu abbia un ospite inatteso e così’ meraviglioso da anticipare la tirata..di collo!

  3. Io ho il grave difetto di una scrittura fin troppo succinta. Io, quando è festa e mangio tanto, lo scrivo così:
    “è festa. Ho mangiato tanto”.
    Proprio non ci riesco a spiegarlo con una selva di vocaboli inutilmente complicati e autocompiaciuti. Il tuo è un talento. Dovresti darti alla politica.

    • Di consigli lavorativi me ne hanno dati tanti e in tanti. Chi premeva per medicina, altri filosofia. Poi ci stavano quelli che mi consigliavano un futuro ingegneristico, altri pure matematico. I più saggi mi hanno invitato a darmi all’ippica. Per quanto riguarda una carriera politica, devo dire, mai nessuno mi aveva invitato a seguirla. Anzi, chi mi conosce discretamente, o crede di conoscermi bene, mi ha sempre sconsigliato di candidarmi. Dice che non ho il carattere. Ora che si è levata una voce fuori dal coro, tuttavia, valuterò l’opportunità, così come ho valutato tutte le altre che mi sono state presentate.

      Tanto per cambiare, Rosanna, hai nuovamente colto nel segno. Esagero sempre, per esprimere semplici affermazioni o squallide evidenze mi butto in degenerazioni grammatiche. Utilizzo vocaboli complicati che potrei sostituire per ottenere frasi molto più godibili dal lettore e magari di senso compiuto. E mi compiaccio. Mi diverto a scrivere certe porcherie.

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