Compagni involontari di viaggio

Ho di fronte a me seduta una donna. Alta, non c’è dubbio. Non avendola vista in piedi non posso fare stime precise ma raggiunge quantomeno il mio metraggio. Sono stato preso da un po’ di sonnolenza e mi ha svegliato un colpo del sandalo sinistro sulla caviglia quando aveva già preso posto. Scusa, mi viene detto. Ma ho le cuffie, ascolto musica che metto un po’ a riconoscere, e intendo la parola proferita leggendole il labbiale. La bocca le viene incorniciata da un rombo e la cosa mi incuriosisce. Sembra tenere le labbra in quella figura volontariamente ma dopo un po’ di tempo che mi sta di fronte intuisco sia una conformazione naturale. Tenere i muscoli facciali tanto a lungo tesi costerebbe una paresi anche al mimo più esperto. Il viso sembra proiettare una piramide, tanto per rimanere nel campo della geometria euclidea, la cui cima coincide con la punta del naso. Nonostante la scarsezza della descrizione, il risultato non è sgradevole. Piuttosto diventa una peculiarità che salta rapidamente all’occhio. Non ho modo di definirne precisamente l’età. I grandi occhiali da sole, di quelli che una quarantina d’anni fa si sarebbero detti d’osso, le mimetizzano magistralmente i natali. Potrebbe essere sotto i trenta, così come avere una decina di anni in più. Ascolta musica da quando si è seduta e a volte si lascia andare in ondeggiamenti ritmati del capo e muti vocalizzi andando a tradire una compostezza che è evidente tiene molto a mantenere. La coppia di settantenni che riempio il quartetto non parla molto. Quando lo fa é per innescare illazioni su chi vada effettivamente a recuperarli in stazione e per contattare telefonicamente i papabili autisti. Ad un tono di voce non propriamente basso. Le scuse che gli rifilano i chiamati alle armi vanno dai riposini pomeridiani alle ginocchia infiltrate. Balla alimentata dai mondiali in corso, evidentemente. L’uomo si è appena lanciato in una filippica sulla lentezza del treno su cui ci troviamo e sulla possibilità non troppo distante di perdersi il prepartita.
Lo sfogo mi ricorda che io scendo dopo i signori e che l’eventualità di perdermi buona parte del secondo incontro del girone diventa di una concretezza sempre più opprimente col passare dei minuti.

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8 risposte a “Compagni involontari di viaggio

  1. ciao Rocco,
    le labbra a “rombo” mi incuriosiscono, non riesco ad immaginarle, tipo una molletta per stendere tira su il labbro superiore e un’altra tira giù quello inferiore???

    TADS

    ps. ogni volta che ti leggo mi viene voglia di prendere un treno, sono tantissimi anni che non salgo in carrozza

    • L’esempio molletta rende l’idea. E’ una bocca sul tipo quelle disegnate alle brutte e cattive dei vecchi cartoni Disney. Non so se riesco a rendere l’idea con questo esempio fuori tempo.

      Salire su un treno è un’esperienza mistica. Sopratutto se ripetuta con reiterazione diabolica.

    • “Tolgono personalità” è una interpretazione eccellente.

      Il mezzo pubblico è un amplificatore. Rende tutto più interessante, disgustoso o qualunque altro aggettivo ti viene in mente.

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