Il posto sbagliato

La mia terribile abitudine di sedermi in un posto vuoto senza badare troppo a chi occupa il sedile affianco mi ha di nuovo messo in imbarazzo. O meglio ha creato disturbo, che giuro, è stato del tutto involontario. Mi ha colpito in particolar modo il tempo impiegato perché tu potessi ritrovare il giusto spazio vitale, quello che io, col mio atteggiamento irrispettoso della sfera di pudore e compostezza da cui era avvolta, ho occupato. I minuti passati nella ricerca di una posizione consona a te e agli oggetti di cui facevi uso in quei frangenti sono parsi un’eternità. Eternità che in realtà si è rivelata tale. Solo la ricezione di una telefonata ha acquetato le tue movenze così come la frenesia da cui eri presa. A quel punto, quando un po’ di pace sembrava essere tornata nella lurida e fredda carrozza che ci ospitava, ho iniziato a far caso a dei particolari che avrebbero dovuto mettermi ben prima in guardia dal disturbare la tua persona. Il libro che con tanta dedizione eri impegnata a leggere, era fregiato da un titolo dei più complessi. Parole esotiche raccontavano di argomenti aulici e a me, lo confermo, sconosciuti. Non mi meraviglia l’aver creato un tale trambusto, certe letture necessitano concentrazione assoluta. Mi correggo: certi studi. Come dimostrato dall’abbondante uso di evidenziatore giallo fluorescente, si era presi a sviscerare il più recondito significato delle parole stampate. Ben poche, in verità. Lo spessore del saggio era misero. Valutazione ardita e sgarbata la mia, di certe materie non può che esserci una conoscenza preliminare e ridotta. E la necessità di ricerche, la formulazione di teorie con relativa dimostrazione sperimentale non può che passare da pochi coraggiosi, nelle cui fila hai senza ombra di dubbio scelto di entrare. La shopping bag di vernice rosa e griffata col nome di una nota università privata ha dato il colpo di grazia. Mi meraviglio di come non l’abbia notata immediatamente. Se il mio occhio fosse stato più attento, meno stanco (so che è una flebile scusante) avrei di fatto allontanato le mie membra per garantire un margine maggiore alle tue capacità.

Il vero cruccio, infine, risiede nei motivi che ti hanno portata su un mero regionale. Sono certo che è stato un caso, magari veicolato da forze da cui sarebbe impossibile resistere. Mi preme augurarti che non debba più sottostare a certe situazioni ed evitare di condividere il viaggio con chi non riesce ad avere alcun rispetto o a mostrare la minima decenza nei confronti della tua persona.

il posto sbagliato

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29 risposte a “Il posto sbagliato

  1. Bellissimo pezzo.quanto e’ vero.io sono L evidenziatore la borsa figata lo spezza fame mangiato con pudore la bottiglietta che spunta ma ho il sorriso più vero che ti avrebbe costretto a parlarmi.peccato per lei….

  2. ciao Rocco, tutto ok?
    ti suggerisco di scrivere, prima o poi, un libro sulla varia umanità che affolla i treni, hai una capacità descrittiva veramente eccellente, molti sceneggiatori farebbero bene a leggerti.

    visto che sei un frequentatore di locali, cerco di strapparti un sorriso…

    avventore: “ehi barista, lo sai che questo posto è veramente fico?
    barista: “sì ma potrebbe essere meglio se la donna delle pulizie non fosse una lavativa”
    avventore. “che aspetti a licenziarla?”
    barista: “è mia moglie”

    TADS

    • Tutto bene TADS, solo un po’ impegnato.

      Un libro sui transumanti ferroviari sarebbe un gran bel colpo. Spero solo di non ritrovarmi pendolarai imbufaliti sulla porta di casa.

      Grazie del sorriso. 🙂

  3. mah…non so che dire…
    A volte troviamo scortesi i comportamenti di altri…forse la loro poca disponibilità è dettata da disturbi interiori difficili da decifrare.
    In questi casi l’indifferenza è di rigore
    Un saluto 🙂

    • In quel momento non era mia intenzione fare una seduta psicanalitica. 🙂 magari la prossima volta metto in atto una strategia diversa ed interventista. Del tipo: “hai un problema?”. Non penso reagirà benissimo… 😀
      Ricambio il saluto.

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