Mi sento osservato.
Questo genera sensazioni contrastanti. Piacevoli e meno, d’irritazione e imbarazzo. Il motivo di tanta confusione è nell’imperscrutabilità degli altrui sguardi, nella mia totale incapacità di comprendere le motivazioni che hanno portato quelle persone a fissarmi, a renderle curiose. Mi ritrovo perciò a scovare facce che si voltano improvvise, a dissimulare un movimento in atto, per non cadere nell’accusa di giudici inopportuni. Altre volte restano imperturbabili nel loro stato, senza che alcuno dei muscoli facciali si tenda o si rilassi, fino a quando la loro opera investigativa non si è conclusa. Restano infine le occhiate fugaci, quelle che incontri mentre cammini lungo un marciapiede, o sei fermo che fumi una sigaretta, e chi ti passa affianco non può fare a meno di colpirti in pieno volto con un’indagine tanto breve quanto profonda. E puoi solo sperare in un animo perturbabile per riuscire a discernere l’idea che quegli occhi hanno realizzato.
Uno dei motivi per cui sono vittima di queste attenzioni possono essere i capelli perennemente spettinati, in disordine, senza alcun traccia della minima cura (pur sempre puliti, sia chiaro). Ho provato più di una volta a dar loro un atteggiamento più piatto, impersonale, comune, ma il tempo necessario e le mie vacanti capacità di acconciatore mi hanno fatto desistere del tutto. Se a questo si aggiunge una barba perennemente incolta, lunga più del dovuto, la mia apparenza potrebbe di certo essere un motivo sufficientemente valido per cui meriti lo sguardo colmo di biasimo di qualche sconosciuto.
Vi è poi quella sensazione permanente di essere fuori luogo. Una sorta di corpo estraneo, non appartenente all’ambiente in cui staziono e in cui comunque non riesco a mimetizzarmi. Evidentemente questa sensazione ha un effetto empatico sul circondario e lo rende quanto meno incuriosito dalla mia presenza, soprattutto se prolungata nel tempo. Contrariamente a quanto ipotizzabile la curiosità non scema, piuttosto si acuisce sino a raggiungere un valore costante, fenomeno dovuto alla incredulità che qualcosa come me possa resistere tanto in un habitat a cui non appartiene.
Mi pare evidente che tutto quanto ho appena detto deve essere frutto della mia immaginazione. Che nasce da un ego eccessivamente sviluppato o da un bisogno di attenzione perverso e maniacale. Devo essere vittima di manie persecutorie. Oppure convinto di essere fuoco di quelle ellissi di cui si parla nelle leggi di Keplero.






